
CUBO LIBRO E LA PIAZZA SIAMO NOI: QUANDO LA RIGENERAZIONE COINVOLGE LA COMUNITÀ (E METTE RADICI)
Al Festival dell'amministrazione condivisa di Assisi Cubo Libro e La Piazza siamo noi, il patto di collaborazione che a Tor Bella Monaca coinvolge organizzazioni, la parrocchia, la scuola, il VI Municipio, il Dipartimento Ambiente di Roma Capitale e persino AMA. Claudia Bernabucci: «Se prima del Patto nessuno si sentiva in diritto, o libero, di mostrarsi attento al proprio territorio, oggi la presenza costante ha superato il pregiudizio e la diffidenza verso le istituzioni»
04 Aprile 2026
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Passando da Tor Bella Monaca e costeggiando Largo Mengaroni è inevitabile notare un via vai di persone che ogni giorno si muovono attorno a quel cubo di cemento colorato, caleidoscopio di esperienze che la scorsa settimana ha incuriosito e appassionato molti dei partecipanti del Festival dell’amministrazione condivisa di Assisi. Nell’ambito della kermesse, è stata l’unica esperienza romana alla quale è stata dedicata una menzione. Cubo Libro è uno dei primi esempi di collaborazione tra realtà sociali e amministrazioni di questa città, in grado di trasformare un luogo abbandonato e destinato a essere facile preda delle attività criminali di quartiere a «uno spazio che fa spazio», come è stato felicemente soprannominato. Gli abitanti di “TorBella” lo hanno definito «un posto bello dove incontrarsi», «un porto sicuro per chi si sente perso», ma anche «un presidio di sicurezza e legalità». Ci troviamo in una delle zone di Roma più complesse e densamente popolate, edificata negli anni Ottanta con la forza del cemento per rispondere all’emergenza abitativa della città. Questo doveva essere un quartiere all’avanguardia, ispirato ai modelli del Nord Europa, ma una volta chiusi i cantieri i servizi non sono mai stati attivati. Non va dimenticato che qui c’è chi ha dovuto lottare per portare persino le scuole, i presidi sanitari e i lampioni per illuminare le strade. Di biblioteche non c’è mai stata traccia: la cultura, per chi amministra, molto spesso è un optional non incluso nel pacchetto. E allo stesso tempo dà fastidio a chi nutre altri interessi. Così Cubo Libro, soprassedendo anche a qualche tentativo di intimidazione, ha continuato a proporre una vasta quantità di volumi che, messi uno sull’altro, somigliano a tanti piccoli mattoni utili a costruire un futuro diverso. Nel tempo, di esperienza in esperienza, questo spazio si è arricchito di tanto altro.
La piazza siamo noi, Bernabucci: «Un processo virtuoso in un territorio in cui gli abitanti sono vittime di stereotipi ed etichette»
Dai murales dell’artista jemenita Aladin al-Baraduni e di Er Pinto e Mattia Yest Art agli eventi e ai laboratori: in piazza ora ci si confronta, ci si scambia idee e da quando è attivo un patto di collaborazione si prendono anche quelle iniziative dal basso che risolvono o prevengono i problemi. L’occasione per realizzare in concreto la visione del patto La piazza siamo noi è arrivata nel 2023, quando anche Roma si è finalmente dotata di un regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. «Abbiamo coinvolto undici realtà sociali tra cui la parrocchia e la scuola in un processo virtuoso all’interno di un territorio in cui gli abitanti sono spesso vittime di stereotipi ed etichette», ci ha raccontato la presidente, Claudia Bernabucci. Il VI Municipio, il Dipartimento Ambiente di Roma Capitale e persino AMA: le istituzioni sono al fianco di 60 cittadini e cittadine e realtà diverse per mission e struttura, come Gasotto, TBMusic LAB, l’istituto comprensivo Acquaroni, Alberi in periferia, Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, Gruppo Roma 422, Associazione Croma, Compagnia delle Bollicine, la parrocchia Santa Rita, Ciclofficina la Gabbia e Libera contro le mafie. «In un contesto grigio e pluriproblematico, la differenza la fanno ogni giorno le persone che si ribellano a questa condizione», ha aggiunto la presidente di Cubo Libro. È nato e si è strutturato attorno a questo impegno civico il percorso di CRESCO, l’acronimo di Cantiere di Rigenerazione Educativa, Scuola, Cultura, Occupazione, progetto che ha coinvolto anche la Fondazione Paolo Bulgari e il Dipartimento DICEA dell’Università La Sapienza. Il principio che ispira ogni azione è quello della sussidiarietà orizzontale, che ha legittimato i cittadini a prendersi cura, valorizzare e animare la piazza. «Così lo spazio pubblico è diventato un vero bene comune, abitato con consapevolezza e responsabilità».
«Prima del Patto nessuno si sentiva in diritto di mostrarsi attento al territorio. Oggi la presenza costante ha superato il pregiudizio e la diffidenza verso le istituzioni»
Qui c’è spazio anche per la fantasia, ovviamente. Dopo una raccolta di 3.500 euro che diventeranno 7.000 grazie a un meccanismo di raddoppio e co-finanziamento, è stato lanciato un appello a esperte ed esperti di murales per costruire insieme un percorso di arte partecipata che parta dalla realizzazione di giochi ludici e murales. Tra maggio e giugno largo Mengaroni sarà un via vai di artisti come a Montmartre. L’obiettivo è allestire le cosiddette “opere d’arte giocabili”: una campana rivisitata, il gioco dell’oca gigante a terra, la scacchiera umana, dei giardini urbani e, appunto, nuovi murales di benvenuto. Nei mesi scorsi è stato portato avanti con successo anche un progetto di formazione con educatrici, assistenti sociali, maestre, pedagogiste e professionisti del sociale su come promuovere la partecipazione di bambine e bambini dai 0 ai 10 anni nei contesti formali e non formali, chiamato #toy4participation. La storia del Cubo oggi viene raccontata in tutta Italia come esempio di rigenerazione urbana grazie a una missione sociale ben chiara che coinvolge l’intera comunità. «Se prima del Patto nessuno si sentiva in diritto, o semplicemente libero, di mostrarsi attento al proprio territorio attraverso piccoli gesti di cura, e restava in silenzio o chiuso nel proprio appartamento, oggi, in piazza si percepisce un clima attento a quel che succede, si chiedono momenti di confronto o azioni di supporto. La presenza costante ha superato il pregiudizio e persino la diffidenza nei confronti delle istituzioni», ha concluso Bernabucci. Questa storia dimostra che dove c’è una reale e condivisa volontà di cambiamento, quel cambiamento resta e mette radici.
Foto in copertina di Cubo Libro






