
SCUGNIZZI, VINCENZO CORDELLA: FINCHÉ C’È PIZZA C’È SPERANZA
La scuola lasciata troppo presto, una famiglia complicata, un quartiere in cui si spara un giorno sì e l’altro pure. Poi l’incontro con l’associazione Scugnizzi e Antonio Franco, che, con la pizza, aiuta i ragazzi di Nisida. Quello di Vincenzo Cordella è un lungo percorso di errori e riscatti, di violenza e solidarietà verso la Pizzeria Santa Rita a Roma. Adesso è lui, ex carcerato, a ospitare i ragazzi delle comunità e i detenuti di Casal del Marmo. «Siamo esseri umani che danno e ricevono una possibilità». Scugnizzi sarà una delle realtà presenti al Volontari Fun Village 2026
17 Marzo 2026
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«Non siamo una barca che tira su i pesci con le reti, siamo esseri umani che danno e ricevono una possibilità», sostiene Vincenzo, uno di quelli che ce l’ha fatta. Sarà pur vero che in questo mondo nessuno si salva da solo, eppure non c’è possibilità di redenzione senza una presa di coscienza individuale. La prima insegna che accoglie i visitatori della Pizzeria dell’Impossibile di Napoli, nel quartiere Tribunali, recita non a caso «Fa che la tua presenza qui non sia inutile». In questo locale permettono ai giovani detenuti o appena usciti dal carcere, quasi tutti minori, di riscattarsi tramite un mestiere vero e sempre più raro. Letteralmente: gli fanno mettere le mani in pasta. Infornare per riabilitare, sotto lo sguardo severo e al tempo stesso compassionevole di Giuda di Taddeo, il santo protettore delle cause impossibili, raffigurato in un disegno appeso al muro. Antonio Franco, presidente dell’associazione Scugnizzi, ha letto per la prima volta quella frase sul muretto del campo di calcetto dell’istituto penale per i minori di Nisida, quello della celebre serie “Mare fuori”, e ha avuto una sorta di folgorazione; così, quando ha deciso di aprire una pizzeria per aiutare gli altri, ha subito pensato all’uomo che il “made in Naples” nel mondo l’ha esportato proprio grazie al prodotto gastronomico locale per eccellenza, quel Geppy Marotta creatore dei Fratelli La Bufala. La sinergia tra l’associazione e l’azienda è ancora oggi la chiave di volta dell’intero progetto.
Da Napoli a Roma con la Pizzeria Santa Rita
Nella pizzeria di Napoli i ragazzi preparano da mangiare per i bisognosi, tutti in fila ordinatamente con le porte che si aprono a mezzogiorno, beneficiando del supporto di tanti imprenditori del settore che forniscono bevande, farina, latticini, olio e pomodoro. Il giovedì e il venerdì la squadra dei pizzaioli si sposta proprio a Nisida, dove va in scena la merenda più attesa e partecipata dell’istituto. In questo contesto di errori e riscatti, di violenza e solidarietà, si è formato Vincenzo Cordella, uno dei minori usciti dal carcere napoletano, passato per Milano e arrivato fino a Roma con un bagaglio carico di speranze. La sua seconda vita si chiama Pizzeria Santa Rita, nome scelto perché pure questa santa – come il Giuda napoletano – secondo la tradizione intercede nei casi disperati e aiuta chi affronta con fede incrollabile delle gravi sofferenze. Dopo dieci anni di gavetta, Vincenzo ha aperto finalmente un’attività tutta sua, nel quartiere africano della Capitale, esportando il modello della Pizzeria dell’Impossibile. Come in un cerchio che si chiude, adesso è lui, ex carcerato, a ospitare i ragazzi delle comunità e i detenuti di Casal del Marmo. In qualche modo fa quello che gli hanno insegnato: li toglie da una strada facile (quella criminale che promette benessere e soldi con poco sforzo) per metterli su un’altra che richiede sacrificio e impegno, offrendo come ricompensa la dignità. “Finché c’è pizza, c’è speranza”, il suo motto. Nel locale c’è un murales che ritrae un ragazzo incappucciato mentre volta le spalle all’isola dove si trova il carcere minorile: Napoli è un contesto piuttosto distante, quel luogo però è un simbolo che anche ai ragazzi di Casal del Marmo racconta molto. «Da noi arrivano ragazzi come lo ero io, provenienti da famiglie disagiate, in comunità, incarcerati. Proponiamo un corso di tre mesi e poi uno stage, ovviamente pagato», ci ha raccontato.
L’esperienza di Scugnizzi e di Vincenzo Cordella al Volontari Fun Village 2026
La sua storia e quella di Scugnizzi animeranno, insieme a quelle di oltre 110 tra associazioni ed enti del terzo settore, l’edizione 2026 del Volontari Fun Village, l’area realizzata da CSV Lazio in collaborazione con Acea Run Rome The Marathon ed in particolare con la Acea Water Fun Run – Saturday 5k la Stracittadina.
Al Volontari Fun Village molti studenti potranno imparare qualcosa da questo racconto. «Avevo 13 anni quando ho deciso di lasciare la scuola, l’errore più grande della mia vita», ha proseguito Vincenzo. «Mi sono da subito dedicato a varie attività criminali. Con madre e padre in carcere, in un quartiere come Barra con 8 clan presenti, in cui si spara un giorno sì e l’altro pure e senza istruzione, che altra strada avrei potuto prendere? Ma ho sempre voluto anche avere un’arte per le mani». Il primo a offrirgli un mezzo lavoro è stato suo cognato, che lavorava in una pizzeria vicino casa. «Avete presente i bambini che guardano i giocattoli in vetrina? Ecco io facevo lo stesso con la pizza. Ho iniziato come fattorino. Quando non c’erano le consegne da fare mi mettevo a stendere, il pizzaiolo però mi levava gli impasti e mi ordinava di andare a lavare per terra. Così io di nascosto me li rubavo e andavo a stenderli in bagno. Quando sono arrivato sul banco dell’associazione Scugnizzi sapevo già fare tutto». Vincenzo è stato arrestato e in carcere ha scontato i propri errori. «Ne ho fatte di cazzate», ha detto senza entrare nei dettagli. Durante la messa alla prova triennale però si è sempre comportato bene. In comunità gli hanno anche proposto di fare il meccanico – «ero svelto, nel giro di un mese già smontavo i motorini» – l’amore per la pizza però era troppo più forte.
«Antonio Franco è stato il primo a credere davvero in me. Oggi provo a ridare quello che mi è stato donato: un mestiere, ma anche una speranza»
Dopo un apprendistato da Ciro Salvo, uno dei più celebri mastri pizzaiuoli napoletani, ha conosciuto Antonio Franco. È l’incontro che gli ha cambiato la vita. «È stato il primo a credere davvero in me. Per me lui è l’angelo di Napoli. Quello che lui fa per questa città è davvero sottovalutato: prende un guaglione dal carcere e gli dice “provaci pure tu”. Fa fare la pizza ai criminali, a gente che magari ha accoltellato, sparato, ammazzato, violentato. Se in mezzo a dieci se ne salva uno ha già vinto, ma lui vuole salvarli tutti. La prima cosa che ha fatto quando sono uscito dalla comunità è stata mandarmi a Milano, lontano da Napoli. Oggi anche io mi occupo dei ragazzi in difficoltà mentre cerco di portare avanti la mia attività, provo a ridare quello che mi è stato donato: un mestiere, ma anche una speranza». Vincenzo sforna dalle 700 alle 800 pizze a settimana e tramite il Ministero di Giustizia Minorile cerca di coinvolgere ragazzi e ragazze che hanno un vissuto simile al suo, smussandone i bordi mentre ne crea di nuovi con le sue pizze. Come se fosse ancora a Napoli. Oggi ha 30 anni, una moglie e due figli, e tornando indietro si metterebbe prima di tutto a studiare. «Per essere un uomo migliore, ma anche per non ripetere certi sbagli. Ho capito che la cultura ti salva». La vita gli ha già dimostrato che c’è sempre tempo.






