TERZO SETTORE, TRA TRAGUARDI RAGGIUNTI E QUESTIONI APERTE

Mentre l’iter attuativo della Riforma va concludendosi, il quinto rapporto Terzjus fotografa lo stato dell’arte di un terzo settore in accelerazione. Tra i numeri in crescita e le spinte in avanti, restano però anche nodi irrisolti, dal coinvolgimento dei giovani nel volontariato al rafforzamento delle reti associative, al coordinamento tra registri

di Giorgio Marota

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Essere volontario, una scelta personale considerata “nobile” eppure abbastanza invisibile agli occhi di molti. Questa la prospettiva in cui si muoveva quando, dieci anni fa, è stata emanata la legge delega 106 del 2016. “La riforma al traguardo”, come da titolo del quinto rapporto Terzjus, presentato venerdì a Roma, ha in qualche modo posto sotto una luce differente un universo ricco di valori e opportunità. A emergere, infatti, è un comparto dinamico e partecipato che cresce, si innova e consolida di anno in anno il proprio ruolo strategico per il benessere economico e sociale del Paese. Se persino il Presidente della Repubblica ha speso parole di encomio per alcuni degli attori protagonisti di questo mondo – «I volontari sono veri e propri patrioti custodi di un impegno che accresce il patrimonio morale del Paese» – significa che siamo già in una nuova era. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia esistono 4,7 milioni di volontari che producono 84 milioni di ore di lavoro volontario. Il 5% di loro si mobilita soltanto online, il 34% è impegnato sia online sia in presenza, il 42% fa volontariato solo in presenza e il 19% non presta nessuna attività. La fascia di popolazione sulla quale intervenire con azioni più concrete è dunque quella dei “netattivisti”, i più giovani, mediamente più istruiti degli uomini e delle donne delle generazioni precedenti e maggiormente abituati a muoversi nel digitale.

Bellucci: «Rafforzare un modello di welfare tripolare: pubblico, privato sociale e privato»

Ma il terzo settore abbraccia molti altri aspetti che il report ha censito. Tra il 2022 e il 2024, ad esempio, sono aumentati sia il numero di persone che destinano il 5 per mille agli ETS (+1,4 milioni) sia gli enti stessi che beneficiano di tale supporto (ora 69mila), cifre prevedibilmente in crescita pure per il futuro grazie agli effetti dell’ultima legge di bilancio che ha portato il fondo da 525 a 610 milioni di euro. La fiducia nelle realtà associative, in questo senso, è ai massimi storici, tanto che nel 2024 è stato registrato il record di 18 milioni di contribuenti (4 su 10) che hanno deciso di destinare tale misura a un ente del terzo settore. «L’obiettivo è rafforzare un modello di welfare tripolare», ha detto la viceministra del Lavoro, Teresa Bellucci, «pubblico, privato sociale e privato».

Gli enti sportivi dilettantistici e il RASD

Il 2025, secondo gli esperti, è stato l’anno di tre grandi novità: il nulla osta europeo relativo ai nuovi regimi fiscali degli ETS, l’emanazione del decreto 125/2025 sui controlli e l’autogoverno e il lancio in consultazione pubblica del Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, il cosiddetto PANES, ancora in attesa di essere codificato in uno specifico atto normativo. Rispetto alle preoccupazioni manifestate nel resoconto del 2024, i curatori del rapporto hanno evidenziato dei miglioramenti; restano tuttavia delle ombre in particolare sul rapporto tra ETS ed enti sportivi dilettantistici (ESD) e tra i due Registri (RUNTS e RASD) che pur avendo molti caratteri comuni rimangono sostanzialmente universi separati, oltre che su alcuni aspetti fiscali. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, come assicurato dalla sottosegretaria Lucia Albano, ha preso l’impegno di guidare una strategia interministeriale che agirà su quadro normativo, accesso al credito, risorse europee, valorizzazione del patrimonio pubblico e sviluppo delle competenze.

Bobba: Entro la fine del 2026 raggiunta e superata la soglia dei 160mila iscritti al RUNTS

Tra i tanti numeri del report, spicca quello relativo alle associazioni: sono 108.998 in Italia, rappresentano l’85% di tutte le istituzioni non profit e risultano essere la forma organizzativa più diffusa davanti alle cooperative (19.187) e alle fondazioni (3.709), quest’ultime agevolate dalla riforma grazie all’automatismo del procedimento di acquisizione della personalità giuridica e al requisito patrimoniale certo e non troppo elevato (30mila euro). Al Registro Unico Nazionale Terzo Settore risultavano iscritti 113.568 enti nell’agosto del 2023 e in poco più di due anni questo numero è salito a 140.143. Secondo Luigi Bobba, presidente della fondazione Terzjus, entro la fine del 2026 verrà raggiunta e superata la soglia dei 160mila.

Quinto rapporto Terzjus: negli ultimi 5 anni  più 20% di impiegati nel terzo settore

Non può che essere vasto e variegato pure il mondo del lavoro riferito a tale comparto, che conta 817.499 impiegati con un incremento del 20% negli ultimi cinque anni. Pur rappresentando solo il 17,3% degli enti iscritti, le imprese sociali occupano l’85% della forza lavoro, in media 30 persone per ente. Le organizzazioni di volontariato, per citare un esempio, contribuiscono al totale degli impiegati solo per il 4,5% e hanno una media dello 0,96. Il tipo di rapporto preferito, come emerge dal quinto rapporto Terzjus, è quello del lavoro dipendente (93% dei casi), con le donne sempre più al centro (73%) e capaci di raggiungere il picco occupazionale nei servizi sociosanitari (più di 9 su 10), dove ci sono mansioni considerate ancora più adatte, forse per una sorta di pregiudizio, al genere femminile. Tra Lombardia (18,7%), Emilia Romagna (9,8%), Lazio (8,5%), Piemonte (8,2%) e Veneto (7,7%) si concentra oltre la metà dei lavoratori (52,9%), con evidenti sperequazioni tra le regioni del Nord e del Centro e quelle del Sud, dove Sicilia e Basilicata si attestano al 6%. Eppure, in relazione a come vanno le cose nel mondo del lavoro tout court, l’occupazione nel Terzo Settore dà maggiori segnali di salute sia nelle regioni del Sud sia nelle altre aree interne del Paese. Il nodo è ancora quello delle retribuzioni, inferiori del 25-30% rispetto al settore privato tradizionale.

Tommasini: «I CSV sono un ponte. Avremo più responsabilità in termini di controlli e autogoverno e non sarà semplice visti i numeri in aumento»

Una delle novità più rilevanti del quinto rapporto Terzjus riguarda l’amministrazione condivisa: sono stati infatti censiti 3.190 avvisi di co programmazione e coprogettazione pubblicati tra il 2018 e il 2024. «Quest’anno nel rapporto compare finalmente nel titolo la parola “traguardo”» le parole di Antonio Fici, direttore scientifico della Fondazione. «Ma non vuole evocare lo scenario della fine della storia per il diritto del terzo settore, bensì rappresentare il punto di ripartenza». Restano alcuni problemi di coordinamento. «Gli enti sportivi dilettantistici, ad esempio, sono configurati già dalla legge come enti di terzo settore e dovrebbero acquisire in automatico la qualifica. Così i 160mila di cui si parlava diventerebbero 270-280 mila». Anche chi fa profitti ha bisogno del terzo settore. Valgano come esempio quei progetti – sempre più frequenti – di riqualificazione e rigenerazione urbana legati alle opere pubbliche. «Le regole, molto spesso, sono scritte per il mercato. Ma qui si massimizza il bene comune e anche le attività che richiedono profitti non sono ispirate da logiche commerciali bensì volte alla mutualità e alla gratuità», ha spiegato Gabriele Sepio, segretario generale di Terzjus. Per Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, «i centri servizio per il volontariato sono un ponte». «D’ora in avanti», ha aggiunto, «avremo più responsabilità in termini di controlli e di autogoverno e non sarà semplice visti i numeri in aumento». Se la riforma può dirsi quasi completata sul piano normativo, la fase che va aprendosi richiede già nuove risposte come sbloccare i titoli di solidarietà e gli incentivi fiscali per gli investimenti nelle imprese sociali, intervenire strutturalmente sull’IRAP e rafforzare le reti associative e i CSV per accompagnare un’autentica evoluzione dell’attivismo civico.

Il quinto rapporto Terzjus è disponibile qui

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