DISABILITY HARD XXX. ADESSO SI PASSA ALL’AZIONE!

Carmelo Comisi, padre del Disability Pride Italia, racconta Disability Hard XXX, progetto di pornografia sociale che mette insieme persone disabili e porno attori per abbattere i taboo su sessualità e disabilità

di Giorgio Marota

Entusiasmo, un pizzico di audacia, la volontà di abbattere altre barriere. E poi? «L’interesse a creare un forte dibattito all’interno della società per scardinare alcuni forti pregiudizi sul porno». Carmelo Comisi, attivista per i diritti delle persone con disabilità e ideatore del Disabilty Pride Italia, rete costituita da diverse realtà organizzate e da singoli che condividono il comune obiettivo di realizzare una società inclusiva, ha già attivato quelle leve che potrebbero portare a una vera e propria rivoluzione sessuale nel mondo della disabilità. Il progetto Disability Hard XXX, infatti, si pone come obiettivo quello di realizzare contenuti pornografici insieme a persone con disabilità disposte a diventare attori e attrici durante un rapporto con professionisti del settore. Ma non solo: oltre all’atto in sé, i protagonisti verranno seguiti dalle telecamere in una sorta di backstage affinché possano raccontare le proprie storie, testimoniare le difficoltà nel quotidiano e confidare come vivono la propria sessualità.

“Portare corpi non conformi all’interno di una realtà da sempre dominata dagli stereotipi estetici tradizionali” è una sfida enorme in una società per certi versi ostile a certe tematiche, dove il mainstream televisivo e cinematografico ad esempio fatica a rappresentare correttamente il tema scendendo spesso al livello del pietismo. «Quando si parla della nostra sessualità, lo si fa in modo edulcorato. Oppure, se si usano termini espliciti, non si mostra mai l’atto pratico. Eppure i disabili hanno le stesse pulsioni e gli stessi desideri dei non disabili» spiega Comisi. La disabilità fisica e mentale viene spesso inquadrata con la lente dei soggetti fragili che necessitano di cure assistenziali. E il sesso? È un diritto di tutti, e non da oggi. Nel 1999 la World Association of Sexology ha redatto una dichiarazione nella quale si evidenzia come “La sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano. I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla libertà, sulla dignità e sull’uguaglianza”. Il principio, ovviamente, non vale solo per i normodotati. «Purtroppo ci trattano come gli animali della savana in National Geographic» scherza Comisi.

Love giver: la strada è ancora lunga

Disability HardIn Italia non si è ancora riusciti a normare i “sex worker”, lavoratori e lavoratrici del sesso senza alcun diritto, e al tempo stesso la figura del “love giver” è spesso sottovalutata (in Italia c’è una proposta di legge ferma dal 2014, in Paesi come Svizzera, Germania, Olanda e Danimarca la figura è regolamentata da anni) quando si parla di assistenza sessuale ed educazione all’affettività. «Ci sentiamo estranei a questo mondo, eppure ne usufruiamo come tutti gli altri» precisa l’attivista. Una ricerca, la prima nel Lazio, presentata di recente dal Forum sulla sessualità delle persone con disabilità o con disagio mentale ha dimostrato come gli stessi operatori del settore – tra cui personale medico, psicologi, infermieri e OSS, fisioterapisti e operatori dell’area socio-educativa – sappiano “abbastanza” (47%) o “poco” (39,5%) dell’impatto e dell’influenza della sessualità nella disabilità, e il 40,3% del campione ha dichiarato di essersi sentito non abbastanza competente nel rispondere alle domande di famiglie e utenti sull’argomento. Quasi un intervistato su due ha dichiarato inoltre che la questione non viene mai, o quasi mai, discussa. Insieme a Maximiliano Ulivieri, responsabile del progetto Love Giver, e con l’aiuto della porno attrice Nemesi oltre che di Luca Borromeo, sex worker professionista, supportati dalla troupe di videomaker di Videolove Italia, Comisi realizzerà quindi dei video da pubblicare su una piattaforma non ancora identificata. Chi partecipa al progetto in qualità di attore lo farà gratuitamente, aderendo a titolo di volontariato. «Cercheremo degli sponsor e se non dovessero bastare per coprire i costi di produzione faremo una raccolta fondi. Stiamo già raccogliendo diverse richieste». Nemesi, laureata in antropologia e civiltà orientali, ci ha messo già la faccia: «Accusano noi pornoattori di non trasmettere buoni messaggi, io invece voglio dare una testimonianza diversa» ha spiegato in un video pubblicato sulla pagina Facebook di Disability Hard. Il suo impegno nel sociale va avanti da anni e si è in qualche modo rafforzato da quando suo papà ha perso una gamba.

Disability Hard XXX: una missione culturale

Gli ostacoli che il progetto dovrà superare stavolta non sono soltanto fisici. Le barriere, in questo caso, entrano in dinamiche talmente delicate da suscitare imbarazzo se non scandalo. Eppure, secondo le stime, circa 150 milioni di persone ogni giorno visitano un sito pornografico: sono 29 mila al secondo e se fino a pochi anni fa il rapporto tra fruitori uomini e donne era totalmente sbilanciato a favore dei primi (70-75%) oggi almeno 4 donne su 10 dichiarano di accedere ai contenuti pornografici. Secondo il report di Pornhub, dopo Stati Uniti e Inghilterra l’Italia è al terzo posto tra i Paesi occidentali per numero di visualizzazioni. L’industria della pornografia è un mercato da 100 miliardi di dollari l’anno e come tale andrebbe considerato. Anche se poi, ovviamente, ci sono risvolti scientifici da considerare con attenzione. Quando guardiamo materiale pornografico, infatti, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore legato al meccanismo di ricompensa e piacere; accade la stessa cosa con il sesso, con il gioco d’azzardo o l’assunzione di droga. Quando la mente associa la pornografia alla scarica di dopamina, ci convinciamo che ripetendo quel comportamento si ottiene lo stesso effetto di gratificazione e così, a forza di fruirne, il corpo sviluppa una sorta di tolleranza alla dopamina che ci porta a consumare pornografia sempre più frequentemente. È per questo che, a lungo andare, gli utenti hanno bisogno di stimoli più intensi, di video più estremi, o di un maggior tempo di esposizione. Con conseguenze che, portate all’estremo, secondo gli esperti causerebbero diminuzione di autostima e rafforzamento degli stereotipi di genere, rendendo più difficile l’eccitazione. Chiaramente, quelle elencate sono soltanto le conseguenze dell’abuso e i problemi nascono quando l’uso si trasforma in dipendenza. «Il porno in sé non è mai qualcosa di negativo e noi sentiamo di avere anche una missione di tipo culturale» argomenta Comisi. «Viviamo in un mondo dove la gente comune si trova a disagio quando deve relazionarsi con persone con disabilità». Il lavoro da portare avanti all’insegna dell’inclusione è enorme e il processo, nonostante l’opinione pubblica sia sensibilizzata già da diversi anni, può dirsi solamente cominciato. «Giustamente si parla di emancipazione delle donne ancora in corso e le suffragette sono nate 100 anni fa. Significa che noi avremmo bisogno di almeno 1000 o 2000 anni».

Immagini progetto Disability Hard XXX

DISABILITY HARD XXX. ADESSO SI PASSA ALL’AZIONE!

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