GENITORI DETENUTI: IL RAPPORTO CON I FIGLI È VITALE

È fondamentale per i genitori e per il loro reinserimento nella società, ma anche per i figli e la loro crescita

di Flavio Mezzanotte

L’iniziativa Fantasia Libera…Libera la fantasia, una giornata di festa e d’incontro figli-genitori detenuti nel carcere di Rebibbia avvenuta il 16 settembre, ha destato l’attenzione degli addetti ai lavori, sensibili ai problemi interni agli istituti di pena, dove è vitale mantenere un rapporto con il mondo esterno, ma probabilmente poco spazio ha occupato nelle agende dei media nazionali. Per questo qui vogliamo focalizzare l’attenzione sulla situazione di disagio biunivoco, che sia i genitori che i loro figli vivono.

genitori detenuti
La locandina della festa organizzata da Vic onlus

Padri e madri che scontano una pena detentiva, spesso faticano a mantenere vivo il legame d’affetto con i propri figli, vuoi per problemi interni ai nuclei familiari o per le resistenze incontrate nel sistema carcerario.
Se il legame con la propria rete sociale viene reciso, spesso il detenuto scarcerato torna a delinquere più di quelli che il legame lo hanno mantenuto. Per questo, ai primi di settembre, è stata firmata a Roma la ratifica del protocollo Carta dei figli di genitori detenuti”, che riconosce la continuità del legame affettivo con il genitore in carcere.
Originalmente creato nel 2014, il protocollo è un documento unico in Europa che impegna il sistema penitenziario a confrontarsi con la presenza del bambino in carcere, se pure periodica, e con il peso che la detenzione del proprio genitore comporta. La sua attuazione è importante anche nell’ottica di un reinserimento del detenuto, una volta che abbia scontato la pena.

I genitori detenuti e le responsabilità

Come ci ha raccontato Daniela De Robert, presidente di VIC onlus e membro del collegio del Garante nazionale diritti persone detenute, la famiglia è una risorsa enorme per quei detenuti che, durante e dopo la fine della pena, mantengono dei legami con i propri affetti. È importante per il loro reinserimento sociale, ma lo è anche in prospettiva futura per i figli, che imparano dal rapporto con i genitori a non commettere crimini in futuro.
Parlando di reinserimento in società, spesso il carcere viene sentito dai criminali come uno strumento di sospensione dalle proprie responsabilità nel mondo al di fuori, una sorta di oblio. Che questi detenuti abbiano obblighi sociali, lavorativi o familiari al di fuori, la struttura carceraria non può e non deve favorire questa sospensione di responsabilità. Mantenere il filo diretto con la propria vita al di fuori delle mura detentive favorisce piuttosto una visione della pena da scontare come un momento di riflessione personale e, nel caso dei genitori, mantiene attiva la loro partecipazione alla vita e all’educazione dei loro figli. Bambini e ragazzi che già soffrono un doppio disagio, prima per la lontananza fisica dai propri genitori e poi per lo stigma sociale che si portano addosso, essendo figli di detenuti.

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C’è una specie di ritrosia culturale nei confronti del problema dei genitori detenuti

Come alcuni casi di eccellenza c’insegnano, negli istituti italiani c’è la possibilità che i detenuti possano usare gli strumenti informatici per instaurare un dialogo telematico con la propria famiglia. Parlare con i propri figli dell’andamento scolastico o avere un colloquio con i loro docenti sarebbe importante per i ragazzi, aiuterebbe mariti e mogli fuori dal carcere a gestire l’educazione della prole e, in ultima analisi, sarebbe un deterrente a tornare a delinquere una volta scontata la pena.
Sembra che ci sia una soluzione facile da proporre in una società iperconnessa globalmente già di suo? Purtroppo no. Per ritrosia culturale o estrema cautela, nei carceri italiani è estremamente difficile che ai detenuti venga concesso l’uso di strumenti informatici per navigare su internet o comunicare fuori dalla struttura.

La situazione a Rebibbia

Nella Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso il dialogo telematico con la famiglia è ancora un miraggio. Nonostante tutto, secondo De Robert, il carcere di Rebibbia è avvantaggiato nella gestione degli spazi, idonei per ospitare un incontro così delicato com’è quello tra genitori e figli. A rotazione, i detenuti possono usufruire di un’area verde dove fare colloqui più lunghi della solita ora a disposizione. Ma i genitori detenuti sono purtroppo tanti e a volte si torna nei vecchi locali per i colloqui.
Parlando di spazi, per alcuni bambini il primo contatto con le istituzioni carcerarie può essere traumatico e per questo un’area verde o, ancora meglio, un’eventuale area gioco dove incontrare il proprio genitore favorirebbe quel rapporto già così a rischio. Un’altro trauma da evitare ai minori è al momento dell’entrata negli istituti, dove i familiari dei detenuti vengono per prassi perquisiti: una pratica che può e deve essere attenuata nei confronti dei bambini. La centralità dell’iniziativa di VIC, così come del Gruppo di studenti universitari di Rebibbia “Libertà di studiare, è rivolta alla tutela del minore.

I possibili interventi nelle strutture penitenziarie

Da un primo screening che Daniela De Robert ha effettuato sul territorio nazionale in quanto membro del Collegio del garante, ci si è accorti della necessità di formare del personale qualificato a moderare il rapporto genitori-figli nei carceri italiani.

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Serve un maggior impegno di tutti per favorire l’incontro tra genitori e figli in carcere

Perché oltre le iniziative e il clima di festa degli open day, ciò che risulta è una scarsa continuità nell’impegno del personale carcerario e nei detenuti a mantenere vivo il rapporto di cui sopra.

Polizia penitenziaria, direttori e detenuti stessi dovrebbero collaborare perché tutto ciò avvenga tutti i giorni, per vivere così il carcere non come semplice reclusione ma come percorso culturale. De Robert spinge molto sul discorso degli spazi verdi o sulle ludoteche. Se proprio non è possibile istituirli per mancanza di zone riqualificabili nella struttura carceraria, si possono rendere accoglienti quelli già preesistenti. Le resistenze e le ritrosie mentali vanno eliminate prima di progettare modalità e costi di una riqualificazione di quegli spazi.

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