IL LAVORO PROMESSO. IDEE E PROPOSTE PER REALIZZARLO

Nel libro di padre Francesco Occhetta un'analisi della crisi del lavoro oggi, ma anche le proposte per renderlo libero, creativo e solidale

di Paola Springhetti

Il lavoro promesso  è una lettura utile per chi vuol capire di che cosa si discuterà durante la 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017.

È l’ultimo libro di Francesco Occhetta gesuita, scrittore de “La Civiltà Cattolica” – e anticipa i temi di sui si discuterà durante questo importante appuntamento, il sui titolo è “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale“. Gli aggettivi sono ripresi dall’Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di papa Francesco, nella quale si legge tra l’altro che in un lavoro di questo tipo  «l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita.» (192)

 

lavoro promesso
La Settimana Sociale dei cattolici si volge a Cagliari dal 26 al 29 ottobre

LA QUALITÀ DEL LAVORO. Il libro cerca di rispondere ad una domanda di fondo: riusciamo a trasformare il cambiamento, in cui siamo immersi, da causa di crisi a opportunità di crescita? La risposta a positiva, ma a fronte di un grande impegno per l’innovazione e la ricerca di nuove strade. Un impegno che riguarda tutti: singoli cittadini e rappresentanze politiche, giovani e anziani, profit e non profit, sindacati e istituzioni. Ed anche la Chiesa.

 

Il problema, infatti, non è solo creare lavoro – un lavoro equamente retribuito, che contribuisca a far diminuire  la sperequazione sociale – ma anche di creare un lavoro di qualità. Come abbiamo accennato, ciò che dà dignità al lavoratore è «l’atto del creare»: idea, questa, ben presente nella Dottrina sociale della Chiesa, ma, ricorda Padre Occhetta, anche nel dibattito dell’Assemblea Costituente.

 

I DIRITTI E LE TUTELE. Il lavoro 4.0 ci sfida, con proposte come quella dello smart working, che può risolvere alcuni problemi, ma rischia di far scivolare chi lo pratica nel precariato e nello sfruttamento. Dunque sì, è un’opportunità che va colta, ma insieme ad un sistema di tutele adeguato.

E questo tema porta immediatamente a quello della mission e dell’efficacia dei sindacati, che oggi appaiono in crisi e incapaci di affrontare le nuove forme del lavoro. I sindacati devono trovare un nuovo ruolo sociale, e con esso un futuro e sono i giovani – che al sindacato non si iscrivono – a poterglielo dare. Ribadire l’esistenza dei diritti non impedisce di ripensarli, o meglio di ripensare i modi in cui possono essere difesi.

Ma le singoli soluzioni ai molti problemi del lavoro oggi – dal lavoro casalingo alla questione dell’ILVA di Taranto – si collocano dentro un tema più generale, che è quello del mercato, delle sue regole e di come possono facilmente diventare disumane, creando sfruttamento, disoccupazione, ingiustizia sociale. È questo, alla fin fine, che va ripensato. E la strada ce la indica l’economia civile.

 

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Padre Francesco Occhetta

L’ECONOMIA CIVILE. Ne Il lavoro promesso, Occhetta dedica un capitolo al Terzo Settore, che oggi rappresenta una risorsa fondamentale per il paese, ma che si deve anch’esso rinnovare, affrontando la sfida della produttività, che non è incompatibile con la missione sociale del non profit. Lo spazio che permette di superare l’apparente contrasto tra solidarietà e mercato è appunto quello quello dell’economia civile, all’interno della quale la competitività, che disumanizza il mercato tradizionale, può ridimensionarsi in favore della cooperazione.

 

I GIOVANI. Tra le questioni urgenti, c’è anche quella dei giovani, che come è noto non riescono a entrare nel mondo del lavoro. Tra le cause, secondo Occhetta, c’è la riforma Fornero, che ha irrigidito il mercato del lavoro, relegando molti giovani al sottobosco degli stage e del lavoro nero. «Il mercato», scrive, «non ha bisogno di regole in più e di nuove forme contrattuali, ma di uno Statuto che includa i diritti inderogabili del lavoratore, soprattutto giovane, come la sicurezza sociale, il diritto alla pensione, le forme di conciliazione, la formazione permanente».

E proprio la formazione è un nodo inderogabile per avvicinarsi al lavoro promesso: scuola e lavoro vanno ripensati insieme, perché «se il lavoro entra nel processo formativo, techne e theoria si armonizzeranno e permetteranno a domanda e offerta di lavoro di incontrasi più naturalmente».

Serve quindi un nuovo patto intergenerazionale, ma servono soprattutto nuove idee e la capacità di realizzarle, da parte dello Stato, delle imprese, della società.

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il lavoro promessoFrancesco Occhetta
Il lavoro promesso. Libero,creativo, partecipativo e solidale
Ancora/La Civiltà Cattolica 2017
pp. 144, € 15,00

 

 

 

 

 

 

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