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IL PROTAGONISMO DEI MIGRANTI È UN OBIETTIVO ANCORA DA RAGGIUNGERE

IL PROTAGONISMO DEI MIGRANTI È UN OBIETTIVO ANCORA DA RAGGIUNGERE

Le strategie di UNHCR e ARCI per favorire il protagonismo dei migranti: uso delle lingue madri, reti sociali e portali

Sul protagonismo dei migranti, in Italia, si è ancora in grande difficoltà: è quanto rilevato dall’attuale esperienza dell’associazione CNCA Accoglienza migranti. Allo scopo di riflettere sul problema, CNCA ha tenuto il Workshop dal titolo “il protagonismo delle persone migranti accolte”. Tra gli ospiti Saskia Loochkartt di UNHCR e Valentina Itri, che fa parte di Arci Immigrazione ed è coordinatrice del numero verde Arci per i rifugiati e richiedenti asilo.

Ma cosa si intende per protagonismo dei migranti? Si può affermare che rendere i migranti protagonisti significhi riconoscere i loro diritti, riconoscere le loro capacità e i loro titoli di studio. Vuol dire, quindi, mettere il migrante al centro del percorso di accoglienza, affrancandolo dell’assistenzialismo.

 

LE LINGUE MADRI. Durante il workshop Itri ha affermato: «L’Arci sostiene che le comunità locali e i territori debbano entrare consapevolmente nella rete di accoglienza. Questo è fondamentale per la buona riuscita dei servizi erogati e per prevenire il conflitto sociale che in questi anni si è registrato in diverse parti d’Italia».

protagonismo dei migranti
Valentina Itri al seminario sul protagonismo dei migranti

Ma qual è la visione di Arci rispetto al protagonismo dei migranti? «Crediamo che i rifugiati e richiedenti asilo vadano coinvolti in tutte le attività di promozione culturale di cui noi siamo portatori in quanto Arci», ha detto Itri. Sempre allo scopo di favorire il protagonismo, Arci promuove l’uso della lingue madri rispetto alla lingue veicolari, in quanto spesso «i rifugiati non hanno la volontà di apprendere una nuova lingua rispetto alla propria, non essendoci stato un progetto migratorio alle spalle». Per tale ragione al numero verde di Arci per i rifugiati e richiedenti asilo rispondono persone in grado di comunicare in 35 lingue diverse. «Per riuscire a ottenere questo risultato», ha spiegato Itri, «abbiamo investito su nostri vecchi utenti, che in realtà non avevano una formazione specifica come mediatori culturali e come interpreti, ma  sono stati coinvolti nelle nostre attività e hanno ricevuto una formazione per questo tipo di servizio. Così si è avuto un salto di qualità impressionante».

 

IL PORTALE JUMA. Arci sta anche lavorando, in collaborazione con l’Agenzia ONU per i Rifugiati – UNHCR, al portale JUMA, che sarà operativo da marzo e mapperà tutti i servizi dedicati a rifugiati e richiedenti asilo in otto lingue.  La mappa ha l’ambizione di mettere in comunicazione tutti gli attori del sistema asilo: primi fra tutti i richiedenti asilo, i titolari di protezione internazionale e quelli titolari di protezione umanitaria. Subito dopo gli operatori e le operatrici degli enti di tutela, gli enti locali, i servizi scolastici e sanitari. Il portale sarà un altro mezzo per favorire il protagonismo dei migranti che collaborano con Arci, in quanto questi, ha spiegato Itri, «faranno degli incontri nei centri di accoglienza per promuovere questo portale, comunicando nella propria lingua madre».

 

LE RETI SOCIALI DEL MIGRANTE. Loochkartt ha parlato del community based approach, spiegando che è «una protezione basata su un approccio comunitario o sociale: UNHCR pensa che il suo mandato sia quello di riconoscere che esistono reti sociali che si sviluppano nel percorso del migrante.

Protagonismo dei migranti
A destra, Saskia Loochkartt di UNHCR

Forme di protezione che sviluppa lui stesso con la comunità o le persone che incontra durante il suo percorso». Ma cosa si intende per protezione? «La protezione è la possibilità di sviluppare i propri diritti. Le persone, quindi, devono essere protagoniste e al centro di ogni decisione», ha affermato Loochkartt.

«In Italia questo non avviene, perché non c’è una politica di partecipazione. Il diritto a partecipare non è necessariamente un diritto individuale,  ma può essere collettivo e nella visione della protezione di base comunitaria le persone non sono assistite da noi, ma sono uguali a noi. I rifugiati sanno meglio di noi come proteggersi, meglio anche dell’UNHCR: per questo vanno coinvolti nei piani di partecipazione», ha proseguito Loochkartt. Allo scopo di favorire il protagonismo dei migranti è importante ascoltare le proposte provenienti dai territori. Loochkartt ha ricordato che tempo fa, il Terzo settore ha fatto delle «proposte interessanti per la costruzione di un sistema di asilo, che tuttavia non sono state ascoltate».

 

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Elpidio Ercolanese
Elpidio Ercolanese

Elpidio Ercolanese, laureato in Arti Multimediali e Tecnologiche all'Accademia di Belle Arti di Roma. Iscritto al corso di Laurea magistrale in Media, Comunicazione e Giornalismo dell'Università La Sapienza. Appassionato di musica, nuove tecnologie e comunicazione. Crede ancora nella Politica con la P maiuscola e si batte costantemente per un mondo migliore.

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