STOP THE WAR NOW. IN CAROVANA PER DARE SUPPORTO E CHIEDERE PACE

220 persone, 70 mezzi, 30 tonnellate di aiuti. Nelle parole di Francesca Farruggia, Archivio Disarmo, il viaggio verso Leopoli, che, al confine con la Polonia, ospita la maggioranza degli sfollati interni

di Maria Elena Iacovone

Il più grande movimento non violento a livello europeo nato dal basso. È quanto rappresenta Stop the war now, l’iniziativa che ha portato a Leopoli, in Ucraina, nelle giornate tra il 1° e il 3 aprile rappresentanti della società civile e organizzazioni del terzo settore. L’obiettivo: testimoniare in territorio di guerra una concreta volontà di pace e di solidarietà internazionale.
L’azione promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII a cui hanno aderito un centinaio di organizzazioni e realtà italiane con numeri che crescono di giorno in giorno, ha avuto una valenza politica e umanitaria: dalla richiesta del cessate il fuoco immediato in Ucraina e del ritiro delle truppe russe alla consegna di 30 tonnellate di beni di prima necessità, quali viveri, vestiario e medicinali.

È con questi propositi che venerdì 1° aprile una delegazione di 220 persone, in rappresentanza delle tantissime realtà aderenti, è partita con un convoglio di settanta mezzi attraversando la frontiera a Gorizia e intraprendendo un lungo viaggio fino a Leopoli, città al confine con la Polonia che ospita la grande maggioranza degli sfollati interni, dove gli esponenti delle organizzazioni hanno dato vita a una marcia fino alla piazza municipale. «L’abbiamo raggiunta sabato scorso viaggiando con una carovana di veicoli, composta da pulmini e proveniente da diverse città italiane. Proprio a Leopoli è avvenuto l’incontro con i rappresentanti del movimento per la pace ucraino, gli operatori umanitari delle Ong impegnate nell’assistenza alla popolazione civile, oltre che con le autorità civili e religiose», racconta Francesca Farruggia, segretaria generale di Archivio Disarmo, che ha preso parte attivamente all’iniziativa rispondendo sul campo all’appello stop the war e avviando una raccolta fondi interna.

 

stop the war now
Una missione di solidarietà dunque, ma anche un’occasione per ritessere legami

Il rientro in Italia insieme a 300 profughi

«In particolare, al delegato del sindaco di Leopoli abbiamo portato la nostra vicinanza. Come movimento pacifista – composto al suo interno da tante anime – rappresentiamo la maggioranza dell’opinione pubblica italiana, la quale nei sondaggi si dice contro l’unica possibilità di intervento armato. Crediamo fermamente in un’alternativa agli schieramenti bellici e nella possibilità di andare oltre la violenza. Essere lì, con i nostri corpi oltre che con le nostre voci, ha voluto essere una testimonianza concreta». Partecipare alla Carovana della pace, prosegue ancora Farruggia, «è stata un’esperienza unica che ha risposto alla forte esigenza di non rimanere spettatori della tragedia immane che si sta consumando sotto i nostri occhi». La guerra «è molto più drammatica di quello che possiamo percepire attraverso le immagini e le testimonianze raccolte dai media. Anche in una zona assediata solo indirettamente come quella di Leopoli, la guerra è fatta di barricate, checkpoint e sirene antiaeree. In una parola: violenza. Ed è fatta da donne, bambini e anziani in viaggio verso l’ignoto. In una parola: sofferenza».

La manifestazione di pace, che ha inteso accendere i riflettori anche sull’assistenza ai sei milioni di sfollati interni e sulla tutela del diritto al rientro nei luoghi di origine, si è conclusa domenica 3 aprile con l’accoglienza di 300 profughi in condizione di fragilità – tra donne, bambini e anziani – che hanno viaggiato con la carovana fino in Italia. «Ho riattraversato la frontiera insieme ai profughi a bordo di un pullman. Insieme a loro ho affrontato un viaggio di 14 ore, di cui 12 fermi alla dogana – racconta -. Di loro ricorderò per sempre il coraggio e la dignità». Ma anche il bisogno di vicinanza: «Oltre agli aiuti materiali, queste persone hanno necessità di un abbraccio, di una presenza e condivisione che le faccia sentire meno sole», commenta ancora Farruggia. «Mai come in questo momento è necessario esprimere il nostro calore e farlo sentire fisicamente».

Una missione di solidarietà dunque, ma anche un’occasione per ritessere legami: «Grazie a questa iniziativa le realtà del movimento pacifista si sono ritrovate unite: ci siamo scambiati informazioni, opportunità e possibilità di soluzioni», conclude Farruggia. «Solo grazie a un forte lavoro in rete saremo in grado di progettare qualcosa di più duraturo ed efficace».

 

STOP THE WAR NOW. IN CAROVANA PER DARE SUPPORTO E CHIEDERE PACE

STOP THE WAR NOW. IN CAROVANA PER DARE SUPPORTO E CHIEDERE PACE