GAZA, LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA È RIPARTITA PER RESTARE

La Global Sumud Flotilla è ripartita: la rotta è ancora per la Striscia di Gaza. Da Civitavecchia una delle imbarcazioni è partita in direzione della Sicilia, dove dovrebbe ricongiungersi con le altre barche italiane. Stavolta accompagnerà verso la Striscia medici, psicologi, costruttori, educatori e osservatori umanitari, pronti a restare per contribuire alla ricostruzione

di Maurizio Ermisino

7 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

La Global Sumud Flotilla è ripartita, e la rotta è ancora per la Striscia di Gaza. La nuova missione è partita domenica da Civitavecchia dove una delle imbarcazioni della missione si preparava a lasciare la banchina in direzione della Sicilia, dove tra il 20 e il 25 aprile dovrebbe ricongiungersi con le altre barche italiane prima della fase successiva della mobilitazione. La missione, secondo gli organizzatori, prevede una partenza principale il 12 aprile da Barcellona e il coinvolgimento di oltre 100 imbarcazioni. Perché riparte la Flotilla? Come ha spiegato a Civitavecchia la portavoce Maria Elena Delia, perché l’attenzione su Gaza si è abbassata, quasi oscurata. Nel frattempo, da quando è stato annunciato il cessate il fuoco, sono morti più di 600 palestinesi, quasi il 70% della Striscia di Gaza è sotto il controllo dell’esercito palestinese. I valichi sono al 99% per cento chiusi e non entrano gli aiuti comunitari. «Gaza continua ad essere occupata illegalmente» ha spiegato la portavoce. E non importa se, invece di 100 palestinesi al giorno ne muoiono 10. La situazione è ancora tragica. La Global Sumud Flotilla, allora, parte ancora nel tentativo di rompere il blocco navale e terrestre. Ma, come ha spiegato Maria Elena Delia, stavolta ci sarà anche la volontà di accompagnare verso la Striscia medici, psicologi, costruttori, educatori e osservatori umanitari, persone pronte a restare per contribuire alla ricostruzione. Se davvero, come dicono, siamo in una seconda fase, quella della ricostruzione, ci sono persone che vogliono recarsi lì per dare concretamente una mano.

Global Sumud Flotilla: «Abbiamo rotto l’accerchiamento non a Gaza, ma dentro casa nostra»

Ne abbiamo parlato con Paolo De Montis, veterano della prima missione. In quell’occasione, la Flotilla non aveva raggiunto il suo obiettivo pratico, cioè la consegna degli aiuti umanitari. Ma aveva raggiunto il suo obiettivo ideale: aprire gli occhi al mondo, aumentare la partecipazione e il coinvolgimento dell’opinione pubblica, compiere un movimento nelle coscienze. Di quell’esperienza è rimasta un lascio, un’eredità che non andava dispersa. «Non siamo arrivati a Gaza: immaginavo che non ce lo avrebbero mai permesso, anche se qualcuno di sperava» ci ha spiegato De Montis. «Ma lo scopo era di rompere un embargo navale che è illegale. E lo è tuttora. Perché se è vero che è stata raggiunta la pace, come dicono, e l’esercito da accordi presi dovrebbe ritirarsi, cosa che non mi sembra stia facendo, dovrebbe essere possibile superare il blocco navale. La Flotilla è però stata un grimaldello per tutte le coscienze, che in questi anni, un po’ per pigrizia, un po’ perché i mass media dicevano che tutto andava bene, per tutta una serie di motivazioni e di narrazioni che ci sono state, si erano assopite. Abbiamo rotto l’accerchiamento non a Gaza, ma in Europa, dentro casa nostra, con grandi manifestazioni e una grande partecipazione. Siamo riusciti a smuovere le coscienze, a mettere in difficoltà tutti i governi, anche i partiti politici».

100 barche e una marcia dalla Mauritania

Anche stavolta la Global Sumud Flotilla farà rumore. «Partiranno più di 100 barche. E io credo che questa volta cercheremo di dare una spallata» spiega Paolo De Montis. «I governi europei sono un po’ in difficoltà, tra i problemi della crisi energetica e di scelte scellerate che sono state fatte. Oltre alla Flotilla ci sarà una marcia via terra che partirà dalla Mauritania: partiranno anche medici e personale sanitario. Un’altra marcia via terra doveva passare per il Libano e l’Iran, ma non si farà per evidenti ragioni». «Noi speriamo che nel frattempo l’asse politico europeo cambi. «Qualcosa sta cambiando: la Norvegia ha chiesto delle sanzioni contro Israele, in Irlanda l’ambasciata israeliana è stata chiusa. Qualcosa piano piano si sta muovendo: la compattezza dei Paesi europei non sembra esserci più.  E non è vero che l’Europa è contenta di mandare i propri soldati a combattere guerre che non sono nostre».

C’è una parte di mondo, una grande maggioranza, che ha riconosciuto la Palestina

 L’obiettivo della missione della Global Sumud Flotilla quindi è anche politico. Ma la possibilità in concreto di arrivare a Gaza stavolta c’è? Ci sono più probabilità della volta scorsa? «È cambiato qualcosa?» si chiede insieme a noi Paolo De Montis. «È cambiato il fatto che ora, se dicono che c’è la pace e non mi fanno arrivare, chi è in difficoltà sono gli altri. Se dici che c’è la pace allora non c’è più il blocco navale.  Si riuscirà ad arrivare? Fare previsioni da qui a fine aprile è difficile. Si tratta di capire come evolverà la situazione a livello internazionale. Quello che è successo con la Flotilla ha fatto sì che molti Paesi cominciassero a spingere in modo più deciso per i diritti dei palestinesi. L’effetto maggiore è stato in Sudafrica, uno dei Paesi che ha denunciato Netanyahu e ne ha chiesto l’arresto alla Corte Internazionale di Giustizia. C’è una parte di mondo, una grande maggioranza del mondo, che ha riconosciuto la Palestina. Rimaniamo noi dell’Occidente e qualche staterello. Noi ci stiamo isolando. Dobbiamo bloccare tutta quella intellighenzia politica ed economica che vuole guerre per tutta una serie di situazioni».

La prima nave a partire è la Snap. Tra il 22 e il 25 aprile la partenza dalla Sicilia

La missione è quindi partita con la prima nave. È una nave che ha un grande significato simbolico. «È partita la Snap, la nave che hanno bombardato davanti a Creta, quella che si è dovuta fermare per essere riparata ed è dovuta tornare indietro» ci spiega De Montis. «Dall’Italia, tutti insieme, si dovrebbe partire dopo il 20 aprile, tra il 22 e il 25, anche le varianti sono tante, ci sono stati ritardi per il brutto tempo e l’onda lunga dell’inverno. Si deve dare anche un occhio alla situazione in Medio Oriente, al conflitto che si potrebbe allagare. Stiamo vagliando tutte le ipotesi che potrebbero accadere sul campo. Nel frattempo le barche, piano piano, stanno partendo da Ancona, da Trieste e da altri porti per arrivare verso la Sicilia». «Siamo collegati alle barche spagnole, a quelle tunisine: quando ci danno l’ok dovremmo partire» continua. «Oltre alla Global Sumud Flotilla, ci sarà anche la Freedom Flotilla, quella che allora era partita dopo di noi. E sarà un’unica grande flotta. Se i tempi saranno rispettati, poi la flotta dovrebbe arrivare in 10-12 giorni a Gaza. Allora ci avevamo messo 18 giorni, ci siamo dovuti fermare per i bombardamenti ad altri problemi».

I 10mila comitati per la Global Sumud Flotilla sono ancora in piedi

Paolo De Montis stavolta non sarà sulle navi, dopo 34 giorni, di cui 18 in mare e 4 in carcere, della scorsa missione, stavolta rimarrà a terra e lascerà il posto ad altri.   Ma che accoglienza si prevede, oggi, rispetto a quella della prima missione? «Ad oggi temo che l’accoglienza sarà uguale all’altra volta» ci confessa. Ma l’idea è che ci sarà un’unica grande flotta che unirà chi è in mare e tutto quello che è stato definito l’equipaggio di terra, che dalle strade e dalle piazze sosterrà chi è in navigazione.  «I 10mila comitati nati per la Flotilla sono ancora in piedi e stanno andando avanti» ci spiega De Montis. «Ma fare previsioni dettagliate su cosa avverrà lì in questo momento è difficile».

GAZA, LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA È RIPARTITA PER RESTARE

GAZA, LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA È RIPARTITA PER RESTARE