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DIFFERENZA DONNA: “LA VIOLENZA MASCHILE È PARTE FONDANTE DELLE SOCIETÀ”

DIFFERENZA DONNA: “LA VIOLENZA MASCHILE È PARTE FONDANTE DELLE SOCIETÀ”

Differenza Donna compie 30 anni. Ha accolto finora 58.000 persone. Ma c'è ancora molto da fare, anche sul piano culturale

«La nostra missione è di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignità e saggezza: una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarietà con le altre donne», si legge sul sito dell’associazione Differenza Donna, associazione che quest’anno ha spento 30 candeline. «Abbiamo accolto negli anni 28.000 donne e 30.000 bambine e bambini per un totale di 58.000 persone», dice Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna.

Nel 1989 com’è nata l’idea di Differenza Donna?
«L’associazione è nata 30 anni fa da un gruppo che aveva vissuto il movimento delle donne e, quindi, le prime esperienze di accoglienza di donne in uscita dalla violenza; da questa esperienza le donne si sono interrogate e hanno capito la necessità di ottenere la legge regionale per l’apertura dei centri antiviolenza, come luoghi simbolici e reali di sostegno alle donne, alle bambine e ai bambini e di cambiamento culturale per sconfiggere la cultura patriarcale. Dall’apertura del primo centro antiviolenza gestito da Differenza Donna nel 1992, oggi ne gestiamo diversi nel Lazio e in Campania.

 

Differenza DonnaQuali sono le principali attività?
«La gestione di Centri antiviolenza e Case Rifugio, luoghi perno delle nostre attività, perché da quell’esperienza ricaviamo tutti i nostri saperi e applichiamo le nostre pratiche di relazione. Poi Codici Rosa, nei Pronto Soccorso in collaborazione con gli operatori socio-sanitari. E ancora: formazione, sensibilizzazione, advocacy, interventi nelle scuole di ogni ordine e grado, audizioni come esperte, studi, ricerche, progettazione locale regionale, nazionale ed internazionale. Tutto ciò che può servire a svelare la violenza maschile contro donne, bambine e bambini e a dare loro maggiori diritti, libertà, opportunità ed anche solidarietà».

La lotta al contrasto alla violenza maschile sulle donne è cambiata o siamo ancora allo stesso punto?
«È cambiata molto la cornice, che in parte complica ancora più le cose. Oggi abbiamo norme idonee, avanzate, ma è ancora difficile la loro applicazione e così troppe donne ancora non sono credute e vivono situazioni paradossali in cui, denunciando, iniziano un calvario dove sono loro ad essere responsabilizzate e accusate».

Lei afferma: “La violenza è solo la forma più diffusa e più feroce delle discriminazioni contro le donne, ma è strettamente legata a tutte le altre…”
«In troppi ancora pensano che la violenza sia un qualcosa che riguardi solo una parte della società, invece la violenza maschile contro le donne è parte fondante delle società ed interessa non solo chi la agisce e chi la subisce, ma coinvolge tutte e tutti sino a diventare una cultura che porta a non dare credibilità alle vittime e a sollevare gli autori delle loro responsabilità. Nelle società globali patriarcali, ossia l’intero mondo, ancora non c’è la disponibilità a credere alle sopravvissute, ma anzi c’è la tendenza a creare strategie di mantenimento del sistema patriarcale, come ad esempio la sindrome da alienazione parentale, teoria falsamente scientifica, ma che ha permeato tutti i Paesi per impedire alle sopravvissute di svelare la realtà di ciò che avviene nella violenza e di responsabilizzarle del crimine che hanno subito».

 

differenza donnaQuanto è importante il nostro lavoro di giornaliste e di giornalisti nella lotta alla violenza contro le donne?
«Moltissimo, il giornalismo parla alle persone, racconta o dovrebbe raccontare la realtà che sottende ai fatti. I titoli come “Uccisa per troppo amore” confondono le coscienze e veicolano concetti falsi: dove c’è violenza c’è controllo e potere, non amore. Un altro elemento di confusione per le persone è la differenza tra conflitto e violenza: nel conflitto le parti rimangono libere di scegliere sulla propria vita, nella violenza questa libertà è resa impossibile dalla violenza o dalla paura di subire violenza; questi concetti vengono confusi con la conseguenza di applicare ipotesi, strumenti e soluzioni, che non distinguono le due condizioni profondamente differenti. La narrazione della violenza maschile può essere stereotipata e pregna di stereotipi e pregiudizi patriarcali, oppure partecipare attivamente allo svelamento della verità e purtroppo è davvero raro vedere un articolo capaci di raccontare questa realtà. La formazione e specializzazione delle giornaliste e dei giornalisti è un elemento importante, per far avanzare le coscienze e la cultura delle società. Il progresso, che abbiamo avuto, lo dobbiamo a donne giornaliste femministe, impegnate in questa lotta verso lo svelamento e che hanno sempre pagato direttamente per la loro esposizione. Posizionarsi contro la violenza maschile in maniera radicale, significa vedere e subire direttamente la reazione del sistema a questa spinta verso il cambiamento.

Cos’è “Differenza Donna Awards”?
«Quest’anno, per festeggiare i nostri 30 anni, abbiamo istituito il Differenza Donna Awards, per premiare le donne e gli uomini che hanno partecipato a questo rivoluzionario cambiamento delle società. E lo abbiamo applicato a diverse aree. Abbiamo premiato Teresa Manente, responsabile del nostro Ufficio legale, avvocata penalista, attivista femminista da sempre attiva per modificare la cultura dei tribunali e dare giustizia alle sopravvissute alla violenza. Un altro premio è stato conferito al Presidente del Tribunale di Roma Francesco Monastero, che ha istituito un tavolo interistituzionale dove ha richiesto e accolto un nostro dossier sulle criticità vissute dalle donne dei Centri antiviolenza in ambito giudiziario.
Sono stati premiati anche il Procuratore Capo di Tivoli Francesco Menditto, per aver avviato un intervento sistemico per dare soluzioni veloci ed adeguate in protezione e sostegno alle donne in uscita dalla violenza, le aziende che ci hanno sostenute e ci sono state vicine, ed ancora Maria Grazia Passuello, per la sua vita istituzionale spesa a favore delle donne, delle bambine e dei bambini i in uscita dalla violenza. Inoltre, un premio è stato consegnato alla grande Osas Egbon, presidente della Associazione Donne di Benin City, che lotta a Palermo quotidianamente per sconfiggere la tratta delle donne a fini di prostituzione. Insomma, tante e tanti con cui condividiamo la parte più importante del nostro lavoro: favorire un mondo migliore per tutte e tutti, nessuna e nessuno esclusi».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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Ilaria Dioguardi
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Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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