
REMIGRAZIONE, RETE G2: «LA POLITICA CONTINUA A NASCONDERSI DIETRO GLI SLOGAN»
Una settimana al 25 aprile, Piazza Duomo a Milano, simbolo da oltre ottant’anni della Resistenza e le destre sovraniste d’Europa che chiederanno il pugno duro sui flussi migratori. In una manifestazione che «non un remigration summit, ma la parola non ci spaventa» ha detto Salvini. Mohamed Tailmoun, Rete G2: «Nonostante un clima politico che ha posto altri temi in agenda, andiamo avanti sulla necessità di una riforma»
17 Aprile 2026
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A una settimana dal 25 aprile, la piazza simbolo da oltre ottant’anni della Resistenza diventerà il luogo in cui le destre sovraniste d’Europa chiederanno ad alta voce il pugno duro nei confronti dei flussi migratori. La celebrazione della lotta di Liberazione e gli appelli all’allontanamento forzato degli stranieri sono due immagini dissonanti eppure destinate ad accavallarsi nel tempo e nello stesso luogo, Piazza Duomo a Milano, fotografando con una certa chiarezza dove sta andando il mondo e che rumore fa la pancia delle persone. «La sicurezza prevede espulsioni per chi non rispetta le regole, come anche la revisione dei permessi di soggiorno e di cittadinanza dati a chi commette reati. Non è un remigration summit, non c’è il termine remigrazione, ma è una parola che comunque non ci spaventa», sono state le dichiarazioni del leader della Lega, Salvini. La manifestazione arriva dopo che il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento rimpatri – quello che i critici chiamano il “regolamento deportazioni” – volto a esternalizzare gli allontanamenti, con la conseguente perdita di controllo sulle procedure e quindi sul rispetto della dignità delle persone, sulla base di nuovi standard di cooperazione e adottando un approccio securitario e ancora più emergenziale sul tema.
La proposta Remigrazione e Riconquista e il diritto alla cittadinanza su cui non si va avanti
Questi sono anche i tempi in cui chi lotta per un diritto alla cittadinanza più agile sembra quasi aver perso la speranza di ottenere una legge migliore dello ius sanguinis, mentre si fa largo una proposta di iniziativa popolare chiamata “Remigrazione e Riconquista”, di tenore decisamente opposto. «I tentativi normativi sono fermi alla bocciatura in Senato della riforma voluta dal governo Renzi alla fine del 2017», ci racconta Mohamed Tailmoun della Rete G2, organizzazione fondata nel 2005 da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia che lavora sui diritti negati alle seconde generazioni. D’altra parte, la proposta volta a istituzionalizzare il modello dei trasferimenti più o meno forzati ha raggiunto oltre 130 mila firme e sembra godere di un forte sostegno da parte dell’opinione pubblica. I suoi proponenti prevedono «l’inasprimento delle sanzioni penali e patrimoniali, il potenziamento delle espulsioni e dei rimpatri e specifiche disposizioni per stranieri condannati per reati gravi, inclusa la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione». Si tratterebbe di un vero “Programma Nazionale di Remigrazione” per favorire la cacciata degli ospiti non graditi, anche di quelli “regolarmente presenti” mediante incentivi economici all’allontanamento, il tutto regolato da un patto e da un fondo al quale far pervenire le risorse per organizzare gli aspetti logistici. Il vento americano dell’ICE di Trump soffia forte anche sul nostro Paese. Nei giorni scorsi si è toccato l’apice dello scontro politico dopo l’occupazione della sala stampa di Montecitorio, durante una conferenza dei promotori dell’iniziativa, da parte di 32 parlamentari di Pd, Avs e Movimento 5 Stelle. «Torneremo presto in Parlamento con il triplo delle firme necessarie e vedremo se stavolta non ci faranno entrare», la sfida del presidente di “Remigrazione e Riconquista”, Luca Marsella.
Remigrazione, Marco Brando: «Non è soltanto una parola, ma una spranga lessicale»
Ma cosa significa, davvero, il termine remigrazione? Dietro questo neologismo, entrato nel vocabolario della Treccani nel 2025, rischia di nascondersi un complesso e lucido piano di espulsioni su larga scala di stampo decisamente razzista, ispirato a certi fatti della storia che cozzano coi principi democratici. La riflessione proposta da Marco Brando, pubblicata proprio sul sito dell’enciclopedia, merita un passaggio: «Leggiamo la parola e, lì per lì, ci chiediamo cosa significhi: emigrazione al contrario? Sembra un termine innocuo, ma si tratta di un ritorno forzato di persone immigrate nel loro Paese d’origine. Non è soltanto una parola, ma una spranga lessicale». È quello che gli esperti chiamano “un cavallo di Troia semantico dentro le mura della cultura di massa”: si presenta inoffensivo, poi però costruisce un universo di significati che facilmente si radicano.
Rete G2: «Le seconde generazioni devono ancora fare una maratona per la cittadinanza e quando la ottengono si trovano con gli stessi problemi degli altri cittadini»
«Negli anni ci sono state, oltre alla riforma approvata alla Camera e poi fermata al Senato, vari tentativi di raccolte firme e diverse proposte referendarie di iniziativa popolare per cambiare pezzi della legge 91 del 1992. Ma sono stati velleitari. Al momento sembra aver vinto chi non vedeva l’ora di prendere la palla al balzo e accantonare definitivamente l’argomento della cittadinanza», ha aggiunto Mohamed Tailmoun. «Ancora oggi le seconde generazioni devono fare una maratona per la cittadinanza e quando la ottengono si trovano con gli stessi problemi degli altri cittadini: poco lavoro, poche opportunità e orizzonti di vita opachi. La politica intanto continua a nascondersi dietro gli slogan». Nonostante «un clima politico che ormai ha posto altri temi in agenda», la Rete G2 continua a insistere sulla necessità di una riforma, considerato che ancora oggi chi nasce sul suolo italiano da genitori stranieri può ottenere la documentazione completa solo al 18° anno di età e non prima di aver intrapreso un iter burocratico complesso e macchinoso.






