L’EUROPA È LONTANA? COSÌ CSV LAZIO LA AVVICINA ALLE ASSOCIAZIONI…

Costruire partenariati, dare supporto alla redazione dei progetti, formare volontari... Le tante linee di impegno per sostenere la progettazione europea

di Giuliana Cresce

Secondo recenti dati statistici, le organizzazioni del Terzo settore rappresentano uno dei pilastri del tessuto economico, culturale e di welfare del nostro Paese; è un settore dinamico, in continua crescita, che risponde ai bisogni crescenti dei cittadini e valorizzando i beni comuni. Queste realtà, oltre a generare più del 4% del PIL italiano, costituiscono di fatto la principale realtà produttiva del Paese nei settori dell’assistenza sociale, delle attività culturali e sportive. Impegnate nell’affrontare nuove e crescenti richieste sociali con fondi pubblici ormai insufficienti, le realtà del Terzo settore hanno necessità di ricercare e attivare risorse finanziarie provenienti da più fonti.

Negli ultimi anni i finanziamenti pubblici a livello locale sono diminuiti e, per certi versi, sono di non facile accesso alla gran parte delle piccole organizzazioni. I programmi europei promuovono lo sviluppo di modelli di intervento in grado di prevenire o contrastare le problematiche sociali; nonostante ciò, i bandi europei sono poco utilizzati, ma si guarda a Bruxelles come una opportunità.

 

IL RUOLO DI CSV LAZIO. Per quanto importante sia la dimensione economica del Terzo settore, la risorsa principale è rappresentata dall’attivazione gratuita per l’interesse generale dei cittadini – l’impegno volontario. Come Centro di servizio per il volontariato del Lazio, da molti anni abbiamo scelto di non entrare in concorrenza con loro, ma di metterci a disposizione, li dove è fattibile, per fornire alle organizzazioni del Terzo settore, prevalentemente organizzazioni di volontariato – e in generale associazioni di base a prevalente (o esclusivo) lavoro volontario –, quella cornice necessaria ad assicurare i requisiti formali di accesso – capacità gestionale, amministrativa, finanziaria – alla progettazione europea, in aggiunta a quanto invece le stesse organizzazioni sono in grado di sviluppare in risposta ad un bisogno di una specifica utenza in un determinato territorio.

Una delle grandi sfide, che abbiamo sostenuto, è stata con un gruppo di associazioni costituite da Rom e Sinti, che si sono rivolte a noi per affrontare il delicato tema dei matrimoni precoci delle adolescenti Rom e Sinti in Italia. Un processo lungo e complesso, che ci ha portato a lavorare con persone di etnia Rom e Sinti estremamente preparati e motivati ad intervenire nel ruolo di mediatori diretti con tali popolazioni in Italia (Roma, Milano, Pavia, Torino, Isernia). Sono stati loro stessi ad attivare contatti e partenariati con associazioni Rom e Sinti sorelle in Austria, in Croazia, in Romania e in Bulgaria.

Un lavoro lungo, costruito su quello che loro stessi potevano costruire, con il vantaggio di parlare “alla loro gente” di cui conoscevano perfettamente usi, costumi, tradizioni, e, soprattutto, difficoltà legate già solo al fatto di parlare con le donne di un tema così delicato e prevalentemente culturale. Già il coinvolgimento di donne che parlano ad altre donne ci è sembrava una sfida! E così è nato Marry When You Are Ready, finanziato nell’ambito del programma Daphne, durato 2 anni e che ha portato alla redazione di un documento in cui si è sottolineata l’importanza della scolarizzazione, del superamento della precarietà abitativa, di un vero processo di inclusione, considerando che viviamo ancora il problema del superamento dei campi rom e una generalizzata segregazione abitativa.

Al di là dei risultati del progetto, molto apprezzati anche a livello europeo – dove è stato ed è ancora oggi condiviso dagli stessi rappresentanti delle Associazioni Rom coinvolte e preso in considerazione dalle istituzioni europee ben oltre la fine formale del progetto – il progetto ha rappresentato una crescita, l’acquisizione di una nuova consapevolezza sul  ruolo che ciascuno ha nella società e, di conseguenza, il cambiamento che possono generare.

 

progettazione europeaCOSTRUIRE PARTENARIATI. Il ruolo come CSV è quello di offrire la cornice di garanzia all’interno della quale le organizzazioni del terzo settore possono raccontare, condividere, crescere, scambiare buone prassi e acquisirne nuove, puntando alla progettazione europea. È successo con il progetto Marry When You Are Ready, succede nell’ambito del Programma FAMI – fondo indiretto – con le associazioni che si occupano di servizi in favore degli immigrati; nell’ambito del programma Europa per i Cittadini, dove abbiamo fatto un lavoro coinvolgendo l’Esquilino e in particolare il mondo del Polo Intermundia che fa capo alla Scuola Di Donato, in un percorso di rigenerazione urbana, di confronto con altri Paesi europei su come coinvolgere i cittadini stranieri che vivono gli spazi urbani senza creare o alimentare fenomeni di emarginazione (emarginazione che tocca sia il cittadino straniero, ma anche il cittadino residente che spesso sente di subire determinate scelte), il cui partner scientifico è stata l’Università di Venezia. Sempre nell’ambito di Europa per i cittadini, abbiamo coinvolto le scuole superiori in un percorso di conoscenza della guerra della ex Jugoslavia, portando una rappresentanza degli studenti nei luoghi della storia. Lo facciamo nell’ambito del Programma Erasmus KA2, sviluppando piattaforme per la formazione delle figure strategiche nell’ambito delle organizzazioni di volontariato e sull’emersione e validazione delle competenze maturate in contesti non formali e informali.

 

SU COSA LAVORARE. Ci impegna e ci coinvolge non poco! Ma è necessario perché è solo facendo queste esperienze concrete che si può maturare, fare curriculum affinché poi altri enti possano considerare le associazioni all’altezza. Lavoriamo molto sulla formazione dei volontari e delle figure che nell’ambito delle organizzazioni si occupano di progettazione: formazione di base, avanzata, presentazione delle linee di finanziamento – dirette e indirette – proprio per avvicinare questi due mondi. E, in più, rientra tra le nostre finalità anche il supporto nella redazione delle proposte progettuali, nel trovare i partner da coinvolgere a livello europeo.

Rispetto ad alcune barriere tecniche, che impediscono o complicano l’accesso ai fondi, come CSV poco possiamo, ma sicuramente lavoriamo per costruire progettazioni che puntano verso l’innovazione sociale, che sappiano coniugare radicamento territoriale e proiezione europea.

Su questo tema non solo è necessario continuare la strada di conoscenze e crescita avviata da tempo verso le organizzazioni del Terzo settore, è altrettanto fondamentale interloquire con gli stessi enti pubblici, che troppo spesso non sono preparati sulla materia ignorando e quindi di conseguenza negando la possibilità alle realtà più piccole di beneficiare. Lo stesso discorso vale per il mondo accademico: i ricercatori in genere hanno idee – positive, ma vaghe e parziali sul volontariato e il Terzo settore…

CSV invece ha proprio questo come patrimonio specifico: solo quest’anno servizi a più di duemila associazioni. Se è vero, come dicono, che la parola chiave del prossimo settenario è SINERGIA, unita a CAMBIAMENTO, facciamo SISTEMA. Il Terzo settore c’è, una buona parte è preparato e pronto alle nuove sfide sociali che i nostri tempi ci presentano.

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

 

 

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