
ROMA, BINARIO 15: DA 15 ANNI È CASA, COMUNITÀ, ASCOLTO PER GLI AFGHANI. E NON SOLO
Da una roulotte a Piramide ad un’associazione attiva per i diritti delle persone migranti, in particolare minori, donne, rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan. Binario 15 compie 15 anni. Anni in cui si sono intrecciati passaggi, vite, destini e sono state superate barriere. Un incontro il 1° aprile al Polo Civico Esquilino è stato festa, ma anche memoria e futuro. La presidente, Lorena Di Lorenzo: «Quello che abbiamo costruito è relazione, fiducia, senso di rete e comunità. Un patrimonio su cui costruire. Senza comunità non andremmo da nessuna parte»
03 Aprile 2026
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C’era una volta una roulotte parcheggiata davanti a Piramide, a Roma. Tanti ragazzi la chiamavano “casa”. Venivano a prendere un tè, dei biscottini. Erano ragazzi che non volevano fermarsi. Ma avevano tante storie da raccontare. Così è nata Binario 15, associazione di volontariato che agisce per la tutela e il supporto dei diritti delle persone migranti, con particolare attenzione a minori, donne, rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan. Era il 1° aprile del 2011: Binario 15 ha 15 anni e li ha festeggiati mercoledì 1° aprile a Roma, nella sede del Polo Civico Esquilino, in via Galilei, con un incontro che è stato memoria e testimonianza, scoperta e festa. Tra le narrazioni di Dimmi di storie migranti, Baradar, il cortometraggio di Beppe Tufarulo, la musica tradizionale di Bita Falahatpisheh e Sohail Samimi, il cibo tipico e gli interventi di approfondimento – da Andrea Catarci, responsabile dell’Ufficio Partecipazione e Quartieri Roma Capitale a Raffaella De Luca, coordinatrice dei Progetti di Inclusione e Accoglienza CISP; dalla presidente di Le Bici ASD Giulia D. a Barbara Bonomi, presidente Polo Civico Esquilino, insieme alle attiviste afghane di Neda Project e della diaspora – l’incontro è stato espressione della rete che Binario 15 ha saputo costruire nel tempo sui e con i territori.
Da quel gruppo spontaneo lungo il binario 15 a Ostiense…
«Quei ragazzi avevano un’energia positiva e voglia di andare avanti» ha commentato Lorena Di Lorenzo, cofondatrice e presidente dell’associazione. «E questa energia è rimasta qui oggi». Per oltre 10 anni la stazione Ostiense di Roma è stata un crocevia per migliaia di profughi in fuga dall’Afghanistan alla ricerca di una vita dignitosa. Molti di loro non desideravano stabilirsi in Italia e dopo una sosta di durata variabile proseguivano verso il nord Europa. Altri decidevano di rimanere avviando un percorso di inserimento lungo e complicato. Tra i binari della stazione si sono intrecciati i destini di giovani e famiglie reduci da un viaggio lungo e pericoloso. In particolare lungo il binario 15, rimasto inutilizzato per molti anni, nel 2011 si è creato un insediamento spontaneo più volte rimosso dalle autorità. Dall’incontro con gli afghani di Ostiense nasce quindi l’associazione Binario 15. In questi anni Binario 15 è cambiata, si è reinventata, ha superato tante barriere. «C’è stata la barriera del Covid» ricorda la fondatrice. «Quella delle leggi, il trattato Dublino, gli accordi con la Turchia. Siamo stati attraversati da leggi. Abbiamo iniziato a lavorare con le donne, perché le rotte erano cambiate e i ragazzi non arrivavano più. Insegnavamo ai ragazzi l’inglese, perché dovevano affrontare il viaggio. Anche solo saper dire “sono minorenne”, una volta arrivati in un nuovo Paese, poteva voler dire molto».

2011-2026: come si cambia
Binario 15 è stata in grado di ascoltare i bisogni e di adattarsi ad essi. Nella sua vita ci sono state tre fasi, che ci ha raccontato l’attivista Lucia Mazzanti. La prima, dal 2011 al 2016, legata ai continui arrivi dall’Afghanistan di ragazzi giovanissimi, spesso minori non accompagnati o neomaggiorenni, principalmente maschi, arrivati a piedi con o mezzi di fortuna, spesso di passaggio verso il nord, perché l’Italia quasi sempre non è la loro meta. Binario 15 ha saputo cogliere tra i binari di stazione Ostiense le necessità di quel periodo, accogliere i ragazzi, creare una comunità, aiutarli. Nel 2016 cambia la rotta dei Balcani, cambiano i patti, cambiano le frontiere e i flussi. Binario 15 si ferma e riflette. La migrazione cambia e, con il ricongiungimento familiare, in molti vogliono far arrivare le loro spose. Binario 15 sposa la questione di genere all’interno delle migrazioni. Tutto questo dura fino al 2021, il 15 agosto 2021, il grande spartiacque, la caduta di Kabul e il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan. Questo fa sì che arrivino centinaia di famiglie del corridoio umanitario, nuove persone, nuove minori. Binario 15 intensifica il suo lavoro, nonostante l’ostacolo del Covid, restando vicino a queste persone anche on line. Dal 2022 un altro adattamento: nasce in Iran il movimento Donna vita libertà e lo slogan viene cantato anche dalle donne afghane. Anche loro avevano esperienza di quello che viene chiamato gender apartheid. Binario 15 si fa carico delle donne persiane e prova a trovare il modo per ricreare questa sorellanza persiana, aiutando tante donne a superare la barriera linguistica. Ma si lavora anche a interventi di tipo psicosociale, con uno sportello sociale individuale, cucito sulle persone e le loro difficoltà.
Afghanistan: da 5 anni le ragazze non vanno a scuola
Nel frattempo, la questione di genere è tragicamente peggiorata in Afghanistan dopo l’avvento dei Talebani. E il pensiero non può non andare alle donne che vivono là. «Nel nostro Paese in primavera inizia l’anno scolastico» ci ha raccontato Sediqa Mushtaq di Neda Project. «Purtroppo questo è il quinto anno in cui le ragazze non vanno a scuola. I Talebani non l’hanno permesso. Quest’anno in tante hanno sperato, ma sono a casa, in una prigione sotto il cielo. Ci sono le scuole segrete, ma non sono legali, per cui non possono rilasciare documenti ufficiali. Ci sono le palestre segrete, i parrucchieri segreti. Un’atleta per 13 giorni è stata in prigione perché insegnava atletica alle ragazze». Neda lavora all’accoglienza e al riconoscimento di genere in Afghanistan, cercando il modo migliore per aiutare le donne nel Paese.
Afghanistan: 44 milioni di persone, più della metà è analfabeta
Sono tante le donne che dalla diaspora, dall’esterno, organizzano le scuole segrete. Essere fuori ed essere dentro è proprio una delle chiavi della vita del popolo afghano oggi. Efat Begumi è una professionista con una grande esperienza in servizi psicologici che lavora nei laboratori di supporto al trauma. «Un milione ha sei zeri» riflette. «Provate a mettere 44 di fronte a questi sei zeri. 44 milioni è la popolazione dell’Afghanistan e più della metà si trova sotto la linea della povertà, più della metà è analfabeta e metà non ha accesso ai diritti fondamentali». «Uno dei problemi è la salute mentale, e spesso viene ignorato» sottolinea. «Pensate a quei 44 milioni in Afghanistan. Non hanno accesso alle connessioni sociali, non hanno accesso allo sport, a un parco, ad andare fuori a respirare e ricordarsi di essere vivi. Pensate a quale effetto abbia tutto questo sulla salute mentale. Ricordate la pandemia? C’è stata anche in Afghanistan e dopo anni c’è ancora». La pandemia, la guerra, le limitazioni sono un trauma che chi viene qui porta con sé anche in Italia. «È come una ferita aperta che fa soffrire ogni singolo giorno» riflette Efat. «Binario 15 è come il bendaggio di questa ferita. La speranza e l’amore sono i più grandi motivi per andare avanti. Vi chiedo di essere speranza e amore per gli altri».
Il senso di una rete. Di una comunità
In questi anni Binario 15 ha tessuto intorno a sé una grande rete. «Quello che abbiamo costruito è una relazione, una fiducia» è la riflessione di Lorena Di Lorenzo. «E rappresenta un patrimonio su cui costruire: il senso di una rete, di una comunità. Senza comunità non andremmo da nessuna parte». Della rete fanno parte Le Bici ASD, con cui è nato un progetto per insegnare alle donne afghane ad andare in bici. «La bicicletta mette insieme tante cose» ci ha spiegato la presidente, Giulia D. . «Consapevolezza sociale, dello spazio, del proprio corpo. Abbiamo conosciuto donne che non avevano mai potuto andare in bici. Con una donna che ha culture diverse, traumi diversi, lo sport diventa un mezzo di comunicazione. Con alcune di loro, tradurre alcune parole era difficile. Le mediatrici culturali ci hanno detto che, nella loro lingua, mancavano le parole legata al rapporto con il proprio corpo». Della rete fa parte anche CISP, organizzazione che si occupa di sviluppo e cooperazione internazionale. Insieme si è lavorato, dopo il 2022, su persone che avevano un fortissimo smarrimento. «Madri, padri, giovani, che venivano da un mondo non urbano, erano state catapultate in un mondo come il nostro, che richiede una marea di documenti, burocrazia, diversi uffici per avere documenti che dovrebbero essere quasi uguali» ha spiegato Raffaella De Luca, coordinatrice dei progetti di inclusione e accoglienza CISP. Oggi, insieme alla sua rete, Binario 15 scende in piazza – il 25 novembre e l’8 marzo – per le donne che sono in Afghanistan e per quelle che sono in Italia. È impegnata in attività sempre nuove, come trovare una piscina dove fare nuoto solo per donne, che è stata riempita di donne afghane. E un po’ di donne iraniane. Ma, soprattutto, dopo 15 anni, Binario 15 continua ad ascoltare. E a dialogare.
Immagini Binario 15






