ROMA. IL PARCO DEI BAMBINI MONTESSORI ALLA BUFALOTTA: OGGI L’ULTIMO GIORNO. MA COSA È SUCCESSO?

Questa mattina eravamo al Parco dei Bambini Montessori che, in Via della Bufalotta, apriva per l’ultima volta ai bambini. Un ultimo giorno arrivato all’improvviso e senza spiegazioni, né per le 115 famiglie coinvolte, né per gli insegnanti, ora senza un lavoro. Dai genitori: «Una settimana infernale, molte questioni ci sono sembrate pretestuose». Dagli insegnanti: «Se ci fosse stata la volontà della direzione, questo posto si sarebbe potuto salvare». L’assessora Ilari: «Come rete di comunità educante abbiamo cercato di fare il massimo». Intanto la scuola è chiusa nel silenzio

di Giorgio Marota

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 Il fulmine a ciel sereno arriva di lunedì. «Si comunica con grande dispiacere che l’asilo interromperà la propria attività, essendo intervenuta da parte del Municipio III la revoca delle autorizzazioni al funzionamento nonché la risoluzione della convenzione. Ultimo giorno di frequenza di bambini e dipendenti 20 febbraio. Cordiali Saluti». Nessuna spiegazione ulteriore, nessun confronto né preventivo né tantomeno successivo con le 115 famiglie alle quali il messaggio è indirizzato: una notifica di posta elettronica, poi il silenzio è calato sul Parco dei Bambini Montessori, in Via della Bufalotta, una piccola oasi di pace incastonata nel verde della periferia nord-Est della Capitale. La scuola chiude. All’improvviso, senza troppe avvisaglie per chi non mastica il legalese. Chiude come fosse un esercizio commerciale. E in qualche modo sparisce pure dalle mappe. Il sito web ha cessato di funzionare quasi all’istante, le pagine social sembrano svanite nel nulla, le maestre e le educatrici sono rimaste senza lavoro (e con l’ultimo stipendio da incassare, chissà quando), mentre i genitori sono stati costretti a trovare per i loro piccoli, vittime disorientate di questa vicenda, una soluzione alternativa in poco tempo. Il mistero di un istituto che comprende l’asilo nido privato e convenzionato e la scuola dell’infanzia, anch’essa privata, con l’approccio pedagogico-scientifico montessoriano, basato sulla convinzione che i bambini siano costruttori attivi del proprio apprendimento, è così risaltato alle cronache cittadine e non solo.

Tra i genitori: «Abbiamo vissuto una settimana infernale perché è stato promesso che alcuni bambini sarebbero stati ricollocati, e non è così facile»

Al Parco dei Bambini sembra di essere in aperta campagna tra ulivi, pini e querce. È un luogo isolato dal trambusto della città, anche se il Grande Raccordo Anulare scorre a pochi passi costeggiando un quartiere a forte rischio gentrificazione. Sulla bacheca affissa nella segreteria della scuola c’è un articolo del Trova Roma pubblicato in data mercoledì 14 ottobre 1992. «“Aiutami a fare da solo”: è la frase invito che meglio rispecchia l’importanza che Maria Montessori attribuiva alla conquista dell’autonomia sensoriale e psichica», si legge. «Il Parco dei bambini salva in pieno lo spirito del metodo, ossia il profondo rispetto per il bambino e per il delicato processo della sua crescita […] i campi sportivi, il parco giochi e le piscine ne fanno una scuola comoda, ma non una scuola di comodo». Tutto questo patrimonio è già andato perso, con la chiusura odierna. Siamo stati lì stamattina, all’orario di ingresso, e abbiamo visto genitori quasi in lacrime. «È davvero l’ultimo giorno?», domanda la piccola A. a sua mamma. «Me lo chiede da quando abbiamo provato a spiegarle che avremmo cambiato scuola, oggi è davvero l’ultimo giorno», ci racconta la signora. «Ci vediamo oggi pomeriggio», l’invito che due papà si rivolgono con lo sguardo complice e un po’ nostalgico. «La verità è che qui stiamo bene, siamo stati sempre bene», ci racconta uno di loro. «Abbiamo vissuto una settimana infernale perché è stato promesso che alcuni bambini sarebbero stati ricollocati, e non è così facile. Noi ci sposteremo verso Grottarossa, ma sarà un viaggio dato che abitiamo qui vicino. Un posto così non si trova tanto facilmente, lo spostamento sarà uno shock per nostro figlio».

Parco dei Bambini
Al Parco dei Bambini Montessori sembra di essere in aperta campagna tra ulivi, pini e querce. È un luogo isolato dal trambusto della città, anche se il Grande Raccordo Anulare scorre a pochi passi costeggiando un quartiere a forte rischio gentrificazione

Tra gli insegnanti: «Se ci fosse stata la volontà della direzione, questo posto si sarebbe potuto salvare»

Sono le 8.30, il sole inizia a riscaldare l’erba sulla quale per l’ultima volta i piccoli dell’infanzia usciranno per giocare accompagnati da quelle maestre che, a detta di tutti, hanno svolto il loro lavoro con professionalità fino alla fine. «Abbiamo attivato una colletta per aiutarle», ci confida un signore. «Se ci fosse stata la volontà della direzione, questo posto si sarebbe potuto salvare», è la testimonianza un’insegnante. Ma per quale motivo la scuola ha messo i lucchetti? Tutto è cominciato il 9 giugno del 2025, con un esposto presentato alla procura della Repubblica da un anonimo che si è presentato come «un genitore di bimbo frequentatore e dipendente della struttura». Sono 28 le persone che lavorano qui, un centinaio, come detto, le famiglie. Tra i genitori nessuno è riuscito a individuare la figura che possa essersi sentita danneggiata. Da qui il primo sospetto che in questa vicenda ci sia qualcosa che non torna. Ma torniamo all’esposto. Con la denuncia, sono state evidenziate diverse situazioni: locali senza l’altezza regolamentare, mancato rispetto delle normative edilizie, vitto spesso non conforme alle norme igienico-sanitarie, mancanza di telecamere, attrezzature non protette, rete di protezione degli spazi interni obsoleta, parcheggio non a norma, assenza di uno specchio all’uscita della scuola per rendere visibile il transito su Via della Bufalotta, numero di addetti alla vigilanza insufficiente e mancato controllo dei certificati medici che attestino l’avvenuta guarigione al ritorno a scuola dei bambini colpite da patologie.

Tra i genitori: «Molte questioni ci sono da subito sembrate pretestuose»

«Molte questioni ci sono da subito sembrate pretestuose» è il pensiero di alcuni genitori. L’Asl Roma 1 ovviamente si è attivata e il 17 giugno ha compiuto il primo di diversi sopralluoghi. A inizio settembre, il 3 per l’esattezza, si è attivata pure la direzione tecnica dell’ufficio disciplina edilizia del Municipio, accertando violazioni urbanistiche. Due mesi dopo, la stessa direzione ha notificato l’ingiunzione alla rimozione, entro 60 giorni, di opere abusivamente realizzate negli anni: accatastamenti e tettoie, ma anche piccoli interventi di muratura senza autorizzazione. L’attività didattica non si è fermata, nonostante i controlli continui e lo svolgimento di qualche lavoro per ripristinare la regolarità. La scuola aveva, tra l’altro, pendenti tre domande di condono, la prima risalente al 1985. Nonostante ciò, la Regione ha dato il riaccreditamento nel 2023 e il Municipio si è accordato per il convenzionamento per i bambini del nido a fine settembre 2025 per l’anno in corso, quando l’esposto era stato presentato e i primi controlli già effettuati. A far pensare che tutto stesse andando per il verso giusto è stata probabilmente la mail inviata dalla scuola il 12 gennaio alle ore 16.00 circa. «Anche per quest’anno, grazie al lavoro dei vostri bambini e bambine e delle insegnanti – si legge – si è arricchito sempre più il patrimonio di relazioni, competenze e possibilità custodito in questa piccola scuola, ed è per tutti noi importante preservarlo e farlo crescere». Da qui la richiesta di pagare già l’iscrizione per il prossimo anno, 250 euro da versare entro il 30 del mese (poi si sarebbero aggiunte le rette da 470, 520 e 570 euro a seconda dell’orario) pena il ritorno del posto vacante, con tanto di svolta didattica all’orizzonte: «Il prossimo anno educativo 2026-27 la scuola sarà per tutti bilingue, di conseguenza tutti i bambini frequentanti svolgeranno le lezioni di inglese quotidianamente e la retta mensile comprenderà anche il costo del corso di inglese». Poco più di una settimana dopo, il 21 gennaio, il Parco dei Bambini comunicava alle famiglie l’incertezza circa «l’apertura nel mese di luglio 2026» poiché «si dovrebbero effettuare dei lavori strutturali», mentre il 26 il Municipio attestava come «i precedenti atti non risultano rispondenti allo stato dei luoghi riscontrato in sede di sopralluogo e sono da intendersi pertanto decaduti.

Perché questo silenzio?

A dispetto delle numerose comunicazioni, la scuola non ha prodotto alcuna memoria né presentato titoli a sanatoria, eppure, come detto, diversi interventi li aveva condotti. Perché, dunque, questo silenzio? Arriviamo così al 30 gennaio. In quella data, constatata la mancata corrispondenza tra lo stato dei luoghi e quanto dichiarato nelle planimetrie, alla luce di quelle che il Municipio considera «altezze non conformi in alcuni ambienti inferiori a 2.40 m, condizioni igieniche dei locali scadenti, importanti segni di degrado per quanto riguarda gli infissi, oltre a materiale accatastato e o in stato di abbandono e degrado delle coperture degli spazi esterni», è stata determinata la sospensione del servizio e la decadenza delle autorizzazioni al funzionamento del nido privato e in regime convenzionato. Con la strutturata avviata alla chiusura, il 5 febbraio l’istituto ha informato le famiglie di un sopralluogo che però aveva «confermato la regolarità». «Hanno sottovalutato il problema, oppure hanno finto che andasse tutto bene e non so cosa sia peggio. La cosa più triste è che ci rimettono i bambini. Alcuni avevano appena finito l’inserimento, tutti si troveranno sballottati da un posto all’altro in una fase così delicata della loro crescita», la preoccupazione di una mamma.

L’assessora Ilari: «Come rete di comunità educante abbiamo cercato di fare il massimo»

Queste le tappe che hanno portato al “fuori tutti” del 16 febbraio, seguito dalla doppia beffa di un ricorso al Tar prima annunciato e poi ritirato. C’è chi sostiene che la proprietà della struttura non abbia i fondi da dedicare agli ultimi lavori, altri parlano di debiti per 600mila euro. Intanto, le maestre sono rimaste senza lavoro e senza risposte e la direttrice Alessia Bilotta, che abbiamo contattato, ha preferito non commentare i fatti accaduti. Il Municipio invece delle risposte le ha date. «C’erano molti abusi edilizi nella struttura, la Asl aveva chiuso la mensa condizioni igienico-sanitarie precarie e le prescrizioni non sono mai state rispettate», ha spiegato la vicepresidente e assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del III Municipio, Paola Ilari. «Durante le vacanze natalizie avrebbero potuto mettersi in regola, hanno fatto il 10-15% di quello che gli è stato chiesto. A quel punto la Asl ha revocato le concessioni igienico-sanitarie». Alla luce del parere dell’azienda sanitaria locale e del dispositivo di chiusura della direzione socio-educativa del Municipio, Roma Capitale ha stracciato la convenzione. Ilari rigetta con convinzione l’accusa di aver lasciato i bambini per strada: «Il 5 febbraio abbiamo subito convocato le famiglie dei 50 bambini che sono in convenzione. Volevamo rassicurarli che avremmo trovato posto a tutti. Tra loro, 47 sono stati reinseriti in altre strutture del Municipio, tre hanno rinunciato. All’incontro hanno partecipato anche i privati, che non intendevamo abbandonare. Ci siamo attivati anche per loro con una procedura di emergenza, è stata fatta una ricognizione con gli istituti della zona che potevano ospitare altri bimbi, quasi tutte le famiglie però hanno preferito non affidarsi all’istruzione pubblica. Come rete di comunità educante abbiamo cercato di fare il massimo, dotandoci di tutti gli strumenti per accogliere i bambini nei servizi comunali e statali. Non c’era nessuna voglia di chiudere questo servizio educativo, di fronte a quanto si manifestava dalle carenze non si poteva però fare altrimenti».

Nidi a Roma: una situazione preoccupante

Nel frattempo, la situazione degli asili nido a Roma continua a preoccupare associazioni e sindacati. «Sono al collasso a causa della carenza cronica, e ormai insostenibile, di personale educativo», l’allarme lanciato da Usb-Roma Capitale, che proprio nei giorni scorsi ha scritto al Comune per chiedere un incontro urgente. Lo scorso anno il Campidoglio ha annunciato un piano assunzioni che dovrebbe riguardare 765 persone, 277 educatrici dei nidi e 488 insegnanti delle scuole dell’infanzia, che si sommano alle 240 assunzioni (120 e 120) già concluse nel corso del 2025. «Questa situazione compromette quotidianamente il funzionamento dei servizi, la qualità dell’offerta educativa e il rispetto delle condizioni minime di sicurezza e di tutela per bambine, bambini, lavoratrici e lavoratori», la denuncia del sindacato.

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