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Digger: «Volete il comfort della vostra vita insostenibile»

Ed è vero: siamo incapaci di rinunciare alle nostre abitudini, e per questo siamo tutti colpevoli di un cambiamento climatico che è sotto gli occhi di tutti. Digger, il nuovo film di Alejandro González Inarritu, ci dice proprio questo. Ma anche dopo averlo visto nessuno farà nulla
di Maurizio Ermisino 4
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Una mattina Digger Rockwell si sveglia nella sua villa: In pigiama, ma con degli immancabili stivali texani ai piedi, Digger scende nel magniloquente salone della sua reggia, kitsch e ipertecnologica. Su un muro c’è appesa una pala. Quella del primo “scavatore” – è questo che significa Digger – il nonno, che aveva dato vita all’impero petrolifero di cui lui è a capo. Il salone è anche il centro di controllo da cui si collega in tutto il mondo e segue i suoi affari. Quella mattina però è diversa dalle altre. Dalla Groenlandia arriva una terribile notizia: un’esplosione in uno dei pozzi petroliferi sta per causare un disastro ecologico, un enorme iceberg si sta staccando e potrebbe raggiungere il nord dell’Europa. Gran Bretagna e Norvegia sarebbero inondate da uno tsunami.   Digger, così, convoca un vertice con il Presidente degli Stati Uniti (John Goodman) per risolvere la situazione. Digger è un Tom Cruise irriconoscibile e sconvolgente nella caricatura di un uomo d’affari americano, un petroliere. Digger è il titolo del nuovo film di Alejandro González Inarritu, appena arrivato al cinema. È un film da vedere. Ma sappiate che vi farà male.

Digger, il simbolo di un modo di essere di oggi

Il Digger di Tom Cruise è il simbolo di un modo di essere di oggi, di un tipo umano che in realtà comanda il mondo da qualche decennio. È la crasi tra gli affaristi/industriali senza scrupoli e gli uomini politici incuranti del resto del mondo come i George W. Bush e Donald Trump. La volgarità, la supponenza di Digger è la stessa. Digger è uno che si sente al di sopra delle leggi, della morale, della scienza, uno che decide da solo e che va dritto per la sua strada, un superuomo autodefinitosi tale che non ascolta nessuno. Cruise ne fa un ritratto memorabile, un uomo laido, flaccido, viscido. Uno che non si ferma davanti a niente.

America, prima si bombarda e poi si chiede

Digger si muove nell’America di oggi. È il prodotto dell’America, ma allo stesso tempo è chi questa America ha contribuito a produrla. È l’America dove «prima si bombarda e poi si chiede» e che, ci dice «l’America è stata al fianco dell’Europa nella sua ora più buia ed è pronta a farlo di nuovo», una frase che oggi suona molto ironica. Così come è ironico che al centro della storia ci sia la Groenlandia, oggetto dei desideri di Donald Trump.

Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta

Ma Digger un pregio ce l’ha. Quando vuole, certo, non sempre, è uno che dice le cose che non stanno. E così nel momento in cui, in un’arena politica sovraeccitata, parla ai parlamentari europei, dice la verità. «Perché non smetto di trivellare? Perché non volete che io smetta. Volete roba che non vi serve consegnata in due giorni.  Volete la libertà di godervi il confort della vostra vita insostenibile». Attenzione, perché Digger sta parlando a tutti noi. Noi che ci siamo abituati agli acquisti su Amazon (per non dire Shein e compagnia bella) e facciamo sì che le merci viaggino per tutto il mondo con un grande sfoggio di anidride carbonica. Noi che usiamo di continuo l’Intelligenza Artificiale consumando una quantità enorme di energia per alimentarne i server. Tutti noi siamo colpevoli. E, se ora ce ne rendiamo conto, forse è già troppo tardi. In questo senso, fate attenzione al finale indelebile del film, un colpo di scena da non rivelare, ma che dà il senso di tutta l’opera.

Siamo il pubblico plaudente e indignato di un teatrino sul clima

Vi ricordate Don’t Look Up, la commedia di Adam McKay con Leonardo Di Caprio in cui c’era un asteroide che colpiva la Terra e nessuno voleva vedere? Era una chiara metafora della crisi climatica. Il fatto è che nessuno di noi vuole guardare in faccia la realtà. Questo è evidente. E allora anche il cinema, per far passare questo messaggio, deve usare altri registri. Digger usa quelli della satira, della farsa, dal grottesco. Parodia de Il Petroliere di P.T Anderson ed erede ideale de Il Dottor Stranamore, Digger fa ridere a denti stretti. Ma per poco. È duro, doloroso perché parla di noi. Noi che siamo un pubblico plaudente e indignato solo a parole che da 30 anni o più assiste a un teatrino sul clima che è solo forma e nessuna sostanza. Chiediamocelo allora: perché non siamo tutti in piazza? Perché nessuno fa o dice più niente? Dove è finita tutto il movimento di protesta contro il cambiamento climatico?

Photo Courtesy Warner Bros. Pictures

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