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DISABILI. LA VITA È COME UN ORTO, E DUNQUE… COLTIVIAMOCI
Coltiviamoci

DISABILI. LA VITA È COME UN ORTO, E DUNQUE… COLTIVIAMOCI

DISABILI. LA VITA È COME UN ORTO, E DUNQUE… COLTIVIAMOCI

A Monterotondo, attorno ad un orto sinergico, un progetto per il futuro lavorativo di 10 disabili. Che hanno coltivato soprattutto le proprie capacità

Affinché il mondo del lavoro sia sempre più accessibile e aperto alle diversità, c’è bisogno di comunità inclusive e di reti sul territorio efficaci e resistenti. Servono semi che germogliano – soprattutto in un momento complesso come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia – come quello piantato da Il Pungiglione di Monterotondo, insieme alla Cooperativa Sociale Folias, con il progetto ColtiviAMOci.

 

coltiviamoci
“ColtiviAMOci” è un progetto delle cooperative Il Pungilione e  Folias di Monterotondo.

Dieci giovani tra i 18 e i 25 anni con disabilità di vario tipo (intellettivo-relazionale, fisica) hanno coltivato un orto sinergico in uno spazio pubblico, il Parco di Giò, messo a disposizione dal Comune di Monterotondo (in provincia di Roma) tra i palazzi di un quartiere che vuole diventare modello di progettualità ecologica e sociale.

ColtiviAMOci è un progetto finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito del Fondo Sociale Europeo. L’iniziativa, rivolta a giovani adulti con disabilità residenti nel distretto socio-sanitario RM 5.1 (Mentana, Monterotondo e Fonte Nuova) si è posta come obiettivo l’inserimento e l’accompagnamento al lavoro, oltre al sostegno psicologico e a quello che viene chiamato “empowerment”, ossia la conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni.

Situazioni da scongelare

«Questi ragazzi, usciti dal sistema scolastico, non avevano mai toccato con mano il mondo del lavoro» ha dichiarato la referente del progetto, Elisa Roberti. «Abbiamo lavorato allo scongelamento della situazione di stallo in cui vivevano i beneficiari, non per la loro disabilità, ma in quanto neet, cioè persone che non hanno e non cercano un impiego». Sono stati mesi intensi e difficili, durante i quali gli operatori e le operatrici hanno dovuto rimodulare più volte l’intervento: prima in presenza, poi a distanza, poi nuovamente “dal vivo” con le necessarie misure per preservare la salute di tutti. Ma gli ostacoli non hanno fatto perdere di vista l’obiettivo principale: rispondere con proposte concrete, cucite quasi su misura come fossero degli abiti, ai bisogni di questi dieci giovani, accompagnandoli in un processo attivo di inclusione sociale.

 

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L’obiettivo era valorizzare le capacità di ciascuno, oltre ad acquisire competenze

Tre i pilastri di ColtiviAMOci c’è la valorizzazione del concetto di “lavoro di squadra”, alimentato anche grazie a dei laboratori di teatro utili al rafforzamento della consapevolezza di sé nei destinatari. «L’aspetto fondamentale per loro è stato quello di specchiarsi, vedersi attraverso gli altri per capire sé stessi», il commento di Fabrizio Tenna, valutatore esterno del progetto, durante l’evento conclusivo che si è svolto proprio al Parco di Giò mercoledì 14 luglio alla presenza del sindaco della città eretina, Riccardo Varone. «Il lavoro laboratoriale ha permesso loro di comprendere che possono cogliere degli obiettivi attraverso la condivisione con gli altri e infine il lavoro con gli operatori ha dato loro la possibilità di tirare fuori i nodi irrisolti della loro esistenza» ha concluso Tenna.

Felici di aver partecipato a ColtiviAMOci

Benedetta, una delle ragazze di ColtiviAMOci, ha detto di aver «imparato tante cose, ad esempio come funziona il mondo del lavoro o un’azienda agricola».

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“Felici di avere partecipato”. Ora tocca alle aziende e ai servizi territoriali

«Non è stato un periodo facile per nessuno, causa Covid, ma sono felice di aver partecipato», ha aggiunto, «in questo modo ho capito come realizzare alcune cose che avevo in testa, individuando le mie priorità e grazie all’accompagnamento previsto dal progetto ho preso anche la patente».

Per la consigliera della Regione Lazio, Marta Bonafoni, queste sono «storie di vita che ci hanno raccontato i nodi di una nuova idea di socialità, che supera la disabilità per approdare a un’integrazione reale e a una possibilità concreta di futuro lavorativo per tutte e tutti».

A chi tocca adesso

Quella dell’orto è una metafora della vita che si sposa bene con la mission del Terzo settore e dell’associazionismo: attivare delle energie, metterle in campo e organizzarsi come un vero team per far fiorire tanti buoni propositi. Il progetto è formalmente concluso, ma Il Pungiglione e Folias continueranno ad accompagnare i ragazzi nei rispettivi percorsi di crescita. Ora, infatti, inizia la fase dei colloqui con le aziende: alcuni giovani proseguiranno direttamente attraverso dei tirocini, altri verranno presi in carico dai servizi territoriali.

La speranza è che “i frutti della terra” possano permettere ai protagonisti di ColtiviAMOci di mettere in pratica le competenze acquisite negli ultimi 12 mesi e collocarsi in un ambiente complesso e variegato come quello del lavoro. La legge 68 del 1999 promuove al riguardo l’inserimento e l’integrazione delle persone con disabilità attraverso il “collocamento mirato” affidato agli “uffici competenti” individuati dalle varie regioni. Speranza rafforzata dalle tante promesse arrivate, durante l’evento conclusivo, dai rappresentanti istituzionali, regionali e comunali che sono intervenuti a Monterotondo.

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Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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