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COSÌ IL VOLONTARIATO CARTOGRAFICO AIUTA I PAESI PIÙ SVANTAGGIATI

COSÌ IL VOLONTARIATO CARTOGRAFICO AIUTA I PAESI PIÙ SVANTAGGIATI

Ci sono zone della terra di cui non esistono mappe digitali. Map for Future le crea e le mette a disposizione. E cerca sostegno.

Nell’era digitale i dati sono ovunque e uno dei modi più diffusi di rappresentarli è, senza dubbio, quello di metterli in mappa. Eppure ci sono aree nel Sud del mondo non ancora interamente conosciute in termini di rappresentazione topografica: una criticità riconducibile ai grandi provider e al loro mancato interesse economico nei confronti dei paesi più svantaggiati.

Il volontariato cartografico

Questo il vulnus che ha ispirato la nascita di Map For Future, un progetto umanitario lanciato all’inizio del 2019 con l’obiettivo di realizzare mappe digitali, che sostengano le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo e le Ong locali o internazionali nella loro azione sul campo. «Questo gruppo di lavoro nasce all’interno dell’associazione culturale Una Quantum Inc., che ha lo scopo di sviluppare software, hardware e idee Open Source per la gestione e divulgazione dei beni culturali», spiega Valerio De Luca, copromotore dell’iniziativa insieme a Giuseppe Maria Battisti. «Sono circa una decina le persone che partecipano con un certa continuità ai nostri laboratori di volontariato cartografico online, anche se in realtà come numero di iscritti abbiamo superato le 100 unità in questi due anni».

Ma quali sono concretamente le attività che il volontariato cartografico svolge nell’ambito di questo progetto? «Mouse alla mano, individuiamo quegli elementi – come strade, edifici o fiumi – che descrivono nei particolari un territorio», precisa. «A questo punto tracciamo mappe su immagini satellitari utilizzando la piattaforma online HOT (Humanitarian OpenStreetMap Team), uno strumento dotato di un sistema di mappatura semplificato e adatto a un vasto pubblico».

 

I laboratori

A questi laboratori di studio partecipano infatti non solo geografi, urbanisti, esperti di monitoraggio satellitare e ingegneri informatici, ma anche studenti o persone semplicemente interessate al progetto e alla sua “buona causa”. «Per partecipare occorrono competenze informatiche di base, un pc e una connessione a internet», chiarisce ancora Valerio, ingegnere nel settore delle telecomunicazioni con specializzazione in geoinformazione. «Per il resto, ci piace pensare ai nostri volontari come a un gruppo di amici con la voglia di condividere una bella azione insieme».

Dall’inizio dell’anno scorso sono stati circa 40 gli incontri organizzati per mappare territori colpiti da eventi atmosferici catastrofici o particolari aree a rischio umanitario, climatico e culturale. Tra queste, la Tanzania, paese a cui il gruppo ha dedicato un mapathon (cioè un evento di mappatura partecipata) per sostenere le attività di promozione umana, come la lotta alla mutilazione genitale femminile.

Ad esempio, nel Somaliland

Un desiderio, quello di mettere le proprie competenze al servizio di uno sviluppo sostenibile, che ha animato i volontari di Map For Future anche in tempi di lockdown. «Durante quei mesi abbiamo sviluppato un progetto di Cooperazione Internazionale con il Somaliland, l’”International Mapping Partnership Roma – Hargeisa 2020“», spiega Giuseppe, geografo di professione.

 

volontariato cartografico«Si tratta di un lavoro che svolgiamo in sinergia con il Ministero dell’Agricoltura del paese e il team Gis & Catastal Survey – Gcs, una Ong locale che si sta occupando della pianificazione urbanistica di un piccolo centro chiamato Wajaale». Quest’ultima è una cittadina strategica che si trova al confine con l’Etiopia, paese senza sbocco sul mare, e perciò destinata a diventare un importante snodo commerciale per il transito delle merci tra la capitale etiope Addis Abeba e il porto di Berbera sulla costa somala del Golfo di Aden. «Grazie alla consulenza del Forum – UN Italia, associazione che riunisce ex funzionari delle Nazioni Unite, saremo inoltre in grado di aprire entro febbraio il primo geoportale di Hargeisa (capitale del Somaliland), sul quale verranno caricati tutti i dati geografici e catastali, che poi saranno utili alle autorità pubbliche di Wajaale per la pianificazione urbanistica», prosegue Giuseppe. «Ci piace molto l’idea di poter creare un modello operativo che sia trasferibile e utilizzabile in futuro anche in altre città del Somaliland».

 

volontariato cartograficoIl prossimo laboratorio

È questa l’iniziativa entro cui si inserisce il prossimo laboratorio on line di Map For Future, in programma mercoledì 16 dicembre dalle ore 18.30 alle 19.30 (tutte le info a questo link). «In questo progetto – per cui è stata avviata anche una raccolta fondi finalizzata all’acquisto di immagini satellitari più recenti – è stato fondamentale il supporto dei volontari di RomAltruista». Come Melina, responsabile dei rapporti con le associazioni: «Le forme di volontariato possono essere le più svariate e questa rappresenta senz’altro un’occasione inedita per perseguire obiettivi nobili e abbattere l’isolamento di oggi».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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Maria Elena Iacovone
Maria Elena Iacovone

22 anni, laureata in scienze della comunicazione sociale. Mi piace molto il cinema e amo scrivere. Collaboro con RomaSette, settimanale diocesano. Grazie

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