ROMA. EX MERCATI GENERALI, TRA BENE COMUNE E BUSINESS

Con l’accordo tra Comune di Roma e Hines, nel destino degli ex Mercati generali uno studentato, parcheggi, ricezione alberghiera e una concessione da 165mila euro l’anno per 60 anni. Per l’amministrazione capitolina un passo necessario contro il degrado, per cittadini e associazioni l’urgenza di una presa in carico pubblica per una destinazione cittadina. Comitato ex Mercati generali liberi: «Tavoli di partecipazione finti. Ennesima occasione di business servita su un vassoio d’argento al privato». Controchiave: «Perderemo l’occasione di trasformare un luogo simbolo della città». Il 28 febbraio un corteo cittadino

di Giorgio Marota

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Era un’area industriale ante litteram, anche se all’epoca si raggiungeva a cavallo o per lo più in bicicletta. Non servivano piste, le automobili sembravano un lusso e la mobilità sostenibile era quella povera. In quel contesto fiorivano i mercati generali di Ostiense, fuori dalle Mura Aureliane, tra la riva sinistra del Tevere e la via Ostiense, un luogo pensato per radunare i diversi spazi di commercio alimentare un tempo sparsi per la città, come il mercato delle erbe di Viale Manzoni e quello del pesce di Portico d’Ottavia. Per certi versi, è stato il primo centro commerciale; anche se ovviamente la sua visione di prossimità, di condivisione e di punto di aggregazione lo allontanerebbe dall’idea che oggi abbiamo delle grandi strutture, organizzate ma impersonali, utili ad agglomerare centinaia di negozi. Dal 2002 quest’area di 9 ettari in una zona centrale della Capitale è abbandonata e quindi versa in stato di degrado; ma il progetto che dovrebbe riqualificarla, dopo l’approvazione dell’interesse pubblico e la firma di una convenzione urbanistica, sta trovando una forte opposizione da parte di diversi residenti e delle realtà associative che vedono in quest’area dismessa un’opportunità differente dal solito recupero per cementificazione.

Nel progetto uno studentato di lusso, parcheggi, ricezione alberghiera

Tra luglio e novembre l’accordo tra il Comune di Roma e Hines, un fondo di investimento texano, è stato messo nero su bianco. Al posto degli ex mercati sarà realizzata un’imponente struttura con diversi edifici che ospiteranno una residenza universitaria da 2.000 posti letto (alcuni con canoni a oltre 1.000 euro, altri con prezzi calmierati), oltre a uffici e spazi culturali, con più 2.500 parcheggi interrati, per una concessione da 165 mila euro l’anno per 60 anni. In particolare, lo studentato sarebbe attivo per 10 mesi l’anno vista la vicinanza dell’ateneo di Roma Tre. Nella finestra estiva quegli spazi sarebbero poi adibiti a camere d’albergo per i turisti. È un progetto che somiglia a tanti altri interventi che già prevedono la creazione di strutture ricettive ibride legate a una logica immobiliare. In seguito ai lavori di depavimentazione del 2006, tra l’altro, in quell’area si è formata anche una zona umida tra pioppi bianchi, cannucce palustri e salici incastonati. Ai piedi degli edifici diroccati e dei serbatoi dell’acqua, la natura si è fatta largo nel cemento. Ma la zona, essendo una piana alluvionale, quando piove si riempie d’acqua. Il confine tra vegetazione incolta ed ecosistema, come sempre, è sottile. E nei dibattiti può giocare a favore di una o dell’altra parte.

Ex Mercati generali liberi. Un bene comune per la città: il 28 febbraio un corteo cittadino

Risorse per Roma, la società in house di Roma Capitale, ha organizzato tre appuntamenti pensati come dei tavoli di partecipazione, ma c’è chi la ritiene un’iniziativa tardiva e inutile. Non a caso, è stato già indetto per il 28 febbraio il corteo cittadino Ex Mercati generali liberi. Un bene comune per la città, alle 14.30 in Largo delle Sette Chiese. La richiesta riguarda in primis la revoca della convenzione, un’azione che Roma Capitale non intende sostenere, motivando il rifiuto tra costi e implicazioni legali. Annullare la convenzione implicherebbe infatti la necessità di dover pagare delle penali, senza tra l’altro risolvere nell’immediato lo stato di incuria in cui versa la struttura. Servirebbe un’azione coraggiosa, se ci fosse la volontà politica di procedere.

ex mercati generali

Di Stefano, Comitato ex Mercati generali liberi: «L’ennesima occasione di business servita su un vassoio d’argento al privato»

Chi si oppone al progetto, viceversa, chiede un restauro pubblico e la cura dell’area naturale per trasformare quel luogo in un rinnovato spazio di socialità. Da una parte la logica di recupero tramite l’intervento privato, dall’altra la richiesta di una presa in carico pubblica per una destinazione cittadina. Sono due visioni a confronto che paiono inconciliabili. «I tavoli di partecipazione sono finti», osserva con amarezza Lorenzo Di Stefano, architetto e componente del Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati generali. «Da statuto del Comune, avrebbero dovuto farli prima e ora corrono ai ripari. L’assessore all’Urbanistica, Veloccia, dice che la revoca della concessione non è un’opzione sul tavolo, però non possiamo non far sentire la nostra voce». L’opera di riqualificazione, dopotutto, è in piedi da un quarto di secolo. È stata più volte annunciata e poi è naufragata tra intoppi di vario genere, da un sindaco all’altro. Gualtieri, per il tramite dell’assessora ai Lavori pubblici, Segnalini, ha rilanciato il progetto. «L’intenzione degli amministratori, da sempre, è quella di trasformare la nostra città aggiungendo cose e volumetrie. È una visione anni Novanta, solamente improntata alle logiche di mercato», ha proseguito Di Stefano. «Anziché realizzare servizi pubblici tramite il sostegno del privato, si offrono al privato gli spazi disponibili e gli si dice “fanne ciò che vuoi”. È una sudditanza inaccettabile. Nell’VIII Municipio, poi, stanno arrivando valanghe di studentati, ma sono delle isolette staccate dalla realtà, con costi inaccessibili per famiglie con redditi medi. Quella dei mercati generali è l’ennesima occasione di business servita su un vassoio d’argento al privato». Il comitato si batte anche per la salvaguardia dell’area umida. «Sono già entrati con le ruspe e hanno distrutto tutto, chiamandola operazione anti degrado. A tutti gli effetti era un’area rinaturalizzata».

Bevilacqua, Controchiave: «Ci dicono che ormai è tutto fatto, ma hanno fermato progetti più avanzati»

Luciano Bevilacqua, tra i coordinatori dell’associazione culturale Controchiave, non ha utilizzato mezzi termini nel definire il progetto «un obbrobrio». «“Studentato” è diventata la parola magica che giustifica l’interesse pubblico e tra 12 anni, quando decadrà il vincolo d’uso, in quello spazio potranno farci quello che vogliono», ha spiegato. A parte la questione etica, secondo le realtà associative ce ne sono altre di natura pratica da non sottovalutare. «Con tutto quel cemento, tra Parco Schuster e Piramide non c’è nemmeno un pezzetto di verde e aumenterà il calore in modo incredibile. Per non parlare del traffico, coi parcheggi di scambio per chi verrà lì a prendere la metropolitana. La qualità della vita peggiorerà a Ostiense e perderemo l’occasione di trasformare un luogo simbolo della città. Gli ex mercati avrebbero potuto invece aiutarci a cambiare il paradigma della cultura a Roma, intesa solo come fruizione e quasi mai come partecipazione. Nel quartiere non abbiamo un teatro sociale, non c’è una sala prove pubblica dove fare musica e neppure un luogo dove fare proiezioni cinematografiche, per non parlare dell’assenza di servizi di interculturalità. Ci dicono che ormai è tutto fatto, ma negli anni hanno fermato progetti ben più avanzati di questo e solo dopo la contestazione, a convenzione già firmata, hanno istituito i famosi tavoli partecipazione».

Il punto di vista dell’amministrazione capitolina

Dall’amministrazione, ovviamente, inquadrano il piano sotto tutt’altra prospettiva. Sul tema dei prezzi delle stanze, ad esempio, l’assemblea capitolina ha formulato uno specifico invito a valutare la possibilità di estendere il numero di alloggi a canone calmierato, oltre a ridurre gli importi di quelli che supererebbero i 1.000 euro. Grazie ai 380 milioni di euro messi dal fondo Hines, che il Comune ritiene più che affidabile, si prevedono infatti oltre 3,6 ettari dedicati a cultura, formazione e socialità, con una biblioteca, una mediateca (era nel vecchio progetto: oggi lo spazio verrebbe adibito ad altro), delle sale per eventi, dei luoghi di co-working e delle aree sportive accessibili a tutti i cittadini. Accanto ai padiglioni restaurati saranno costruiti altri dieci edifici e sette ospiteranno lo studentato privato, che secondo il piano economico a partire dal 2029 frutterebbe ricavi per più di 21 milioni di euro l’anno. Altri quattro ettari sarebbero dedicati a piazze e aree verdi, «equivalenti a otto volte Piazza Navona» come spiegano con orgoglio i proponenti. A prescindere dalla destinazione privata, che nella maggioranza fa storcere il naso a qualcuno, ridare vita a un’area abbandonata in una zona centrale delle città è considerato un passo in avanti necessario. «L’alternativa quale sarebbe? Proseguire con il degrado solo perché c’è una zona umida?», è il pensiero di molti in Campidoglio. I lavori partiranno nel 2027 per concludersi in circa 36 mesi.

Immagine di copertina Comitato Ex Mercati generali liberi

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