Relazioni inseparabili, Sermarini: «L’abbandono dei combustibili fossili è la nostra urgenza»

Ridurre la dipendenza da combustibili fossili, rafforzare la cooperazione internazionale, ribadire la relazione tra giustizia sociale ed ecologia. È il focus del Festival Relazioni Inseparabili in programma a Trevignano Romano dall’11 al 13 settembre. E organizzato da Gea con Alianza Colombia libre de Fracking, Fossil Fuel Treaty Initiative, Emmaus Italia e Rete dei Numeri Pari, realtà che condividono l’urgenza di un approccio integrale

di Giorgio Marota

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I disastri ambientali creano diseguaglianze, così come lo sfruttamento delle risorse è una strada che conduce alla povertà. Mentre alle più alte sfere politiche internazionali c’è chi tiene a tenere ben separate le due questioni, minimizzando la prima e spiegando che per risolvere la seconda sia sufficiente premere sull’acceleratore della crescita, c’è ancora chi individua una relazione forte tra giustizia sociale ed ecologia, tra emergenze economiche e climatiche. È la mission della nuova edizione del Festival Relazioni Inseparabili, in programma a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano, dall’11 al 13 settembre, organizzato da Gea insieme ad Alianza Colombia libre de Fracking, Fossil Fuel Treaty Initiative, Emmaus Italia e Rete dei Numeri Pari, tutte realtà che condividono l’urgenza di cooperare per promuovere e diffondere la visione, la cultura, i linguaggi, le proposte e le pratiche legate a un approccio integrale. Anche quest’anno il tema della tre giorni di formazione sarà l’abbandono dei combustibili fossili, con l’idea di ridurne man mano la dipendenza rafforzando al tempo stesso la cooperazione internazionale. A causa dei venti autoritaristici che soffiano sempre più forti in tutto il globo, la cosiddetta diplomazia climatica sembra spesso una scatola vuota. In molti parlano di clima e ambiente, nessuno intende però davvero apportare soluzioni per invertire la rotta. Ma sono soprattutto i giovani, le associazioni e gli attivisti a riempirla ogni volta di contenuti, provando a superare la barriera che solitamente divide i territori dai palazzi del potere.

L’Iniziativa per il Trattato sui Combustibili Fossili

Il Festival Relazioni Inseparabili di quest’anno arriva dopo un momento particolarmente significativo nella sensibilizzazione sul tema. L’Iniziativa per il Trattato sui Combustibili Fossili, uno slancio che spinge per la transizione verso l’energia pulita per tutti, ponendo fine all’espansione di petrolio, gas e carbone, è diventata nel tempo una vera alleanza. Ne fanno parte Stati, istituzioni accademiche, comunità scientifiche e anime della società civile. Tutti loro, insieme, stanno aprendo la strada a un nuovo strumento giuridico vincolante per gestire l’eliminazione graduale a livello internazionale di questi materiali inquinanti. Un documento di questo genere, con tanto di appigli legali, è necessario per proporre un cambiamento concreto; altrimenti il rischio è quello di trovarsi ad aprire una scatoletta di tonno senza la linguetta. L’obiettivo dell’Accordo di Parigi – limitare il riscaldamento a 1,5 °C – è ancora distante e lo sarà finché non si passerà dall’individuazione del problema alle iniziative messe in campo soprattutto dai giganti dell’economia mondiale, così come i punti dell’agenda Onu 2030 restano bellissimi principi ma ancora complessi da attuare.

Elisa Sermarini (Rete dei Numeri Pari e Gea): «Quando gli impianti sono avviati arrivano l’inquinamento e le malattie, con l’obbligo per le comunità di abbandonare la propria terra. Ecco la relazione tra giustizia sociale e ambientale»

Dal 24 al 29 aprile si è svolta a Santa Marta, in Colombia, la prima conferenza sulla Transizione dai Combustibili Fossili, evento dal quale sono uscite tante proposte ma anche diverse false soluzioni, dallo stoccaggio di carbonio al nucleare. È stato ricordato come il primo passo sia costruire la desiderabilità sociale della riconversione ecologica. La coalizione dei volenterosi (tra loro 57 Stati, di fatto un terzo della popolazione mondiale) si è posta come obiettivo primario il superamento dell’immobilismo dei negoziati ONU pianificando l’abbandono effettivo di carbone, petrolio e gas. «È la nostra urgenza principale e a Trevignano lo ricorderemo. Andare al di sotto di questo target sarebbe solo un palliativo. Forniremo cultura gratuita in un mondo apparentemente senza alternativa alle guerre e al collasso climatico», ci ha spiegato Elisa Sermarini della Rete dei Numeri Pari e della scuola di formazione Gea. Dopo questo appuntamento ne è stato già pianificato un altro, il 14 settembre in Senato, per una conferenza stampa sull’abbandono dei combustibili impreziosita dai risultati di Trevignano.

Da una proposta pedagogica che parta dall’esperienza di Santa Marta per arrivare fino a Tuvalu, un’isola del Pacifico tra le Hawaii e l’Australia, sede della seconda conferenza sulla transizione, all’incontro con Yuvelis Morales Blanco, attivista colombiana che combatte contro i progetti di fratturazione idraulica che stanno colpendo l’America Latina: saranno diversi i momenti di confronto nel corso del festival, al quale parteciperanno 130 persone su 400 domande presentate, rappresentanti di realtà, comitati e associazioni impegnate sui territori. «Tutti i luoghi di estrazione di petrolio, gas e carbone dove abitano delle persone costituiscono ingiustizie e ricatti», ha aggiunto Sermarini. «E quando gli impianti sono avviati arrivano l’inquinamento ambientale e le malattie, con l’obbligo per le comunità di abbandonare la propria terra. Ecco la relazione tra giustizia sociale e ambientale». A causa della crisi, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, entro il 2050 il numero di migranti climatici, costretti alla fuga dai loro Paesi per la desertificazione, la siccità e la predazione di materie prime, potrebbe superare i 215 milioni. Il mondo in questo senso è sempre più interconnesso, come ricorda tra l’altro ogni giorno – con l’impatto concreto sul costo della spesa e quindi della vita – il caso dello stretto di Hormuz, davanti al quale pare stia crollando ogni forma di sovranità finanziaria. Nel frattempo, in Italia la tendenza alla povertà dal 2007 a oggi è triplicata, mentre sono aumentati i miliardari: si stima addirittura che per farne 1 ci vogliano 1,5 milioni di poveri. Per anni ci hanno illuso che crescita economica senza freni e sostenibilità ambientale potessero andare d’accordo o almeno trovare una sintesi. Oggi, sempre di più, bisogna scegliere da che parte stare.

Relazioni inseparabili, Sermarini: «L’abbandono dei combustibili fossili è la nostra urgenza»

Relazioni inseparabili, Sermarini: «L’abbandono dei combustibili fossili è la nostra urgenza»