WE CARE COMMUNITY: COME UNA SALA D’ATTESA È DIVENTATA UNA COMUNITÀ

Un nuovo progetto per sostenere chi sta attraversando una malattia, un luogo di supporto reciproco dove condividere esperienze, trovare consigli pratici e aiutarsi a vicenda nel percorso di cura. È We Care Community, la prima “sala d’attesa digitale” nata da ragazzi che hanno trasformato la loro difficoltà in ripartenza

di Arianna Del Vecchio

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Tutto è cominciato nel modo più normale e difficile possibile, tra le pareti anonime di un ospedale. Chi ci è passato lo sa bene: quelle ore trascorse sulle sedie di plastica a fissare il vuoto non sono solo attesa, sono un groviglio di domande che non trovano risposta. In quei momenti ti senti solo un numero su una cartella clinica, smarrito tra moduli burocratici che sembrano scritti in un’altra lingua e il dubbio atroce di quale sia la carrozzina migliore o l’ausilio più adatto per affrontare il ritorno a casa. Proprio lì, tra un pensiero e l’altro, un gruppo di ragazzi ha capito che la risorsa più grande non era chiusa in un ufficio, ma era seduta esattamente accanto a loro. Parlare con chi sta vivendo la tua stessa battaglia cambia tutto. Da questi scambi spontanei di consigli e coraggio è nata l’idea di non disperdere quel patrimonio di umanità e di trasformare quella vera sala d’attesa in qualcosa di più grande e accessibile a tutti.

Non un portale medico, ma uno spazio di vicinanza nella cura

È così che ha preso vita We Care Community, un progetto che ha il sapore di una chiacchierata tra amici che sanno esattamente cosa stai provando. Non è un portale medico e non ha alcuna pretesa di sostituirsi ai dottori, ma vuole essere quel ponte che manca tra la diagnosi e la vita quotidiana. È uno spazio totalmente senza scopo di lucro, nato dalla pura voglia di solidarietà, dove puoi trovare informazioni chiare senza dover impazzire tra termini tecnici incomprensibili. È un luogo digitale dove la storia di chi ha già lottato diventa la mappa per chi ha appena iniziato il percorso. Navigando su wecarecommunity.it si respira proprio questo: l’idea che nessuno debba più sentirsi un estraneo nel labirinto della propria cura. Che si tratti di un dubbio pratico su un modulo da compilare o del bisogno di ricevere una parola di conforto da chi, come Roberto e Bianca (ideatori del progetto), ha trasformato la difficoltà in una nuova ripartenza, la community è lì per dirti che quella sedia in sala d’attesa non è più così vuota. Perché alla fine, prendersi cura di qualcuno significa soprattutto esserci, condividere le informazioni giuste e ricordarsi che insieme il peso di certe giornate si divide, mentre la speranza si moltiplica.

Immagine di copertina Terence Faircloth

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