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AFFIDO CULTURALE: INSIEME CI SI DIVERTE E SI VINCE LA POVERTÀ

AFFIDO CULTURALE: INSIEME CI SI DIVERTE E SI VINCE LA POVERTÀ

Le famiglie si rendono disponibili a portare i bambini a teatro, al cinema, al museo... Un modo per essere sempre più comunità educanti

A Roma, Napoli, Bari e Modena un progetto che prevede tante uscite per bambini. L’obiettivo: creare una comunità educante diffusa e solidale tra famiglie. In ogni città verranno coinvolti in due anni 100 bambini in età educativa accompagnati da altrettante famiglie affidatarie e da un proprio genitore. «L’idea ci è venuta dai dati sulla scarsa frequentazione di attività culturali da parte dei più piccoli, registrati dallOsservatorio sulla povertà educativa minorile, costantemente aggiornato, curato dalla Fondazione Openpolis e dall’impresa sociale Con i Bambini», dice Ivan Esposito, responsabile del progetto AC, Affido Culturale, di cui è capifila il Pio Monte della Misericordia.

Che cosa è l’affido culturale

Affido Culturale è un progetto nazionale finanziato da “Con i bambini”, nell’ambito del Fondo per il Contrasto alla Povertà Educativa Minorile. Le attività del primo anno inizieranno il prossimo aprile, restrizioni dovute al Covid permettendo, e termineranno ad aprile 2022, quando inizierà un altro ciclo di un anno dedicato ad altri bambini.

Tra gli indicatori della povertà educativa (ne abbiamo parlato qui) dello studio di Openpolis e Con i bambini, c’è il fatto che molti bambini non vanno a teatro, al museo, al cinema, in libreria per laboratori. «In questi luoghi si reca una sparuta minoranza, intorno al 30% dei bambini. Tutti gli altri ci vanno una volta l’anno con una visita scolastica. Questo ha un duplice effetto negativo: un problema educativo e uno economico. Da un lato i bambini perdono un’opportunità creativa, cognitiva, emotiva di confrontarsi con il nostro patrimonio culturale, artistico, naturalistico; dall’altro la domanda di servizi culturali per bambini è bassa, le imprese e le aziende hanno una domanda di mercato più piccola di quella che dovrebbe essere», spiega Esposito. «Ci siamo detti: come possiamo mandare i bambini nei luoghi della cultura, in un modo economicamente sostenibile? Con operatori della cultura sarebbe stato impossibile sostenere le spese. Ci è venuto in mente di farli accompagnare dalle famiglie che, nei luoghi della cultura, già ci vanno. Se già vado in libreria, al cinema, a teatro da solo o con un altro mio figlio, non mi costa più di tanto portarci anche l’amico di scuola o il figlio di una persona, che ha meno opportunità da questo punto di vista per una difficoltà economica o per un background culturale dove i luoghi di cultura non figurano, per un problema linguistico, ad esempio per i bambini immigrati di seconda generazione».

Gli e-ducati: una moneta per le famiglie

Oltre a 29 uscite nell’arco di un anno, è previsto un campo estivo. Per incoraggiare le famiglie ed evitare che oltre alla disponibilità personale ci fosse anche un costo economico, è stato predisposto un sostegno. Per ogni bambino affidato, tre biglietti sono offerti dal progetto: uno a lui, un altro al suo genitore e il terzo all’affidatario. Ad esempio, se un genitore porta suo figlio, insieme ad un bambino in povertà educativa e a suo padre, paga solo l’adulto affidatario; attraverso un’app sono caricati i crediti, quando si arriva al botteghino i beneficiati del progetto entrano gratuitamente. Con questa app si ha una dotazione di monete virtuali che si chiamano e-ducati e tutti gli aggiornamenti e le informazioni per scegliere autonomamente le destinazioni delle uscite; l’esercente di ogni struttura ha la stessa app sul quale scaricare questi e-ducati che le famiglie spenderanno presso di loro.

È previsto anche un aiuto sul trasporto, con un buono carburante o i biglietti del trasporto pubblico totale. «Inoltre, offriamo un buono merenda, che è anche l’occasione per un momento conviviale, che può essere uno spuntino alla fattoria didattica, i pop corn al cinema, una pizza dopo il teatro. In due città su quattro, Bari e Napoli, diamo noi un box merenda», afferma Esposito. «A Bari si occupa degli spuntini un’impresa a forte responsabilità sociale rispetto all’ambiente, con prodotti biologici, a Napoli un’azienda che gestisce beni confiscati alla camorra, in qualche modo rappresentano una domanda per un’economia civile».

Roma, città solidale

«La povertà educativa è un problema che ha molto a che fare con le condizioni economiche, ma non è solo un problema economico. Ci sono tanti bambini che, pur appartenendo a famiglie che potrebbero investire parte del budget familiare nella cultura, non lo fanno, per vari motivi. L’offerta delle uscite di Affido Culturale a Roma è molto ampia e variegata tra luoghi culturali, divertenti, coinvolgenti. Ognuna delle quattro città partecipanti ha un “capogruppo cittadino”, nella Capitale è Casa dello Spettatore», spiega Giuseppe Antelmo, che fa parte di quest’associazione. «Vogliamo creare una comunità educante diffusa e solidale tra famiglie: si creeranno 50 coppie che verranno abbinate individuando nuclei familiari di diversa estrazione economica e sociale. Le famiglie sono intese in concetto lato: possono essere un single, un genitore e un bambino, due genitori con più figli. L’obiettivo è favorire l’incontro tra le persone e la condivisione di fruizioni culturali, l’intenzione è quella di far scoprire a tutte le famiglie le possibilità educative per i bambini, ma anche per gli adulti. Le famiglie prima si conoscono, stabiliscono una relazione che all’interno del progetto si formalizza attraverso il Patto educativo, un impegno ad incontrare forme di arte e spettacolo vario e a frequentare attività di tipo ludico-pedagogico presso le strutture convenzionate con noi».

La rete

Sono finora una quarantina le realtà tra cui poter scegliere (in continua crescita): si tratta di teatri, musei, cinema, luoghi in cui si svolgono visite guidate e trekking urbano, scuole di musica popolare, laboratori artistici, librerie specializzate per l’infanzia.

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A Roma hanno aderito al progetto una quarantina tra musei, teatri, cinema eccetera.

«Stiamo cercando di favorire la fruizione anche dal punto di vista degli spostamenti, con offerte sparse su tutta Roma. Abbiamo scoperto una città molto più solidale di quello che immaginavamo, molte persone ci chiamano per proporsi come famiglie affidatarie. Le famiglie che hanno bisogno di affido o ci contattano o ci vengono segnalate.

Due scuole, l’ I.C. Via Pirotta e l’I.C. Via dei Sesami (V Municipio) stanno collaborando al progetto facendo da ponte tra le famiglie dei ragazzi che frequentano le scuole e Casa dello Spettatore per un primo colloquio; poi le famiglie vengono messe in contatto con il Centro Nascita Montessori che sta curando gli incontri di formazione con le famiglie in vista degli abbinamenti.
«In un primo incontro con chi si propone di prendere in “affido culturale” una famiglia, chiariamo che si vuole favorire un percorso di crescita attraverso l’incontro e la cultura, è un progetto che chiede un impegno di presenza e continuità». E di tempo, ciò che abbiamo di più prezioso.

Le famiglie interessate al progetto sull’affido culturale e che vogliono proporsi come affidatarie, trovano i contatti delle quattro città a questo link.

 

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Ilaria Dioguardi
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Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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