
FUORI NON È ANCORA COSÌ. MIRIAM D’AMBROSIO RACCONTA IL MONDO IN UNA CLASSE
Da quasi vent’anni Miriam D’Ambrosio insegna in un Centro di formazione professionale a Treviglio. I suoi alunni rappresentano il mondo in una stanza. I giorni, le fatiche, le speranze condivise Miriam D’Ambrosio li racconta in “Fuori non è ancora così. Voci da una classe multietnica”. «Storie, nomi, accenni, disagi. Niente di nuovo per noi, ma nuovi sono loro e unici nel loro dolore e nel loro talento»
29 Agosto 2025
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Con l’inizio del nuovo anno scolastico, 937 docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua entreranno in servizio nelle scuole: 751 alle scuole primarie e secondarie di primo grado, 186 alle superiori, per un supporto agli studenti di origine straniera, in particolare a quelli appena arrivati nel nostro Paese. 99 (il 9,1%), lavoreranno nel Lazio, seguendo la mappa delle aree con maggiore incidenza di alunni con cittadinanza non italiana (che nel 2024/25 erano 864.425, il 12,2% del totale), mentre 182 saranno assegnati in Lombardia.
Fuori non è ancora così. «Combattere la dispersione scolastica è dovere, fatica, missione, necessità»
Da quasi 20 anni Miriam D’Ambrosio, originaria di Sora (Frosinone) ma trapiantata a Treviglio (Bergamo), insegna Italiano e Storia in un Centro di formazione professionale, dove i suoi alunni «Saranno operai metalmeccanici, operai alle macchine utensili, specializzati. Diciotto giovani uomini che sono il mondo in una stanza. Manca solo l’Oceania. In tre anni i rappresentanti dei quattro continenti hanno vissuto bene tra di loro. Più o meno, sono riusciti a convivere, a conoscersi, in qualche caso a frequentarsi diventando amici. È stato così per Jonathan e Moustafa, un ecuadoriano e un senegalese. Anche se è più semplice fare gruppo con chi ha le stesse origini (la maggior parte delle volte è così), la vita di classe ti obbliga al senso di comunità, lo rafforza o lo crea, favorisce contatto, scambio. E uno scambio c’è tra Aldo e Luca, Albania e Italia». Lo racconta in Fuori non è ancora così. Voci da una classe multietnica, pubblicato da Rubbettino. Un volume che, una volta tanto, non mette in luce le criticità ma la bellezza di questa diversità, anche se impietosamente i dati del Rapporto Invalsi 2025 snocciolano un -22,6 punti in italiano per gli studenti stranieri di prima generazione e -13,3 per le seconde generazioni. E se la dispersione scolastica media a livello nazionale è scesa sotto il 10%, fra gli alunni non italiani supera il 30%. «Qualcuno non tornerà perché ha superato il limite di assenze. Combattere la dispersione scolastica è dovere, fatica, missione, forse, e, certamente, necessità. Qualche volta, con amarezza, registriamo fallimenti. Quest’anno, il banco di Milko, ragazzino serbo-croato, altissimo e con la faccia da bambino, sarà vuoto, anzi no, non è corretto dire così: sarà riempito da un’altra vita. Milko non l’ho più visto. Qualcuno l’ha incontrato davanti al cimitero a mendicare insieme al padre, con gli occhi bassi e un accenno di sorriso», scrive la professoressa.

«Il talento c’è sempre, anche se siamo distratti o non lo afferriamo»
Eppure D’Ambrosio riferisce che i migliori tornitori e autoriparatori leggono Shakespeare, pur venendo da Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Marocco, Egitto, Algeria, India, Pakistan, Filippine, Ecuador, Albania, Romania. «C’è un filippino che non conosce l’italiano, un pakistano amico di due fratelli che già frequentano la scuola e due fanciulli italiani, cresciuti insieme dalle elementari e, pare, vivacissimi. Ci si sofferma su due fratelli: situazione familiare difficile, servizi sociali costantemente all’erta. Storie, nomi, accenni, disagi. Niente di nuovo per noi, ma nuovi sono loro e unici nel loro dolore e nel loro talento. Perché il talento c’è sempre, anche piccolo piccolo, anche se non lo vediamo, non siamo in grado di scoprirlo, siamo distratti o non lo afferriamo. Succede». Succede a settembre e in ogni mese dell’anno: «Eccoli qua, li ho davanti, finalmente. Sorridenti, imbronciati, irriverenti, educatissimi, lontani, pensierosi, distratti, attenti, ipersensibili, strafottenti. Un’estate intera senza leggere né fare compiti, un “ammutinamento” vero (ma qualcuno fedele al capitano c’è sempre) che penalizza soprattutto i ragazzi con maggiori difficoltà nella lingua italiana, che siano di madrelingua oppure no». Alcuni, «quando sono arrivati qui, conoscevano pochissime parole di italiano (il 50 per cento erano insulti). Altri non riuscivano a concentrarsi in una classe rumorosa, scomposta, e si bloccavano, rigidi e muti, fissando il foglio, l’astuccio, il diario o il muro, cercando ispirazione disperati o fuggendo, vuoti». Eppure la speranza è dietro l’angolo o dietro un banco, basta saperla cogliere con uno sguardo attento e un cuore aperto: «Raccontare la bellezza dell’essere umano non è solo una scelta, è necessità. Lo stupore deve accompagnarci, è una specie di guida che non dà mai niente per scontato». E nell’infinita routine ogni giorno è diverso proprio grazie agli alunni: «Da diciotto anni salgo queste scale e arrivo presto. Anche stamattina mi avvio verso il secondo edificio dove sono le aule dei più grandi, non solo futuri esperti di macchine a controllo numerico, ma futuri informatici e futuri autoriparatori, innamorati dei motori. Questi ultimi sono i miei ragazzi, quasi una legge del contrappasso per una che non guida. (…)Eccoli qua: entrano, salutano, firmano, mi chiedono come sto perché sanno che odio la nebbia. Ma il grigio è fuori».
In copertina foto di Johnny Cohen su Unsplash
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Miriam D’Ambrosio
Fuori non è ancora così. Voci da una classe multietnica
Rubbettino, 2025
pp.170, € 16,00
