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CONTAMINATI: NEL LAVORO E NELLA VITA IL FUTURO È QUESTO

CONTAMINATI: NEL LAVORO E NELLA VITA IL FUTURO È QUESTO

“Non c’è mai stato un momento storico così favorevole per fare contaminazione tra profit e non profit”. Intervista con Giulio Xhaet

«Oggi sviluppare un forte “quoziente di contaminazione” offre una marcia in più, per sfruttare opportunità lavorative, per essere sempre un passo davanti all’intelligenza artificiale, e per generare un valore aggiunto consistente qualunque sia il contesto lavorativo», si legge nella prefazione, scritta da Maria Grazia Mattei, del libro “# Contaminati: Connessioni tra discipline, saperi e culture” (Hoepli Editore) di Giulio Xhaet, partner e digital strategist di Newton S.p.A., che in quest’intervista ci parla del suo libro (e non solo).

Chi sono i contaminati

«I “contaminati” sono coloro che si pongono a contatto con qualcosa, che si mescolano con elementi eterogenei. Un sinonimo è “interdisciplinare”: parliamo di individui che si muovono tra discipline diverse», scrive Giulio Xhaet. «Oggi più che mai è importante mostrarsi e comunicarsi come un centro nevralgico di gruppi di persone, di culture che sono lontane e non si parlano», aggiunge l’autore. «Un’abilità tipica dei contaminati è la Network Inclusion: chi la sviluppa è in grado di attraversare e connettere le sue reti sociali, mettendole a sistema per uno scopo che include sé e gli altri. Il networking è tornato in auge all’alba del nuovo millennio, grazie all’ascesa dei social network. I contaminati hanno una straordinaria capacità di includere altre persone, che sono molto diverse da loro: di un’altra generazione, di un altro stile sociale, di un’altra industria lavorativa, di un’altra cultura e di un’altra nazionalità. Sanno fare sistema tra le diversità e sono capaci di trasformare le diversità in valore. Non è sempre facile, bisogna andare contro gli stereotipi e i pregiudizi».

Essere solidali

«La capacità di essere solidali un po’ ce l’abbiamo a livello caratteriale, un po’ l’ambiente intorno e la motivazione spingono a diventare solidali. Mi sono reso conto di quanto sia bello aiutare gli altri anche grazie ad alcuni fortunati contatti», spiega ancora Giulio Xhaet.

 

Giulio Xhaet

«Ad esempio, contaminarsi a livello culturale porta a vedere le cose da un punto di vista diverso. Bisogna andare all’estero, vivere come vivono le persone di altri Paesi, non basta la vacanza. Contaminandomi ho capito la bellezza di non essere individualista. Si dice che la ricerca della felicità è qualcosa che riguarda se stessi, ma se questa ricerca è troppo individuale, va a discapito degli altri: ci deve essere un equilibrio tra il dare al prossimo e tenere qualcosa per se stessi. Sembra una dicotomia il fatto che, se si dà tanto agli altri, non si dà abbastanza a se stessi, in realtà se si dà tanto agli altri si dà tanto anche a se stessi».

Profit e non profit

Dal punto di vista delle aziende, si sta cambiando atteggiamento nei confronti delle realtà non profit. «C’è chi lo fa per convenienza, altri invece hanno cominciato a crederci tanto». La ricerca internazionale “Trust Barometer” analizza l’indice generale della fiducia in 64 paesi nel mondo. Nella ricerca del 2020, è emerso che le aziende, sia per prosperare a livello di business, sia per attrarre i migliori talenti a lavorare per loro, devono dimostrare di avere un impatto positivo nel mondo, questo più di prima. «Non si parla più solo di mission aziendale ma del motivo profondo che spinge a fare quello che si fa, il motivo profondo deve essere collegato a fare del bene. I giovani, ad esempio, oggi sono molto sensibili ai temi dell’ecosostenibilità e del green. In questi ultimi anni le aziende CSR, Corporate Social Responsibility, sono diventate molto pratiche e concrete: non si parla più di storytelling, non si dice più che si è sensibili a certi argomenti, ma si diventa benefit corporation, cioè si fanno azioni concrete nel mondo reinvestendo dei soldi. Non c’è mai stato un momento storico così favorevole, per fare contaminazione tra profit e non profit, le aziende sono molto interessate a capire dove poter investire dei soldi, in maniera efficace, in realtà che già sono allenate e conoscono meglio di loro alcune tematiche. La contaminazione tra profit e non profit è ottimale, quello che dico al non profit è: andate a cercare le aziende, bussate alle porte perché troverete un sorriso più largo di prima. Noi di Newton siamo molto sensibili ai temi della diversità e dell’inclusione, siamo alla seconda edizione di un evento nazionale, Global Inclusion, un’iniziativa costituita con l’intenzione di valorizzare il contributo delle politiche di inclusione all’interno delle aziende, come leva competitiva per lo sviluppo delle organizzazioni e del Paese».

Pensando a Rosa Parks

Un costruttore di relazioni cerca prima di tutto di aiutare gli altri, come faceva Rosa Parks, donna di colore che finì in prigione per aver infranto le leggi segregazioniste sui mezzi di trasporto, nel 1956, a Montgomery. La popolazione nera della città insorse, boicottando i trasporti. Eppure Rosa Parks non fu la prima passeggera di colore a finire in prigione per avere infranto le leggi segregazioniste sui mezzi di trasporto. Molti arresti avevano preceduto il suo, ma nessuno aveva originato boicottaggi. «Pochi sanno che Rosa Parks ha potuto fare quello che ha fatto a Montgomery perché era una delle poche persone ad essere ben voluta e stimata da diverse categorie di concittadini, dal bracciante al professore universitario, con grande empatia e grande senso di gentilezza. Era una persona molto introversa, erano le azioni che parlavano per lei», spiega Xhaet. «Ultimamente nella solidarietà c’è il pensiero “tu lo fai solo per dirlo”. Va benissimo comunicare il bene che si fa, ma è importante nella pratica dimostrare un interesse costante ad aiutare e a essere disponibili, in maniera anche proattiva: questo vuol dire essere solidali con network inclusion. Non significa che bisogna passare la propria vita a donare tutto quello che si ha, ma che quando qualcuno ha bisogno si dà tutto quello che si può».

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contaminati

#Contaminati: Connessioni tra discipline, saperi e culture
di Giulio Xhaet
Hoepli Editore
pag. 191, €14,90

 

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Ilaria Dioguardi
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Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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