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Comune non paga

IL COMUNE DI ROMA DEVE 9 MILIONI AL SOCIALE. CHE RISCHIA DI CHIUDERE

IL COMUNE DI ROMA DEVE 9 MILIONI AL SOCIALE. CHE RISCHIA DI CHIUDERE

Il forum del Terzo Settore del Lazio chiede che il problema venga affrontato rapidamente. Perché i fondi ci sono e sono dovuti

È bastato che la notizia uscisse su “Famiglia Cristiana”, perché in pochi giorni gran parte dei fondi arrivassero a destinazione: vuol dire che quei soldi c’erano, solo che non venivano versati a coloro che ne avevano diritto. La notizia era che il 31 ottobre scorso una casa famiglia di Genazzano, che si occupava di minori stranieri non accompagnati, ha dovuto chiudere perché dal dicembre precedente il Comune di Roma non versava i fondi che le spettavano, e che peraltro erano stati stanziati. E la stessa cosa stava capitando ad altre due strutture di Subiaco, che per fortuna si sono salvate, almeno per ora, a seguito della denuncia pubblica.

Ne ha parlato Matteo Mennini di Bambinipiùdiritti, durante la conferenza stampa di questa mattina organizzata dal Forum del Terzo Settore del Lazio proprio per denunciare il problema, perché le tre strutture in questione non sono le uniche a trovarsi in questa situazione: è lunghissima la lista di enti, associazioni, cooperative, parrocchie, realtà religiose e laiche che sono in crisi perché il Comune non paga per i servizi alla persona regolarmente svolti: la cifra totale, secondo i dati del Forum, ammonta a circa 9 milioni di euro.

Raffaele Castaldo di Anteas, ad esempio, ha raccontato che anche a Ostia  c’è una rete di associazioni (Auser, Anteas, Ospedale domiciliare, Età Libera) che assiste in vari modi 130 persone e che non riceve i pagamenti previsti da 340 giorni.

 

il Comune non paga
Il Forum del terzo Settore ha denunciato il fatto che il Comune di Roma deve 9 milioni alle organizzazioni del sociale

LE CONSEGUENZE. La frase che più è stata ripetuta durante la conferenza stampa era: “ora basta!”  Il Comune non paga e questo mette in crisi i lavoratori, ma soprattutto i servizi e quindi la qualità della vita di bambini e minori, di anziani, portatori di handicap, donne vittima di tratta…

La situazione degli operatori è drammatica e, per quanto si sappia che chi lavora in questo campo è mosso da motivazioni forti e da passione, è evidente che restare un anno senza stipendio non è neppure pensabile, e che le cooperative e gli enti in questione sono costretti a licenziare o a fare contratti ridotti, aumentando il precariato.

Ma gli enti stessi vanno in crisi, perché sono costretti a ricorrere alle banche, con tutti i costi conseguenti, e soprattutto con il rischio di vedersi chiudere i fidi e di ritrovarsi con il DURC non in ordine, che significa non poter più concorrere a bandi e a gare.

 

LA VISIONE CHE NON C’È. Il problema vero, però, è che questa nuova emergenza si colloca dentro la mancanza di una visione sociale della città da parte dell’Amministrazione di Roma. «È l’Amministrazione che cerca noi quando ci sono casi difficili o emergenze, e poi è la stessa Amministrazione che crea questo sistema, che è diventato una fabbrica di poveri», ha detto Mennini. E per Roberto Cellini, portavoce dell’Alleanza Regionale contro la Povertà, «dopo due anni e mezzo di governo della città, ancora non si vede un piano sociale. E anche la Regione è lenta, ma almeno con quella si dialoga».

Anche secondo Claudio Tosi, di Cemea per il Mezzogiorno,«questa città non ha un’idea di sviluppo. Basti pensare che i fondi della 285, che dovrebbero essere destinati all’innovazione, vengono dirottati su servizi consolidati, che dovrebbero essere parte del bilancio. Gli operatori sociali non sono solo quelli che realizzano i progetti, sono anche quelli che conoscono la realtà e possono fare proposte, ma non ci sono tavoli di dialogo continuativi e costruttivi».

 

LE INIZIATIVE DEL FORUM. Il  Forum del Terzo Settore del Lazio ha quindi preso una posizione molto dura sulla situazione creata dal fatto che il Comune non paga. «Abbiamo già scritto una lettera all’Anac», ha raccontato la portavoce Francesca Danese, «perché n fondo chiediamo solo il riseptto delle regole e non si capisce perché associazioni ed enti siano controllati mentre le Amministrazioni no». Inoltre, «se non si risolvesse la questione, andremo a protestare dovunque qualcuno o qualcuna osasse fare passerelle, magari visitando o portando saluti a iniziative di solidarietà, o a realtà connesse, in questo periodo Natalizio». Perché «non è accettabile strangolare finanziariamente chi svolge seriamente la propria attività e al contempo andare tranquillamente a bearsi sotto i riflettori di telecamere, microfoni e taccuini».

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

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Paola Springhetti
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Giornalista. Coordina l’area comunicazione e promozione del Cesv.

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