RICOMINCIAMO DALLA SALUTE MENTALE. LE PROPOSTE DELLA CONFERENZA

Il Coordinamento nazionale della Conferenza Salute Mentale chiede più fondi, più territorio, più strategia

di Maria Elena Iacovone

“Non c’è salute senza salute mentale” è il messaggio lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel corso della conferenza di Helsinki del 2005. Parole quanto mai vere che assumono carattere di improrogabilità e urgenza, all’indomani della crisi innescata dall’emergenza coronavirus. La pandemia ha infatti non solo contribuito ad aggravare il disagio vissuto dalle persone più vulnerabili, ma ha anche messo a nudo le fragilità del sistema sanitario e sociale italiano. Diverse le carenze sistemiche, culturali e di risorse che sono emerse con forza in questi mesi e che sono state oggetto di riflessione nel corso della video assemblea di sabato 30 maggio organizzata dal Coordinamento Nazionale della Conferenza Salute Mentale con il titolo “Ricominciamo! Salute mentale e servizi di comunità: problemi, pratiche, proposte”.

Un lungo incontro online che ha inteso porre il tema della salute mentale al centro della fase di rilancio del Paese e che ha visto la nutrita partecipazione delle persone, degli operatori, delle realtà sociali e dei servizi che si confrontano quotidianamente con la sofferenza psichica.

Più risorse

Ad aprire i lavori Giovanna Del Giudice, medico psichiatra e portavoce della Campagna nazionale “…e tu Slegalo subito”: «Ci sono due importanti richieste che, al termine dell’assemblea del 2019, abbiamo rivolto al Governo e che oggi diventano ancora più ineludibili: la salute mentale deve diventare una priorità nell’agenda politica; è necessario prevedere risorse adeguate per il sistema sanitario nazionale, di cui il 5% alla salute mentale – ha commentato Del Giudice -. Alle persone con sofferenza mentale, con disabilità, con malattie croniche e agli anziani vanno dunque indirizzati priorità e risorse non a pioggia ma su specifici obiettivi».

conferenza salute mentalePiù territorio

«In piena pandemia quei servizi già carenti dal punto di vista organizzativo hanno interrotto qualunque attività riabilitativa e di sostegno individuale, lasciando ai familiari il compito di farsi carico di situazioni aggravate dall’isolamento forzato», ha spiegato Gisella Trincas, presidente dell’Unasam, l’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale. Un’emergenza nell’emergenza, che necessita di un poderoso intervento non solo finanziario, ma anche organizzativo e culturale. «Occorre ripensare al sistema territoriale degli interventi sociali e sanitari, introducendo il concetto di prossimità e di salute di comunità», ha proseguito la presidente. «Chi esprime dei bisogni sociali o sanitari chiede che l’intervento avvenga nel territorio dove il bisogno si esprime, affinché possa essere intercettato e affrontato con tempestività attraverso un percorso pensato e concordato con la persona che esprime il bisogno».

Si tratta dunque di rilanciare i servizi presenti sul territorio e superare i modelli di assistenzialismo e istituzionalizzazione, di cui è ancora fortemente permeata la nostra società. In questa direzione si è sviluppata nel corso dell’assemblea la proposta di pratiche volte a contrastare le violazioni dei diritti umani, come la contenzione, e di progetti in grado di favorire l’autonomia delle persone‚ il loro diritto all’abitare, al lavoro e ad una socialità ricca.

Più strategie

Sulla centralità di una sinergia e di un monitoraggio delle risorse si è invece soffermato Fabio Candidi del coordinamento regionale dei Centri Diurni del Lazio: «Il rilancio della programmazione sanitaria deve avere come obiettivo la promozione e la tutela della salute, attraverso una generazione di interventi che sappiano coniugare strategie di sviluppo locale, questione sociale e tutela dell’ambiente», ha riferito . «L’oggetto della salute mentale è infatti da sempre la povertà, perché la povertà è carenza di opportunità e mancanza di scambio sociale, culturale e affettivo».

Una riflessione a più voci che non poteva non accendere i riflettori anche sul difficile rapporto tra servizi di salute mentale e carcere, dove il disturbo psichico rappresenta la principale patologia. «Lo scoppio dell’emergenza ha segnato da una parte il blocco dei contatti con i familiari, dall’altra una sostanziale sospensione delle attività trattamentali», ha spiegato Michele Miravalle dell’associazione Antigone (ne abbiamo parlato in questo articolo).

Tanti gli interventi che hanno evidenziato criticità e proposte, le stesse che il Coordinamento sottoporrà, in successivi appuntamenti, all’attenzione del Governo e delle Regioni, affinché tutto ciò si possa tradurre in nuova energia di cambiamento.

 

Gli interventi dell’assemblea si possono vedere sul canale You Tube Conferenza Nazionale Salute Mentale.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

 

 

 

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