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I NUOVI ITALIANI: “SIAMO PARTE DI QUESTA ITALIA CHE AMIAMO”

I NUOVI ITALIANI: “SIAMO PARTE DI QUESTA ITALIA CHE AMIAMO”

In una lettera alla ministra Lamorgese chiedono di rivedere la legge che li costringe a rimanere "figli invisibili"

Mentre si riapre il dibattito sui decreti sicurezza e il caso Suarez ha riacceso i riflettori sul problema del riconoscimento dei nuovi italiani, il movimento degli “Italiani senza cittadinanza” ha inviato alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, per ricordare la necessità di rivedere la legge, che oggi li costringe a rimanere “figli invisibili” del nostro Paese.

Egregia Ministra Lamorgese,

con la presente ci rivolgiamo a Lei per portare avanti la voce degli inascoltati. Noi siamo gli “Italiani Senza Cittadinanza“, ragazze e ragazzi in lotta per i diritti di un milione di italiani dal 2016. Siamo giovani cresciuti in Italia, ma che finora gli italiani hanno deciso di emarginare, rendendo ancora più vulnerabili delle persone già in difficoltà. Siamo tutte quelle ragazze e quei ragazzi che fanno parte integrante della vita quotidiana del Paese, siamo chi vi serve il caffè al bar la mattina presto, chi in fila per scendere dal treno vi fa un sorriso dall’altra parte della mascherina, chi oggi giovane lavora e sostiene l’economia, chi vi accoglie con professionalità nelle aziende, chi senza risparmi di sudore e fatica dà anche lavoro ad altri italiani, come lo siamo anche noi, almeno in cuor nostro.

“Siamo parte di questa Italia che amiamo”. Siamo gli amici, i fidanzati, gli affetti più genuini, i compagni di classe, di avventure, di percorso, di crescita e di vita di chi avete più caro al mondo: i vostri figli. “Noi” siamo “voi”, ammesso che una divisione del genere davvero esista. Siamo parte di questa Italia che tanto adoriamo ma che, in quanto giovani, tanto ci dimentica. In questa settimana del referendum per il taglio dei parlamentari, molti di noi già maggiorenni sono stati esclusi nei loro diritti civili unicamente per via delle origini straniere ereditate dai nostri genitori, il tutto nel 2020 in una democrazia europea sviluppata.

nuovi italianiL’accanimento burocratico rispetto al nostro futuro. Nel nostro Paese c’è un accanimento burocratico nei confronti del nostro stesso avvenire, creando ragazzi di serie A e ragazzi di serie B. Questi ultimi sono esclusi da certe professioni, dagli Erasmus, dalle visite di studio negate per via di visti da richiedere alla luce della cittadinanza di origine, insomma da una vita normale. Essere di serie B significa non avere diritto né alla propria identità, né ad essere ciò che si è. Soprattutto però significa vivere i traumi psicologici che comporta il rischiare di essere deportati (o addirittura “portati” per la prima volta) in un Paese lontano e a noi estraneo. Si discute da anni di una riforma della legge 91/1992, quella legge anacronistica, ancora in vigore, che disciplina l’acquisizione della cittadinanza italiana ma puntualmente veniamo relegati ai margini della società dalle istituzioni che, tradendoci e abbandonandoci, scelgono ancora una volta di essere dalla parte sbagliata della storia.

“Vogliamo essere uguali ai nostri coetanei”. Bisogna agire subito, abbattendo il requisito dei redditi per chi ha completato un percorso di vita e di crescita in Italia e abbattendo il requisito della residenza continuativa se ci si trova fuori dall’Italia in alcuni periodi per motivi di lavoro o di studio, pur conservando legami affettivi con il paese. Vogliamo essere uguali ai nostri coetanei “col pedigree”, anche nelle possibilità che abbiamo per cercare di costruirci un futuro migliore. Ma soprattutto, bisogna allineare i tempi di ottenimento del passaporto italiano alla media europea di sei mesi o un anno. Se un calciatore straniero può o “deve” diventare cittadino in due settimane, perché degli italiani di fatto devono aspettare quattro anni? Se un motivo ragionevole esiste, non può che essere squisitamente politico e xenofobo e non bisogna nascondersi dietro ai tempi della burocrazia anziché lottare per accorciarli.

“Il diritto di essere ciò che già siamo”. Noi rivendichiamo unicamente il diritto ad essere ciò che già siamo, italiani di fatto e di cittadinanza. Combattere questa battaglia rende l’Italia un paese più meritocratico, più equo, più leggero nella burocrazia, ovvero un paese Civile che noi giovani italiani, ufficialmente cittadini e non, meritiamo che ci venga tramandato in eredità dalla vostra generazione. Bisogna calendarizzare subito in agenda di governo la riforma cittadinanza, anche se in realtà siamo in ritardo di un decennio, ma meglio tardi che mai. Con la presente le porgiamo i nostri più distinti saluti e speriamo di poter essere ricevuti per un’udienza o colloquio.

A nome di un milione di giovani senza diritti, cordialmente, Il movimento degli Italiani Senza Cittadinanza

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