
IL BENE È UNA SCELTA. INSIEME CON WILLY, TRA MEMORIA, CUCINA E COMUNITÀ
Sono passati quasi sei anni da quel 6 settembre in cui Willy Monteiro Duarte veniva ucciso a Colleferro. Sei anni in cui un avvenimento tragico è diventato memoria e impegno. Nel racconto di Samuele Chelucci Insieme con Willy, il progetto che trova nella cucina un filo che unisce. L’annuale pranzo di beneficenza di Insieme Con Willy a Palombara Sabina, il prossimo 8 febbraio
03 Febbraio 2026
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Domenica 8 febbraio, presso l’Istituto Alberghiero di Palombara Sabina, si terrà l’annuale pranzo di beneficenza in memoria di Willy Monteiro Duarte, il giovane ucciso a Colleferro il 6 settembre 2020, dopo essere intervenuto in difesa di un amico. L’iniziativa è promossa da Insieme con Willy, organizzazione formata da un gruppo eterogeneo di amici di Willy che, da quattro anni a questa parte, sceglie di ritrovarsi non solo per ricordare Willy, ma per trasformare quella memoria in presenza, condivisione e impegno concreto. Abbiamo avuto modo di confrontarci con Samuele Chelucci, chef ventottenne di Colleferro oggi attivo a Milano. Amico di Willy e suo compagno di studi all’Istituto Alberghiero di Fiuggi, Samuele è anche il fondatore del progetto.

Il filo conduttore che unisce: la cucina
Le radici del progetto nascono già nel 2020, a pochi mesi dal tragico evento. Un’idea semplice, nata in una piazza di provincia, parlando con altri ex studenti dell’alberghiero e fantasticando sulla possibilità di tornare a fare qualcosa tutti insieme. «In quel momento ho capito che l’idea c’era già. Dovevamo solo darle un nome». Da lì, il coinvolgimento della scuola, il recupero di rapporti lasciati indietro, la scelta di mettere da parte rancori personali per un obiettivo più grande. Oggi, ad anni di distanza, lo «zoccolo duro del progetto» è sempre lo stesso. Le difficoltà non sono mancate: dall’assenza di una vera e propria struttura associativa alle disponibilità economiche, fino agli aspetti più strettamente logistici e burocratici. Eppure, i risultati ci raccontano ben altro. Basti pensare che quest’anno i 90 coperti previsti per l’evento sono andati esauriti in soli cinque giorni.
Il progetto ha continuato ad evolversi, trovando nel tempo il suo filo conduttore. Un momento decisivo è arrivato quasi per caso, dal confronto con Iacopo Scascitelli, in arte Dottor Ciappotto, clown-terapeuta e fondatore di Emozionauti. Da quell’incontro è nata una domanda semplice ma centrale: può la cucina diventare un ponte tra realtà diverse? La risposta è arrivata lo scorso dicembre al Policlinico Gemelli di Roma, nel reparto di oncologia pediatrica, durante una domenica prima di Natale trascorsa a cucinare con i bambini. Non solo gioco, ma anche ascolto. Ai bambini infatti è stato chiesto quali fossero i cibi che li facevano sentire a casa, quelli che li confortavano davvero: «C’è chi ha risposto pasta al pomodoro e chi lasagna, e poi abbiamo scoperto che invece il minestrone non piace a nessuno», racconta Samuele sorridendo. Ed è proprio a partire dagli input forniti dai bambini che è nato il menù del pranzo di quest’anno.

Una grande responsabilità
L’idea di riproporre ogni anno una cena o un pranzo nasce da una mancanza profonda: quella di Willy, quasi fosse una forma di esorcizzazione del dolore: «Come fa un vecchio gruppo di amici che si perde per vari motivi, e poi si ritrova e cerca di ricordare una persona che nel gruppo non c’è più». Tuttavia, come ci chiarisce anche Samuele, questo appuntamento col tempo si è trasformato in qualcosa di più grande. Non una semplice commemorazione chiusa nel ricordo, ma un momento di attivismo concreto. A quel punto la memoria diventa una responsabilità: quella di tramandare l’esperienza agli altri, di ispirarli, e soprattutto di fare qualcosa di bello insieme.
Nulla si raccoglie per caso: il bene come scelta
Per chi fa parte del progetto, la beneficenza non si esaurisce nella mera donazione economica, è soprattutto un’esperienza che cambia la vita di chi la vive: «La parte più vera di un’associazione è quella che vivono i ragazzi che ne fanno parte», ci spiega con convinzione Samuele. «Capisci che qualcosa è cambiato quando qualcuno ti dice che grazie a questa esperienza ha vissuto qualcosa che vuole riportare nella propria quotidianità». «Il bene non si raccoglie per caso, è una scelta». Un messaggio che, secondo lo chef, è stato particolarmente importante per i più giovani, soprattutto dopo il periodo del Covid, in un contesto come quello della provincia, spesso segnato da frustrazione nei confronti delle prospettive future: «Bisogna far capire ai ragazzi che esistono occasioni per costruire qualcosa di positivo».
Il futuro: rete, lavoro, comunità
L’obiettivo è chiaro: trasformare il progetto in un’associazione solida, capace di sostenere i ragazzi anche economicamente, creare opportunità professionali e costruire una rete nel mondo della ristorazione: «Mi piacerebbe che diventassimo una community di chef, maître, professionisti, capace di aiutare i più giovani a entrare in ambienti che oggi gli sembrano irraggiungibili». Samuele ci racconta anche di giovani colleghi che, grazie ai legami nati all’interno del progetto, hanno trovato il coraggio di partire e trovare lavoro in grandi città come Milano. «Si è creata una rete che va oltre il pranzo o la cena: durante l’anno ci si confronta, ci si scrive, si cresce insieme. È questo il risultato più importante».
I giovani e il ruolo del microcosmo nel mondo attuale
In un mondo vasto e segnato da conflitti, odio e rassegnazione, il progetto rivendica il valore del “piccolo”. Samuele, ispirandosi alle parole di Gino Strada, ci dice che il mondo non si salva tutto insieme, ma “una persona alla volta”. «Di 90 persone magari riusciremo a sensibilizzarne solo 20, ma quelle 20 potrebbero coinvolgerne altrettante, ed è così che piano piano si ha la possibilità di far esperire a sempre più persone che c’è ancora speranza». I ragazzi, secondo Samuele, sono più pronti degli adulti a porsi domande e mettersi in discussione. E quando un giovane parla a un altro giovane, il messaggio arriva più diretto, più sincero.

Insieme con Willy: il pranzo 2026
La quarta edizione del pranzo solidale consoliderà la collaborazione con Emozionauti tramite la donazione del ricavato al reparto di oncologia pediatrica del Gemelli di Roma. Tra gli ospiti, è prevista la collaborazione di due chef stellati: Chef Daniele Lippi, executive chef di Acquolina Ristorante (Roma), e Chef Gian Marco Bianchi, chef di Al Madrigale (Tivoli, RM).
«Willy oggi è tante cose: è chi torna dal miglior ristorante al mondo in Perù per fare beneficenza, è una scuola che si mobilita, è una madre che ha perso un figlio e che si fida di un gruppo di ragazzi». Da assenza è diventato così presenza viva e costante nelle vite di amici e familiari, incarnando lo spirito più sincero del progetto.






