
MIGRANTI: IL BUSINESS DEI CAS CRESCE MENTRE CALANO I CONTROLLI
I CAS nel Lazio ospitano ormai oltre l’81% dei migranti accolti. E a dominare sono pochi grandi gestori privati: solo Medihospes controlla quasi la metà dei posti Cas di Roma. I dati smentiscono la retorica dell’“emergenza”: ActionAid fotografa un sistema di accoglienza sempre più in crisi
12 Maggio 2026
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Chi osserva i fenomeni migratori tramite la lente scientifica dei dati evidenzia diritti garantiti a intermittenza, eccezioni trasformate in metodi di lavoro e una tendenza, sempre più comune, a rendere l’accoglienza da infrastruttura di tutela a dispositivo di filtro, smistamento e contenimento. Questi sono i tempi in cui la società civile assiste, inerme o quasi, all’avanzamento del “for profit” nella gestione amministrativa e allo spostamento della frontiera da linea di confine esterna a ostacolo interno ai territori; chi raggiunge l’Italia non trova soltanto un muro all’ingresso, ma tante piccole o grandi barriere in tutto il percorso che lo attende nei centri.
Il report: continua la visione emergenziale dell’immigrazione
Nel quadro offerto da ActionAid, grazie al report La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026, si rafforza la visione emergenziale dell’immigrazione, materia di cui si occupa sempre di più il governo a colpi di decreti e sempre meno il Parlamento, delegato ormai – come su tanti altri aspetti – a un ruolo legislativo subalterno. È sufficiente ricordare che lo stato di emergenza «per l’eccezionale incremento dei flussi migratori» è stato dichiarato l’11 aprile del 2023 per sei mesi e poi prorogato altre tre volte fino a esaurire, due anni dopo, il limite massimo previsto dalla Protezione civile; non si è però mai arrivati, pur con la chiusura formale di quel regime transitorio, a una vera programmazione ordinaria. Non a caso, il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio 2026 si colloca già dentro l’orizzonte del nuovo Patto Europeo Migrazione e Asilo e del Regolamento Rimpatri, incentivando l’esternalizzazione delle procedure, condizionando le prestazioni di accoglienza alla permanenza nel centro e rafforzando i meccanismi di revoca.
Non troppi, ma mal gestiti
Alla luce di questi aspetti, la questione migratoria non sembra interrogare quasi più la dimensione quantitativa della vicenda. Gli immigrati, insomma, non sono troppi. Semmai, a creare disagi è il modo in cui viene gestito l’intero apparato. Solo nel Lazio 10.520 presenze si trovano nei CAS, i centri di accoglienza straordinaria di competenza delle prefetture. Un numero che rappresenta l’81,7% del totale degli accolti, cresciuto notevolmente rispetto al 70,2% del 2018. I Sai, i centri degli enti locali, accolgono 2.363 persone, appena il 18,3%. Il confronto è emblematico perché i Cas, per legge, dovrebbero essere attivati solo in via straordinaria a causa della mancanza di posti negli altri centri.
Una concentrazione anomala nelle grandi strutture romane
Secondo Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni di ActionAid, «nel Lazio i numeri smentiscono la narrazione del governo. A essere emergenziale è la forma assunta dal sistema: meno SAI, che resta la soluzione che porta all’inclusione, a fronte di più CAS, cioè centri che dovrebbero essere considerati “eccezionali” con grandi strutture concentrate nell’area romana, gestori sempre più dominanti e assenza di controlli proprio dove si amministrano migliaia di posti». A mutare in modo sostanziale, infatti, è anche l’assetto del sistema: nei piccoli centri i posti diminuiscono (-30,7%) e a velocità doppia calano pure in quelli considerati di media dimensione (-61,9%), mentre si assiste a una concentrazione anomala nelle strutture grandi (+62,1%) e molto grandi (+36,7%), respingendo in questo modo la visione di un’accoglienza personalizzata.
Sempre più “for profit” e pochi controlli
Ma c’è di più: oltre alla concentrazione dei posti, è sempre più evidente quella relativa all’influenza dei gestori. Medihospes, da sola, controlla il 44,5% dei posti CAS a Roma e il 27,2% di quelli nell’intera regione. A Viterbo c’è un solo operatore, Ospita Srl. I primi 10 gestori del Lazio arrivano a coprire il 60,5%, a dimostrazione di quanto il peso del “for profit” nell’immigrazione sia ormai strutturale. Nella Città metropolitana si concentra oltre la metà dell’intera accoglienza dell’intera ragione, dove ben 85 strutture sono oltre il 120% della capienza nominale. A Roma e provincia il 77,1% dei posti è nei CAS e le presenze sono 6.909 a fronte di 6.780 posti. In riferimento al solo territorio del comune, la concentrazione aumenta ulteriormente: 4.117 presenze a fronte di 4.104 posti. Il quadro è critico persino sotto il profilo dei controlli: nell’ultimo anno le strutture della Prefettura di Roma non sono mai state raggiunte da ispezioni. Anche Frosinone (1.628 posti) e Latina (1.323 posti) non hanno ricevuto controlli nel 2024, mentre Rieti e Viterbo restano tra le più monitorate, nel primo caso 74 strutture su 158 (46,8%) e nel secondo 30 su 34 (88,2%). A conti fatti, l’82,3% della capacità CAS regionale non è stata mai controllata nel corso di un anno intero.
I migranti sono lo 0,23% della popolazione residente
La conclusione messa nero su bianco nel report è che «in Italia non c’è alcuna emergenza immigrazione». Le 134.549 persone accolte nel nostro Paese al 31 dicembre 2024, 2.357 in meno del 2023, equivalgono allo 0,23% della popolazione residente e in sette casi su dieci finiscono nel circuito dei CAS, con i SAI fermi al 24,7% e la prima accoglienza residuale al 3,4%. Anche qui, concentrazioni su larga scala e for profit dominano la scena. Basti pensare che le imprese con scopi di profitto hanno più che raddoppiato i posti gestiti in Italia: erano 7.089 nel 2022, sono 14.813 oggi. Guardando alla geografia dell’accoglienza, si nota infine una sorta di ripartizione per funzioni. Il Mezzogiorno concentra 51.440 posti, pari al 35,2% della capienza complessiva, raccogliendo il 78,5% della prima accoglienza e il 53,1% della capacità SAI. Nel solo Nord-Ovest, invece, si concentra circa il 30% della capacità CAS nazionale. In altre parole, il Sud assorbe una quota decisiva delle strutture di frontiera e del secondo livello pubblico, il Nord-Ovest – con il supporto decisivo del Centro – regge invece una parte rilevante dell’ossatura straordinaria.






