l'autodifesa delle donne

L’autodifesa delle donne, Stefanelli: «Ribaltiamo la narrazione delle vittime fragili»

Dagli ecofemminismi alla nonviolenza, dalle prospettive postcoloniali alla giustizia riproduttiva, una riflessione storica sulle pratiche femministe per affrontare il presente. Stefanelli: «L’idea è promuovere l’autodifesa come mobilitazione e reazione collettiva». Con Giuridicamente Libera e Società italiana delle storiche una serie di incontri alla Casa del Municipio Roma I Centro di Via Galilei
di Antonella Patete 4
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Conoscere le radici storiche e culturali della violenza e delle strategie di autodifesa femminile per sviluppare consapevolezza, promuovere la prevenzione culturale e immaginare nuove risposte alla violenza nel presente. Parte da questa considerazione il progetto L’autodifesa delle donne. Una storia imprevista, un ciclo di sette incontri pubblici organizzati da Giuridicamente Libera Aps, in collaborazione con la Società italiana delle storiche (Sis) e con il contributo della Regione Lazio. «Il nostro obiettivo è riscoprire la storia delle pratiche di autodifesa femminile, superando la narrazione delle donne come vittime fragili», spiega Ester Stefanelli, coordinatrice del progetto. «L’idea di fondo è quella di promuovere l’autodifesa non come un fenomeno strettamente individuale, ma come una mobilitazione e reazione collettiva delle donne per le donne, volta a contrastare il patriarcato e la violenza di genere». Non a caso, il primo incontro, in programma per il 20 ottobre alla Casa del Municipio Roma I Centro di Via Galilei è condotto dalla ricercatrice Laura Schettini e s’intitola “Il sesso debole? Sull’importanza storica (della categoria) dell’autodifesa”.

 

Fare luce sulle esperienze storiche per ribaltare la narrazione dominante

Valorizzare la cultura delle donne, ponendo al centro le pratiche e le strategie messe in campo nel corso del tempo, del resto, significa rafforzare la consapevolezza delle disuguaglianze di genere e contrastare quella stessa narrazione storica che rappresenta le donne esclusivamente come vittime passive. «Ribaltare la narrazione dominante vuol dire sfidare la rappresentazione storica delle donne come soggetti fragili e indifesi, mostrando come siano state invece parti attive e protagoniste di meccanismi di autodifesa in contesti difficili e ostili», prosegue Stefanelli. «Far luce su un bagaglio di esperienze e lotte storiche poco conosciute o del tutto sconosciute è utile anche a comprendere la realtà attuale, a riappropriarsi della storia. Perché riflettere sulla storia ci aiuta a capire chi siamo oggi».

L’autodifesa delle donne: sette modi di parlarne 

Il programma si sviluppa da ottobre ad aprile 2027 con incontro al mese. Ogni appuntamento affronterà il tema dell’autodifesa delle donne con storiche provenienti dalle principali università italiane, secondo prospettive e angolature differenti. Il 26 novembre Lorenza Moretti approfondirà le origini e le trasformazioni degli ecofemminismi, esplorando il legame tra le lotte per i diritti delle donne e quelle per la tutela dell’ambiente. Il 14 dicembre Nadia Maria Filippini parlerà delle mobilitazioni femministe contro lo stupro negli anni Settanta e Ottanta, ricostruendo una stagione di lotte che ha contribuito a trasformare il dibattito pubblico sulla violenza sessuale. Il 18 gennaio Paola Stelliferi tratterà di giustizia riproduttiva e attivismo femminista in una prospettiva globale, mentre il 2 febbraio Catia Papa si concentrerà sul contributo dell’antimilitarismo femminista alle lotte per l’emancipazione e la costruzione della pace. Il 1 marzo Vinzia Fiorino guiderà una riflessione sul pensiero di Angela Davis e sui rapporti tra Black Power, femminismo afroamericano e prospettive postcoloniali. A chiudere il ciclo, il 20 aprile, sarà Sara Borrillo, con un incontro dedicato al rapporto tra femminismi e Islam, tra teologia, pratiche di emancipazione, attivismo e produzione culturale. Gli incontri si svolgeranno prevalentemente presso la Casa del Municipio Roma I Centro. L’appuntamento del 26 novembre sarà invece ospitato dal Metropolitano Urban Center Roma, in viale Manzoni 34.

Incontri per tutti e un podcast per chi non potrà seguire gli incontri in presenza

«Si tratta di appuntamenti rivolti a tutti, con l’obiettivo di far arrivare questi racconti e queste riflessioni a un pubblico il più ampio possibile», sottolinea Stefanelli. «Gli incontri mirano a coinvolgere e a mettere in rete una pluralità di soggetti interessati a contrastare il patriarcato e la violenza di genere, tra cui le istituzioni, le associazioni, i singoli cittadini interessati, il mondo dell’accademia e della ricerca e i centri antiviolenza». È prevista, inoltre, la realizzazione di un podcast in sette episodi, ciascuno dedicato a uno dei temi affrontati nel corso degli incontri, con l’obiettivo di ampliare la diffusione dei contenuti e raggiungere un pubblico più vasto e diversificato, in particolare i giovani e le persone che non vivono a Roma.

La memoria, lotta e contrasto

Il percorso non si esaurisce in una riflessione accademica. Conoscere la storia, infatti, può aiutare a interpretare il presente e a individuare strumenti utili per affrontare la violenza nella vita quotidiana. «I temi trattati all’interno degli incontri non si discostano poi così tanto dalla situazione che anche noi di Giuridicamente Libera, come associazione femminista che gestisce i due Centri antiviolenza Martina Scialdone e Angela Merlin, tocchiamo con mano ogni giorno», osserva la coordinatrice. «Ci aiuta, cioè, ad affrontare le tante difficoltà che ancora oggi incontriamo e che possiamo superare solo grazie a un approccio sistemico». Un esempio è quello della cosiddetta vittimizzazione secondaria, che si verifica tutte le volte che «una donna vittima di violenza, nel corso di un processo, si trova a dover spiegare com’era vestita e perché, cosa ha fatto o cosa non ha fatto per suscitare nell’uomo una reazione violenta», aggiunge. Perché, come scrive l’associazione sui social, «non c’è contrasto alla violenza senza memoria, senza sorellanza e senza formazione politica».

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