
MEDITERRANEO. DON MATTIA FERRARI: «QUELLA DEL MARE È UNA TRAGEDIA A DUE VOLTI»
«Inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle». Così un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi da Mediterranea Saving Humans con Alarm Phone, EMERGENCY, Medici Senza Frontiere, Open Arms, ResQ People, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee. Intanto continua ad aumentare il numero dei corpi restituiti dal Mediterraneo. Don Mattia Ferrari: «Il problema è il continuo mettere a rischio i diritti. Accade in mare, ma anche altrove, come a Gaza»
16 Febbraio 2026
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È di tre settimane fa la notizia dell’ultimo naufragio nel Mare Mediterraneo, nei giorni del ciclone Harry, di cui non ha parlato nessuno, soprattutto i governi di Malta e Italia. Il 2 febbraio scorso è stato rettificato il numero di morti da parte di Mediterranea: non 380 come riferito in un primo momento, ma più di mille. E mentre i numeri dei corpi restituiti dal mare continuano a crescere così velocemente da diventare – troppo tardi – notizia a suon di espressioni come “cimitero Mediterraneo” o “scie di cadaveri”, di un tema che sta davvero rischiando di diventare chiacchiericcio continuano a parlare le Ong come Mediterranea Saving Humans, fondata da Don Mattia Ferrari nel 2018 dall’indignazione di fronte alle migliaia di morti nel Mediterraneo e dalla politica dei porti chiusi. «Prima si salva, poi si discute» è il motto dell’organizzazione non governativa che da sei anni salva tante vite nel Mediterraneo. E non solo: dice le cose come stanno.
Con Alarm Phone, EMERGENCY, Medici Senza Frontiere, Open Arms, ResQ People, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee, Mediterranea Saving Humans ha diffuso nei giorni scorsi un comunicato contro le nuove norme sul salvataggio e l’accoglienza dei migranti: “Dopo la Legge Piantedosi e il Decreto Flussi arriva un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del Governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare. Il disegno di legge che approderà in Parlamento rischia di fare dell’Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali. Le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri” — in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia — e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali. Il risultato è una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani”. Così nel comunicato, in cui si denuncia come “inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterrano e le persone che tentano di salvarle” e si annuncia che “Le ONG continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l’Europa e gli Stati membri, senza eccezioni”.
Don Mattia Ferrari: «Quella del mare è una tragedia a due volti»
Quando parliamo di migrazioni e naufragi parliamo del diritto a una vita migliore. Ma, prima di tutto, del diritto alla vita, del diritto a non morire in mare. «Il problema è questo continuo mettere a rischio i diritti, ed è tanto che si è cominciato a farlo». Così Don Mattia Ferrari, che avevamo incontrato in occasione dell’ultima edizione di MULTI – Viaggio alla scoperta delle culture e cotture che ci uniscono, e che, “colpevole” di solidarietà, che ormai è considerata sovversiva, aveva subito nei mesi scorsi una serie di pesanti attacchi sui social media. «Accade in mare, ma anche altrove, come a Gaza. Quella del mare è una tragedia che ha due volti. Quello dei naufragi e quello dei respingimenti: persone fatte catturare in mare, e respinte, in Libia, nei lager, o in Tunisia, dove vengono vendute o mandate nel deserto. Mediterranea è nata per affermare che ogni persona ha una dignità e la dignità di ogni persona deve essere al centro della nostra vita. Non basta più andare in piazza a protestare. Dobbiamo praticare noi quello che gli Stati non stanno facendo. Non è un’opera di disobbedienza civile. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno fatto le leggi internazionali, uno dei passi avanti più grandi nella storia dell’umanità, e lo hanno fatto per noi. La nostra è obbedienza civile a quelle leggi. E disobbedienza morale. Perché purtroppo oggi l’individualismo è diventato la morale dominante e c’è una difficoltà a creare una solidarietà di classe tra persone che soffrono la stessa disgrazia. Il neoliberismo è un immaginario culturale. E tutti ce l’abbiamo dentro. Pensare agli altri, nella migliore delle ipotesi, è un peso. Rispetto a questa morale dominante, bisogna fare disobbedienza morale». Sono parole forti, ma perfettamente condivisibili. Che ci portano a parlare ancora una volta del primato del diritto, del primato della persona. «Ma è disobbedienza morale solo se siamo tutti insieme» precisa Don Mattia Ferrari. «Solo così possiamo portare avanti una rivoluzione e spezzare l’egemonia culturale del neoliberismo. È già realtà, ma dobbiamo lottare insieme: la sfida che abbiamo davanti è grande».
Noi li soccorriamo, loro ci salvano
«Se sono salito a bordo della Mare Jonio è tutta colpa dei migranti, sono anche loro ad avermi evangelizzato» ha dichiarato il cappellano di bordo. «Noi li soccorriamo, loro ci salvano» è un altro motto di Mediterranea. Ce lo ha raccontato Don Mattia. «Molti nostri attivisti e attiviste si sono resi conto che le relazioni erano in qualche modo relazioni salvifiche» ha spiegato. «Pensiamo di non aver bisogno di essere salvati, invece siamo una realtà che soffre. Abbiamo bisogno anche noi di relazioni con le persone escluse, che hanno un’altra cultura, che ci restituiscono il senso profondo della nostra esistenza». Come ci ha sempre detto Papa Francesco, che Don Mattia ricorda, «la realtà della vita si vede sempre dalle periferie».






