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CLUB DEGLI HAMICI A RISCHIO CHIUSURA: ECCO COME AIUTARLI

CLUB DEGLI HAMICI A RISCHIO CHIUSURA: ECCO COME AIUTARLI

Da 25 anni l'associazione lavora con i ragazzi disabili al Laurentino Ostiense, a Roma. Per andare avanti ha lanciato una petizione su change.org

L’associazione Club degli Hamici rischia di chiudere. Da 25 anni si occupa di persone con disabilità lavorando sull’integrazione, offrendo un luogo per incontrarsi nel proprio quartiere, un clima in cui la disabilità smetta di essere un ostacolo al relazionarsi con gli altri. E quindi laboratori integrati, arte e artigianato, e il teatro, attraverso il quale i ragazzi, accompagnati da volontari formati, riescono ad esprimere i loro sentimenti e la loro creatività. Ma anche un centro di ascolto gratuito e aperto al territorio gestito da counselor e psicologi e gruppi di counselling per adolescenti, adulti e donne.

 

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In associazione i ragazzi sono aiutati ad esprimersi, anche attraverso la pittura

Club degli Hamici è al numero 20 di via Enrico Pea, quartiere Fonte Ostiense, in  zona Laurentina, municipio 9 di Roma. Ha sede in una parte di un edificio comunale assegnata con un’ordinanza del sindaco nel 1997 seguita da una concessione amministrativa per 6 anni, rinnovabili. Un’associazione che si è sempre sostenuta soltanto con le donazioni. Per la sede è stato sempre pagato un regolare affitto, finora agevolato, recentemente raddoppiato dal Comune.
Tra la manutenzione della sede –  di cui il Comune per contratto non si occupa -, le tasse di smaltimento rifiuti, le bollette, l’affitto e il necessario per i ragazzi che frequentano il centro, le spese ordinarie si aggirano sui 7mila euro.

Mano a mano  il numero dei volontari è calato, le donazioni sono venute a mancare e l’associazione non ce la fa più. Una storia che, purtroppo, abbiamo sentito spesso, anche con dinamiche ricorrenti. Eppure è una storia che, ancora una volta, merita di essere raccontata, perché per un territorio è sempre grave perdere un’associazione di volontari, a maggior ragione un’associazione che su quel territorio sta da 25 anni occupandosi di persone con una disabilità – gravissima per alcuni -, che possono non avere un’alternativa altrettanto valida a quello spazio, a quei momenti, a quel clima.
Club degli Hamici ha lanciato in questo periodo una petizione sulla piattaforma change.org. «Aiutateci a mantenere aperta la nostra sede», si legge nella petizione,  «se non  avremo donazioni per almeno 500 euro al mese, saremo costretti a chiudere la sede alla fine di gennaio 2019».

Ne abbiamo parlato con Guglielmo Zanetta, segretario e tesoriere dell’associazione Club degli Hamici, per capire le possibili soluzioni, ma anche le conseguenze di una eventuale chiusura per quei ragazzi e quel quartiere.

 

Guglielmo, con la petizione state cercando di ampliare la base associativa per andare avanti. L’affitto immagino abbia influito non poco sulle finanze dell’associazione…
Quello dell’affitto è diventato un problema reale: stiamo continuando a pagare la quota agevolata – 278 euro – ma il Comune ce ne chiede 457. Lo stiamo facendo perché un giorno è venuto un vigile accompagnato da un’altra persona – crediamo un architetto del Comune – ha visitato la sede e poi, di punto in bianco, senza alcuna comunicazione, l’affitto ci è stato raddoppiato. Con l’aiuto degli avvocati messi a disposizione dal Cesv, abbiamo scritto più volte al Comune senza, però, avere risposte. E, intanto, stiamo accumulando da più di due anni un debito che è destinato a crescere.

 

La sede di Club degli Hamici è uno spazio ampio, avete pensato ad ottimizzarne l’uso?
L’associazione è operativa 3 pomeriggi a settimana. Nella sede ci sono una sala cinema/teatro, una cucina attrezzata, due bagni, un ampio giardino e vari spazi per riunioni o sale per organizzare iniziative.
È una struttura che potrebbe essere utilizzata molto più di quanto non lo si faccia ora eppure, nonostante abbiamo sottoposto l’idea del cohousing a molte associazioni, non abbiamo ottenuto nulla. Basterebbe essere in quattro per avere una situazione sostenibile per tutti: in molti sono venuti a vedere, ma alla fine non si è realizzato nulla. È certamente una questione economica.

 

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È tutto pronto per la festa di Natale del 12 Dicembre

Oltre la petizione, il tema è lavorare ad una sostenibilità futura…
Su questo non abbiamo una risposta, l’associazione si è trovata a vivere una situazione molto complessa. Abbiamo avuto, negli anni, sostenitori privati che ci hanno sempre accompagnato, che mai avremmo pensato di perdere. Poi è arrivata la crisi economica. Eravamo 30 volontari, che, tra le altre cose, assicuravano un contributo mensile che ci consentiva di far fronte alle spese. Poi i volontari sono diventati 8: da un lato si invecchia, dall’altro è difficile coinvolgere i giovani, che, se non hanno un interesse specifico o un problema affine in famiglia, si avvicinano a fatica. Ora siamo in due a sostenere l’associazione, il sottoscritto e il presidente.
Il 12 Dicembre organizzeremo la festa di Natale insieme ai ragazzi e ai loro familiari, ai quali dovremo spiegare che probabilmente dovremo chiudere.

 

Le famiglie perderebbero una risorsa importante per i loro ragazzi…
Nel tempo abbiamo seguito moltissimi ragazzi, fino a un paio di anni fa erano 40. Poi c’è chi vien messo in casa famiglia, chi non esce più di casa e i molti che abbiamo perso, solo di recente 4. Ora siamo a 16, dai 20 ai 35 anni. Abbiamo scritto una lettera a una trentina di famiglie chiedendo di sostenerci con un contributo mensile di 10 euro. Di queste una sola ha portato 30 euro. Anche il rapporto con i familiari non è semplice, hanno tanti problemi che creano diffidenza, nonostante l’associazione abbia 25 anni. Anche il quartiere in cui operiamo non è semplice: dal vicino centro anziani mai nessuno è entrato nella nostra associazione, tante famiglie ancora oggi hanno problemi a mostrare i ragazzi disabili. Abbiamo anche aperto un centro di sostegno psicologico aperto ai familiari e alla cittadinanza in cui si alternato dieci psicologi volontari, ma le persone non vengono, forse non ci credono, perché è gratuito.  Eppure il Laurentino Ostiense ha tanti elementi di disagio, è uno dei quartieri più difficili di Roma. I problemi sono così enormi che, per certi versi, mi rendo conto che esser sopravvissuti per tanti anni è stato un miracolo.  Abbiamo interessato anche la Consulta del nono Municipio, ma non si sa come fare. Ritornare al vecchio affitto sarebbe la soluzione migliore, in quel caso ce la faremmo da soli. In questa situazione non possiamo neanche rispondere ai bandi, dovremmo anticipare soldi che non abbiamo.

 

Quindi, ora?
Anche nel rapporto con le istituzioni, siamo parte della Consulta è vero, ma l’essere un’associazione comunque legata alla sinistra ci è rimasto addosso come un marchio e da quando è arrivato il governo Cinque Stelle per farci ricevere ci sono voluti sei mesi. Ora dobbiamo capire come andare avanti, anche perché non possiamo mantenere questo rapporto inespresso con il Comune, anche sulla questione affitto. Alcuni consiglieri i hanno portato avanti interrogazioni in Comune, c’è forse la possibilità di avere la sede in comodato d’uso, pagando solo le spese vive, ma non abbiamo alcuna certezza.

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

Le immagini che illustrano l’articolo sono tratte dal profilo FB dell’associazione

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Chiara Castri
Chiara Castri

Giornalista pubblicista, lavora nell’area comunicazione e promozione del Cesv. Da sempre divisa tra "Pulp fiction" e "Cenerentola", ama l'imperfezione. Il suo impegno è educare i suoi bimbi all'amore per la vita e per le pagine di un buon libro

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