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Piano sociale regionale

L’APPELLO DELLA SOCIETÀ CIVILE PER UN NUOVO WELFARE

L’APPELLO DELLA SOCIETÀ CIVILE PER UN NUOVO WELFARE

La richiesta è di coinvolgere la società civile nella rinascita dei tessuti sociali stravolti dalla crisi. Anche per vincere i populismi e la criminalità organizzata

Nei giorni scorsi, un gruppo di esponenti del mondo del sociale hanno pubblicato un Appello della Società Civile per la Ricostruzione di un Welfare a misura di tutte le persone e dei territori e l’hanno inviato, come lettera aperta, al presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, al presidente della task force governativa per la Fase Due, Colao e al presidente dell’Anci, il sindaco di Bari Antonio De Caro. Questo è il testo.

«Mai come in questa terribile congiuntura siamo chiamati a diventare consapevoli di questa reciprocità che sta alla base della nostra vita. Accorgendosi che ogni vita è vita comune, è vita gli uni degli altri, degli uni dagli altri. Le risorse di una comunità che si rifiuta di considerare la vita umana solo un fatto biologico, sono un bene prezioso, che accompagna responsabilmente anche tutte le necessarie attività della cura. Forse abbiamo eroso spensieratamente questo patrimonio, la cui ricchezza fa la differenza in momenti come questi, sottovalutando gravemente i beni relazionali che esso è in grado di condividere e di distribuire nei momenti in cui i legami affettivi e lo spirito comunitario sono messi a dura prova, proprio dalle basilari necessità della protezione della vita biologica»

(Pontificia Accademia per la Vita, “Pandemia e fraternità universale”, 30 marzo 2020).

Come società civile sentiamo il dovere di intervenire perché i corpi intermedi che costituiscono il capitale sociale italiano siano al più presto coinvolti in un grande lavoro di caring, di presa in carico delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi. Viviamo uno sconvolgimento degli stili di vita democratici senza precedenti, uno shock che chiede visione per affrontare non solo l’uscita da esso, ma anche e soprattutto ricostruzione dei legami sociali e il rilancio di una migliore economia a misura d’uomo, un’economia civile, che abbia a cuore la centralità della persona, dei territori e un’attenzione costante all’ambiente e alla crisi climatica.

I rischi di una mancanza di visione sono già intellegibili: da un lato lo sfaldamento dell’Europa non-unita, che ricorrendo e rincorrendo pratiche insostenibili di austerity consentirebbe alle forze populiste di cogliere l’occasione dell’emergenza sanitaria per avanzare e dettare le proprie regole contro i legami solidali degli uomini e delle donne del mondo e la loro libertà; dall’altro il rischio che la criminalità organizzata aggredisca diverse aree del nostro Paese, soprattutto dove essa è già collocata come corpo intermedio antagonista allo Stato, rispondendo per prima ai bisogni improvvisi e urgenti di coloro che già prima dell’arrivo del Covid-19 vivevano una condizione di precrisi, di precarietà economica e sociale, e che oggi sono immediatamente caduti nel ricatto dell’usura. Uno stesso rischio con due facce: l’Europa che rischia di tardare a dare riposte comunitarie alle crisi nazionali dei Paesi colpiti dal coronavirus, l’Italia che con i suoi aiuti sociali innestati nell’apparato burocratico esistente rischia di perdere la competizione con le reti della criminalità organizzata.

Chiediamo come società civile italiana di essere coinvolti nel presidio e nella rinascita dei tessuti sociali stravolti.

Al Governo si chiede di essere da subito interlocutori ai tavoli dove si discute la Fase 2, si chiede che i corpi intermedi del sociale abbiano voce per il loro sapere sociale e le loro pratiche di prossimità necessarie a qualsiasi ipotesi di ripresa. Chiediamo al Governo di riconoscere un ruolo ai presìdi locali del nostro Capitale Sociale attivando in tutti i Comuni percorsi personalizzati, familiari e territoriali in cui il Terzo settore venga coinvolto nella progettazione attraverso piani strategici territoriali e misure personalizzate. La crisi si annuncia tale che non basterà la semplice distribuzione di beni materiali affidata al Terzo settore, occorrerà parlare di riconversione e ricostruzione delle nostre economie globali e locali.

Riprendiamo oggi il cammino di quel dialogo proficuo tra laici e cattolici che ha portato alla vera e indiscussa riforma del nostro Stato Sociale, l’Istituzione del Servizio sanitario nazionale, la Legge 833 del 1978. Un servizio che quel Legislatore aveva centrato nel rapporto tra salute e territorio e la cui lenta e colpevole implosione è stata smascherata dalla attuale emergenza in cui il rapporto tra salute e territorio è tornato a essere centrato sul paradigma centralizzato dell’ospedale, trascurando le cure domiciliari e i presidi territoriali di presa in carico.

Oggi viviamo una nuova occasione per far ripartire quel dialogo. È una nuova occasione perché l’Italia ricorra al suo senso di comunità nazionale, correggendo a livello nazionale la disuguaglianza dei regionalismi, e facendo affidamento sull’architrave della sua sussidiarietà: la vicinanza del Terzo settore ai bisogni delle persone e dei territori.

Nella Fase 2, e fin da ora, ci aspettiamo di essere convocati per il bene dell’Italia a collaborare con le politiche pubbliche e avere così la possibilità di presentare proposte operative.

Le firme

Angelo Righetti fondatore della Rete di Economia Sociale Internazionale

Giulio Santagata Rete di Economia Sociale Internazionale

Angelo Moretti presidente Rete Economia Sociale Internazionale e presidente Consorzio Sale della Terra2

Alberta Basaglia e Maria Grazia Giannichedda fondazione Franco e Franca Basaglia

Andrea Morniroli Forum delle Disuguaglianze e delle Diversità

Carlo Borgomeo presidente Fondazione con il Sud e presidente Impresa Sociale con i Bambini

Don Francesco Soddu, direttore Caritas Italiana

Don Virginio Colmegna presidente Fondazione Casa della Carità

Ermete Realacci presidente Fondazione Symbola

Franco Rotelli psichiatra già presidente Commissione Sanità del Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia

Giovanna Del Giudice presidente Conferenza Salute Mentale Franco Basaglia

Gisella Trincas Presidente Unasam

Giovanbattista Costa e Leonardo Becchetti Next Nuova Economia per Tutti

Luciano Carrino presidente Kip School International

Luigino Bruni ed Elena Granata scuola di Economia Civile

Maria Grazia Guida presidente Associazione Amici Casa della Carità

Matteo Truffelli presidente Azione Cattolica Italiana

Riccardo Bonacina fondatore e coordinatore editoriale di Vita NoProfit

Roberto Rossini presidente Acli

Rosanna Mazzìa, presidente Associazione Borghi Autentici di Italia

Salvatore Cacciolla presidente BioAS, Associazione Nazionale Bioagricoltura Sociale

i Sindaci della Rete dei Piccoli Comuni del Welcome

Stefano Ciafani presidente Legambiente Onlus

Simmaco Perrillo presidente Consorzio Nuova Cucina Organizzata (NCO)

Elena De Filippo presidente Cooperativa Sociale Dedalus

don Nicola De Blasio direttore Caritas Diocesana di Benevento

Leandro Limoccia presidente Collegamento Campano Contro le Camorre

Alessandro Sirolli presidente 180Amici L’Aquila

 

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