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SALUTE MENTALE. OLTRE I SERVIZI SANITARI SERVONO SISTEMI INTEGRATIVI

SALUTE MENTALE. OLTRE I SERVIZI SANITARI SERVONO SISTEMI INTEGRATIVI

A 40 anni dalla Legge Basaglia, la proposta di Progetto Itaca è il modello di riabilitazione psichiatrica Clubhouse International®

A quarant’anni dall’emanazione della Legge Basaglia, la n. 180/1978, che decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici comunemente chiamati “manicomi”, promuovendo la psichiatria di comunità sul territorio, si è aperto un dibattito molto interessante riguardo una sua più corretta applicazione e/o addirittura l’andare “oltre” la 180. Una volta riconosciuto alla Legge Basaglia il grande merito di aver restituito la dignità di “persone” ai pazienti psichiatrici e di aver umanizzato le cure, è tempo di attuare altre indicazioni contenute nella 180, con l’obiettivo di affiancare ai servizi sanitari dedicati sistemi integrativi socio-riabilitativi che riducano la cronicizzazione del disturbo mentale e permettano a chi ne soffre di avere una vita piena. Come garantisce l’applicazione del modello riabilitativo Clubhouse International ®, adottato in Italia da Progetto Itaca.

La legge 180 era una cornice normativa che demandava alle Regioni l’elaborazione di azioni esecutive, così da tradurne i principi generali in politiche attive. Durante i 40 anni dall’emanazione della legge, nelle singole realtà regionali, si sono avvicendate modalità di gestione diverse per cui, nel passaggio da un sistema ospedaliero nazionale a una psichiatria di comunità, ne è derivata una mappatura dei servizi psichiatrici molto eterogenea, tra pratiche di eccellenza e realtà piuttosto lacunose.

Per quanto riguarda la Regione Lazio, lo scenario delineato attraverso le evidenze statistiche analizzate nel report Osservatorio Polis Mentis (il Bene Pubblico per la Mente), elaborato da Progetto Itaca Roma in occasione delle elezioni regionali del 4 marzo 2018, conferma le difficili condizioni in cui versa il mondo della Salute Mentale laziale. Le persone e le famiglie con una storia di disagio psichico sono molte, basti pensare che solo a Roma sono stati censiti oltre 30mila casi di pazienti con disturbi mentali[1]. A questa panoramica corrisponde una politica di spesa pubblica regionale nel 2016 pari a solo il 3,6%[2] del budget dedicato alla sanità, lontano dalla soglia minima del 5% cui si erano impegnati i Presidenti di tutte le Regioni già nel 2001.

 

clubhouse internationalINVESTIRE SU SISTEMI INTEGRATI RIDUCE I COSTI. Molto è stato fatto in quarant’anni, sebbene l’approccio più diffuso sia principalmente di tipo clinico-terapeutico orientato alla frequente ospedalizzazione dei pazienti e all’uso piuttosto massivo dei farmaci. Secondo l’ultimo Rapporto sulla Salute Mentale (Ministero della Salute, 2017), gli utenti psichiatrici assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale nel corso del 2016 sono stati oltre 800mila, di cui 68.863 nel Lazio.
Di questi, sono complessivamente 4.560 gli utenti presenti nelle strutture residenziali, per un tasso di 92/100.000 abitanti e con complessive 583.407 giornate di degenza il Lazio è la 6° regione con il più alto valore percentuale di ospedalizzazioni e lungo degenze residenziali. Gli utenti complessivi delle strutture semiresidenziali sono 2.551, pari a un tasso di 52/100.000 (8° posto), per oltre 157mila accessi. Sul fronte del consumo dei farmaci, nel Lazio il numero degli utenti trattati con antidepressivi sono 11.230/100.000 abitanti (12° posto della classifica nazionale), mentre sono 1.060/100.000 abitanti (15° posto) quelli a cui vengono somministrati gli antipsicotici.

Continuare a investire molte risorse, se non tutte, sull’approccio clinico-terapeutico, aumentando i posti letto o i farmaci da distribuire nelle corsie, è molto costoso e potrebbe non essere l’unica soluzione percorribile né la più efficace. Va chiarito che il ricovero e l’uso dei farmaci sono necessari, a volte indispensabili, soprattutto nelle fasi più acute e di esordio della patologia psichiatrica. Eppure, una volta superato lo stadio apicale, attraverso l’approccio riabilitativo sociale diventa realmente possibile aiutare la persona a ridurre la farmacologia fino alla definizione di una terapia di mantenimento e ad allontanare le ricadute con ricovero, garantendo così un più efficace sistema di cura e un netto risparmio per la spesa pubblica dei servizi sanitari regionali.

 

IL MODELLO CLUBHOUSE INTERNATIONAL. Tali evidenze sono state dimostrate attraverso un ampio studio dell’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) sui risultati dell’approccio riabilitativo non clinico del modello Clubhouse International®, dichiarato nel 2017 il più efficace “evidence based” a livello mondiale. La prima indagine scientifica è stata promossa attraverso uno studio realizzato dai ricercatori della Columbia University sulla storica Fountain House, prima struttura al mondo dove è stato adottato il modello riabilitativo Clubhouse International®, da cui sono state sviluppate le linee guida e buone prassi per allungare e migliorare la vita dei soggetti con disagio psichico.
Sulla base di tali studi, nel 2017 è stato realizzato un documento di indirizzo su come “Aiutare le persone con disturbo mentale grave a condurre vite più salutari e lunghe” (goo.gl/XJHQRf), in cui Fountain House viene descritta quale caso studio, grazie a un sistema di cura comunitario fondato su un approccio integrato di assistenza sanitaria che combina supporto medico, psichiatrico e sociale.
Questo approccio riabilitativo è oggi molto diffuso nei Paesi nord europei e nord americani, dove sono state avviate, da decenni ormai, politiche di gestione del welfare più oculate rispetto a sprechi e di maggiore investimento a favore di sistemi integrati più innovativi, ad alto impatto e a minore costo. Questo approccio integrato supera investimenti in metodi unicamente centrati sull’approccio clinico-terapeutico che cura i sintomi in fase acuta e solo parzialmente interviene sulle cause del disturbo stesso, lasciando un alto rischio di ricadute allorquando il paziente viene dimesso e rimandato a casa.

 

clubhouse internationalIL CLUB ITACA ROMA. Gli utenti, i famigliari, i volontari e gli operatori di Progetto Itaca Roma testimoniano infatti, giornalmente, l’esistenza di nuovi sistemi sociali integrativi dei servizi sanitari dedicati alla Salute Mentale. In particolare, presso l’associazione di volontariato sono praticati programmi “patient-centricity” a basso costo e alta efficacia per dare soluzioni al disagio psichico, attraverso i corsi Famiglia a Famiglia della NAMI e il modello Clubhouse International®  adottato dal Club Itaca Roma. Questo metodo è certificato sulla base di 37 standard internazionali, si concentra sulla persona valorizzandone risorse e talenti piuttosto che aspetti patologici della malattia con un approccio prettamente riabilitativo non clinico. In questi anni sono stati garantiti a tutti gli utenti che frequentano assiduamente il centro gratuitamente, percorsi di riabilitazione e inserimento socio-lavorativo, con vantaggi evidenti sulla maggiore stabilità della persona con disagio mentale, effettiva riduzione della quantità di farmaci prescritti sotto controllo medico, allontanamento del temuto ricovero ospedaliero finanche al totale azzeramento di questa eventualità. Da notare che per alcune persone seguite nel Club Itaca Roma, è oggi più importante festeggiare gli anni dall’ultimo ricovero piuttosto che lo stesso compleanno di nascita, quasi a simboleggiare una nuova rinascita della persona stessa.

Nel centro Club Itaca Roma sono oggi seguiti in forma completamente gratuita 80 Soci/Utenti, di cui 30 hanno già fatto una o più esperienze lavorative presso imprese esterne e ben 10 Soci/Utenti hanno ottenuto il contratto a tempo indeterminato. Riuscire a far assumere una persona con diagnosi psichiatrica grave, come schizofrenia o disturbo bipolare, in tempi di così forte recessione economica e scarsità di lavoro, appare come un vero e proprio piccolo prodigio. L’obiettivo è di aiutare a superare l’isolamento, l’emarginazione e tornare attivamente nel mondo del lavoro, per condurre una vita pienamente soddisfacente e reinserirsi nel contesto socio-lavorativo.

A quarant’anni dall’emanazione della legge Basaglia, si danno per scontati i diritti di cittadinanza, di cura, di integrazione e rispetto verso le persone ammalate di un disagio psichico. Eppure, fino al ’78, i pazienti con diagnosi psichiatriche venivano internati nei manicomi senza veri percorsi di cura e sollevati di ogni diritto, persino il diritto di voto e di libertà. A fronte di tali epocali conquiste, sussistono ancora luoghi comuni, paure e preconcetti stigmatizzanti nei confronti dei soggetti sofferenti. Oggi, anche grazie alla 180, le persone con disagio mentale hanno tutti i diritti di “esistere”, libere, e di esprimersi andando “oltre” le barriere delle stigmatizzazioni, sollevando se stesse dalla condizione di malate croniche, aspirando a una qualità di relazioni piene con un’aspettativa di vita più longeva (la media è inferiore di quasi 20 anni rispetto a chi non soffre di patologie psichiatriche).

Questi risultati sono anche frutto della legge Basaglia e le persone con disagio psichico possono oggi aspirare a riabilitarsi presso un centro come il Club Itaca Roma, allontanando lo spettro delle ricadute con ricovero e l’eccessivo uso dei farmaci, assicurandosi la possibilità di utilizzare le proprie risorse fisiche, emozionali, sociali e intellettuali per vivere, apprendere e lavorare.

 

clubhouse internationalLE INIZIATIVE PER IL QUARANTENNALE. Per celebrare il quarantennale della 180, i volontari e gli utenti di Progetto Itaca Roma hanno preso parte alla Dream World Cup 2018,il secondo campionato mondiale di calcio a 5 per pazienti psichiatrici, che ha incoronato la nazionale italiana come campione del mondo. A ottobre, in occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale, scenderanno in tutte le piazze d’Italia con un messaggio di speranza simbolicamente rappresentato dal “riso”, distribuito durante la manifestazione Tutti matti per il riso”.

Inoltre, saranno parte delle belle iniziative che avranno il via sempre il prossimo ottobre, per affrontare e superare gli stigmi, i pregiudizi nel quale vivono singoli cittadini e comunità, ricordando il contributo di Franco Basaglia e della sua legge, e che saranno promosse da un Comitato interforze che vede coinvolto anche direttamente il Club Itaca Roma ed è promosso dal CESV e dall’ Associazione Fiore presso l’ex manicomio capitolino del Santa Maria della Pietà.

 

[1] Renato Frisanco, a cura di, “Reti di cura e disagio psichico”, Fondazione Don Luigi Di Liegro, Palombi Editori, intervento di Luigina Di Liegro pag. 9.

[2] Fabrizio Starace, Presidente SIEP, Presentazione all’incontro “Diritti, Libertà, Servizi –  Verso una Conferenza Nazionale per la Salute Mentale” (Roma, 11-12 maggio 2018)

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