EMERGENZA FREDDO: QUANTE STORIE DENTRO UNA NOTTE DI SOLIDARIETÀ

Con i volontari della Comunità di Sant'Egidio per aiutare alcuni clochard di Roma a difendersi dall'emergenza freddo. Un viaggio, un intreccio di vite.

di Giorgio Marota

Quando al freddo si aggiunge anche la pioggia, la nottata per un clochard diventa ancora più dura. Si bagnano i prati e dormirci sopra diventa impossibile; per non parlare dell’asfalto che l’acqua la assorbe, ma te la fa sentire tutta addosso, fin dentro le ossa, la mattina dopo. Non dev’essere piacevole con le temperature rigide di questi giorni. Del resto l’emergenza freddo sta facendo vittime in tutta Italia: 8 dall’inizio del 2017, 6 delle quali erano persone senza fissa dimora. Un’emergenza a cui la Comunità di Sant’Egidio ha provato a porre rimedio con delle raccolte straordinarie di vestiti e coperte in varie città d’Italia. A Roma c’eravamo anche noi.

Inizia tutto dalla Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, nel quartiere Trieste, in via Nomentana. Ci accolgono con il sorriso, perché «al volontario non può mai mancare», secondo Francesca, la responsabile di un gruppo di ragazzi e ragazze all’opera dal pomeriggio per cucinare qualcosa di caldo. Stasera c’è la pasta al sugo, insieme ai succhi di frutta e al thè caldo, ma anche una fetta di panettone, perché per molti il classico dolce natalizio è un lusso. «Ne avete buttata giù abbastanza?», chiede con insistenza Francesca ai ragazzi. In strada ci attenderanno almeno 50 persone e l’organizzazione dev’essere meticolosa. Si fanno i conti: 20 al Verano tra i giardinetti e il parcheggio delle roulotte, altre 15 probabilmente al pronto soccorso del Policlinico, poi ci sono da coprire le zone di piazza Bologna, piazzale delle Province e stazione Tiburtina.

Il giro contro l’emergenza freddo

“Il giro” lo chiamano così i ragazzi della Comunità di Sant’Egidio, perché ci si divide in piccoli gruppi e si esce in una vera e propria ricerca dei senza tetto. Accade ogni mercoledì e giovedì, ma stavolta c’è più attesa perché oltre al cibo ci sono le coperte che il quartiere ha raccolto durante questi giorni.

emergenza freddo
Alcuni dei beni raccolti nel quartiere Trieste a Roma per aiutare i senza tetto contro l’emergenza freddo

Dopo di noi arriva un altro gruppo. Sono liceali e lo capiamo subito: «Ma domani ci faranno entrare?», si chiedono due ragazzi. Non c’è acqua nella loro scuola, la mattina sono stati rimandati a casa alle 11.00. Ci chiediamo noi, invece, come mai abbiano deciso di dedicare una serata di freddo e pioggia ad un’iniziativa di solidarietà. Vengono dallo scientifico Righi, terzo anno. Per loro la Comunità di Sant’Egidio significa alternanza-scuola lavoro: «Vorremmo dare una mano a chi non ha nulla. Fare volontariato ci sembrava l’attività migliore tra quelle proposte, alcuni hanno partecipato anche al pranzo di Natale con i poveri», ci racconta uno studente.

La Comunità di Sant’Egidio si occupa degli ultimi dal ’68, quando tra le baracche di Roma si offriva cibo e aiuto, in un progetto che è diventato talmente grande da coinvolgere più di 70 paesi in 4 continenti diversi. Non sono gli unici ad occuparsi dei senza tetto: da segnalare, in questi giorni di freddo, la raccolta di coperte, sacchi a pelo, giacconi invernali, sciarpe, cappelli e guanti della Croce Rossa, che sta battendo il territorio cittadino con le unità di strada e con un camper sanitario per dare assistenza.

Non la solita notte fredda e buia

Prima di uscire c’è una preghiera per i poveri da fare insieme, in una basilica che illuminata dai ceri nella notte ha tutto un altro fascino. I ragazzi della Comunità chiedono a Dio la forza di portare la pace a chi sta vivendo il dramma del freddo e della solitudine.

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Tanti giovani tra i volontari che ieri hanno partecipato al “giro” contro l’emergenza freddo della Comunità di Sant’Egidio

Fuori sta piovendo, ma nessuno sembra curarsene. Ci facciamo guidare da Luca nei giardinetti davanti la basilica di San Lorenzo. Ha 22 anni e viene da Salerno, ma studia a Roma da tre anni e conosce uno ad uno quasi tutti i clochard che vivono qui. Tranne Paolo, italiano sui 50: di lui ha sempre sentito parlare, lo vede per la prima volta. «Ho tante case», scherza mentre accoglie come una benedizione il piatto di pasta che gli diamo, «ma voi avete reso questa notte meno fredda». Più avanti c’è Alì che appena ci vede corre a chiamare un’altra ragazza, il cui nome ci rimane ignoto. Proviamo a chiederlo a lei, ma abbassa subito lo sguardo quando Cristian, volontario che si sta per laureare in storia dell’arte, prova a stabilire con lei una relazione più intima. «Grazie per quello che fate» sono le sue uniche parole. Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla – dice un vecchio proverbio spesso utilizzato – Sii gentile sempre. Ed è questo lo spirito con cui tutti i ragazzi si approcciano ai clochard.

Cerchiamo il signor Maurizio, di solito dorme sulle scale di un edificio abbandonato. Lo troviamo proprio lì, sotto la coperta, accanto ad altri due senza tetto, entrambi stranieri. «Vuole un po’ di pasta?» gli chiediamo con il timore di aver disturbato il suo sonno. Appena ci vede si tira su: «Già sono passati gli altri, ma per favore lasciatene ancora un po’. Sta per arrivare un altro amico, ci piacerebbe fargli trovare una coperta in più e qualcosa da mangiare». Nella sua povertà assoluta è un pensiero che trasuda umanità. Accontentiamo la sua richiesta e con piacere, al nostro ritorno, ci accorgiamo che ha mantenuto la promessa perché lui sta dormendo e la pasta è ancora lì in attesa di un’altra bocca da sfamare. Insieme a noi c’è Luis, una ragazza tedesca di 24 anni. Anche lei studia a Roma, è in Erasmus da Monaco e ha iniziato questo facendosi accompagnare da Nacho, il suo coinquilino catalano. «Ragazzi, vorrei andare a salutare Jasmine», e noi la seguiamo. Jasmine è una donna bulgara di 35 anni che vive in una roulotte. Da giorni non ha più gas, luce e acqua calda. Ha paura, ci dice, perché un signore le ha rotto i vetri in plexiglas in preda ad un attacco d’ira. Il marito l’ha abbandonata da un anno ormai. «Maledetto il giorno in cui sono venuta qui», ricorda con tristezza la donna. «In Abruzzo vivevamo in affitto, lui è un muratore specializzato, ma ha litigato con il datore di lavoro e siamo rimasti senza niente». Ora è sola, è rimasta orfana da piccola e ha solo i ragazzi della Comunità di Sant’Egidio a farle compagnia. Non vuole cibo, ma soltanto chiacchierare un po’. Più avanti, nel parcheggio, c’è una coppia che sta litigando a voce alta. Luca li conosce, va a parlarci, e dopo qualche minuto pare essere tutto sistemato. «Mi chiami domattina per sapere se è tutto ok?», chiede il volontario alla donna. Lei annuisce e insieme al suo compagno rientrano nella roulotte. Se portare la pace era la missione del giro, ce ne andiamo con un sollievo in più e qualche preoccupazione in meno. Anche se dal cielo continua a piovere e sarà stata la solita notte fredda e buia.

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