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DISABILITÀ. LE PAROLE SONO PIETRE, STIAMO ATTENTI A QUALI USIAMO

DISABILITÀ. LE PAROLE SONO PIETRE, STIAMO ATTENTI A QUALI USIAMO

Fiaba onlus propone una Carta deontologica per spingere i giornalisti a fare un'informazione più corretta. Che non riproduca stereotipi e pregiudizi

Informazione e disabilità: un rapporto ancora difficile su sui una proposta di Fiaba vuole intervenire.

Sono passati i tempi in cui la Rai – la televisione era ancora in bianco e nero – inquadrava Pier Angelo Bertoli solo con primi piani o mezzi busti, per non mostrare la sua disabilità. Lo faceva come scelta di rispetto nei suoi confronti e nei confronti degli spettatori.

Oggi i talent ci mostrano persone disabili che sanno fare di tutto, anche quello che proprio non ci aspettiamo; le paralimpiadi ottengono buoni dati di ascolto; le fiction americane ci mostrano personaggi disabili in tutti i ruoli, anche di comando; il cinema ci ha insegnato a guardare con ironia anche le persone disabili.

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Roma, 19 giugno 2017, presentazione della Carta deontologica delle PRM

La sensibilità è cambiata, ma molti problemi restano, sia nell’opinione pubblica che nell’informazione. Basta stare un po’ sui social network per verificare come la gente con estrema facilità usi come insulti termini come “handicappato” e come spesso sfoghi il proprio rancore riversandolo proprio su queste persone. Vox Diritti ha pubblicato le mappe dell’intolleranza su Twitter: analizzando per sette mesi i tweet in lingua italiana ne ha censiti quasi 25.600 contro i disabili che, in questa triste classifica, si trovano al secondo posto dopo le donne (71mila) e prima degli islamici (22.400).

L’informazione, da parte sua, oltre a dare poco spazio ai diritti delle persone disabili e alle loro storie, usa spesso termini ed espressioni inesatte o improprie, contribuendo così a rilanciare i pregiudizi e un’immagine negativa delle persone disabili, identificate con le loro difficoltà.

Una carta deontologica su informazione e disabilità

Da qui nasce la proposta lanciata da Fiaba, di lavorare ad una Carta deontologica delle PRM (persone con ridotta mobilità), che offra agli operatori dell’informazione indicazioni per un corretto approccio al tema, anche sul piano linguistico. Alla proposta – che è stata presentata oggi con il coinvolgimento dell’Ordine dei Giornalisti del lazio, hanno aderito Disabili.com, Unitalsi, Comunità di Capodarco, Rete Sole, Sanità Informazione, FNSI (Federazione nazionale della Stampa), Ordine dei Giornalisti Abruzzo e Cesv.

Ad esempio, Fiaba vorrebbe che fossero bandite espressioni come “costretto su una sedia a rotelle”, perché la sedia a rotelle è un ausilio che dà autonomia, uno strumento facilitatore, non di costrizione. Oppure parole come “menomato”, che si potrebbe immaginare già sparita dal linguaggio dell’informazione come da quello comune, e invece sopravvive proprio nel «Testo Unico dei Doveri del Giornalista”, che all’articolo 6 recita: “Il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali». Anche il termine “handicappato” è ormai diventato un insulto, e quindi non deve più essere usato.

Per cambiare il rapporto tra informazione e disabilità, forse pensare a un vero e proprio codice deontologico è troppo: per i giornalisti ne esistono già 16 e si potrebbero integrare e valorizzare quelli esistenti, ma certamente è auspicabile e utile un impegno per una maggiore attenzione a questo tema da parte del mondo dell’informazione.

Perché le parole sono pietre, in ogni campo, ma in questo forse di più.

 

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La mappa dell’intolleranza contro la disabilià su twitter (fonte www.voxdiritti.it/

 

Paola Springhetti

Giornalista. Coordina l’area comunicazione e promozione del Cesv.

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