SESSUALITÀ E DISABILITÀ: UNA RICERCA FA IL PUNTO SUL LAZIO

Formazione, intervento sui servizi, assistente sessuale sono gli interventi necessari. La ricerca del Forum sulla sessualità delle persone con disabilità o con disagio mentale presentata a Roma

di Lucia Aversano

Nel 1999 la World Association of Sexology ha redatto la Dichiarazione dei Diritti Sessuali nella quale si legge come prima cosa che “La sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano. I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla liberta, sulla dignità e sull’uguaglianza.” Il diritto a vivere la propria sessualità è dunque universale e comprende anche le persone con disabilità. Tuttavia ancora oggi in Italia persistono forti tabù rispetto alla sessualità delle persone con disabilità sia fisica che mentale, le quali continuano ad essere viste in maniera infantilizzata e stereotipata, considerate esclusivamente come soggetti fragili che necessitano solo cure assistenziali. Mentre in altri paesi europei come la Svizzera, la Germania, l’Olanda e la Danimarca ad esempio, è stata regolamentata la figura dell’assistente sessuale, ossia un operatore professionale che supporta la persona disabile nel percorso alla scoperta della propria sessualità, in Italia la questione è ferma da 10 anni. Nel 2014 è stato proposto un Disegno di Legge con Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità volto a istituire la figura dell’assistente per la sana sessualità e il benessere psico-fisico delle persone disabili. Ma la proposta è rimasta tale e la lotta al riconoscimento dei diritti sessuali viene portata avanti in maniera frammentaria.

Una ricerca, la prima, nel Lazio

sessualità disabilità
sessualità disabilità

Il Forum sulla sessualità delle persone con disabilità o con disagio mentale nato dal Coordinamento Insieme Uguali e Diversi e composto da oltre 40 organizzazioni, il 20 gennaio ha presentato, con il supporto di CSV Lazio – Centro di Servizio per il Volontariato, una ricerca su come la sessualità delle persone con disabilità viene affrontata nei servizi che li hanno in carico. La ricerca è stata eseguita somministrando un questionario strutturato a tre campioni: utenti, famiglie e operatori sociosanitari. In totale le persone coinvolte nella compilazione del questionario sono state 775, tra cui: 106 persone con disabilità o disagio mentale; 231 familiari e 438 operatori di servizi per la disabilità e la salute mentale. La ricerca, la prima nel Lazio, ha fatto emergere diverse questioni. La prima, e più importante è che il tema della sessualità delle persone con disabilità è molto più sentito di quanto si pensi. Se ne parla ancora troppo poco ma esiste una concreta volontà di affrontare il problema in maniera aperta da parte sia degli operatori che delle famiglie.

Il punto di vista degli operatori

 Daria Dolfini, psicologa e ricercatrice ha spiegato durante la presentazione dei dati che «la sessualità non è solo l’atto in sé ma è tante cose. Nella ricerca noi queste cose le abbiamo messe tutte in fila: parliamo della possibilità di avere un figlio, della possibilità di provare emozioni e del piacere del corpo, di affettività e di relazione con gli altri, di prevenzione e salute». Ma quanto ne sanno davvero gli operatori dell’influenza della disabilità sulla sessualità? A questa domanda, la maggioranza degli operatori dei servizi intervistati – tra cui personale medico, psicologi, infermieri e OSS, fisioterapisti e operatori dell’area socio-educativa – ha risposto “abbastanza” e “poco” (abbastanza 47%: poco il 39,5%), e sempre la maggioranza, il 64,9% del campione, ha dichiarato che la sessualità è “molto importante” nella vita nel bilancio di salute complessivo dell’utente. Di contro, quasi la metà degli operatori, il 40,3%, ha dichiarato di essersi sentito non abbastanza competente nel rispondere alle domande di famiglie e utenti sulla sessualità. L’altra metà ha invece dichiarato di essersi sentito a proprio agio.  È emersa dunque la necessità da parte degli operatori di una formazione specifica sul tema focalizzata su: educazione sessuale dei ragazzi (argomento segnalato dal 75,7% degli intervistati); l’importanza della componente emotiva per entrare in rapporto con sé (segnato dal 64,8% del campione) l’influenza delle varie forme di disabilità sulla sessualità (per il 59,3%).

Come affrontano il tema gli utenti e le loro famiglie

Così come gli operatori sono consapevoli della carenza di conoscenza del tema, anche i familiari dichiarano di non avere le competenze (56 risposte) o di non sentirsi a proprio agio (45 risposte) quando parla di sessualità con la persona di riferimento. Il 43,2% degli intervistati ha perfino dichiarato che l’argomento non viene mai, o quasi mai discusso. Inoltre, i familiari affermano che, secondo la loro esperienza, gli operatori sanitari non tengono conto quasi mai (il 49,3% degli intervistati) della sessualità come aspetto importante per la vita. Conferma questa, che il contesto culturale è ancora fortemente ancorato al tabù e al pregiudizio. Le risposte date dalle persone con disabilità hanno ulteriormente dimostrato i gravi problemi che esistono quando si affronta il tema della sessualità.  Ad esempio alla domanda “Cos’è la vita sessuale per le persone con disabilità e disagio psichico”, gli utenti hanno risposto in maggioranza “un desiderio”. Per 44 persone del campione è “un bisogno”, e 43 hanno segnalato la risposta “un aspetto di vita problematico”. Solo in 3 (su un totale di 106 intervistati) hanno risposto che è un aspetto della vita non indispensabile. Anche le risposte alla domanda “Com’è l’attività sessuale nella tua vita” evidenziano una carenza difficile da colmare: la risposta “assente e desiderata” è stata indicata dalla maggior parte degli intervistati, seguita dalla risposta, “praticata in solitudine ma insoddisfacente”.

Cosa fare? Le proposte emerse

sensuability
In foto Armanda Salvucci, Presidente dell’associazione Nessunotocchimario, che combatte gli stereotipi su sessualità e disabilità. Suo è il progetto Sensuability.

Per Renato Frisanco, sociologo, coordinatore del Forum sulla sessualità delle persone con disabilità o con disagio mentale nato dal Coordinamento Insieme Uguali e Diversi e ricercatore che ha curato la ricerca, «esiste un problema di sensibilità e formazione di cui c’è un grande bisogno, un bisogno che gli operatori rilevano in misura molto importante e a cui bisogna dare una risposta». Le proposte raccolte dal questionario hanno evidenziato quattro elementi sui quali puntare: formazione degli operatori dei servizi dedicati alla disabilità-salute mentale per affrontare con maggiore sensibilità e competenza il tema della sessualità fin dalla presa in carico degli utenti; informazione e formazione di familiari e utenti, attraverso appositi gruppi che trattino il tema della sessualità in chiave educativa; adeguamento dei servizi in tre direzioni: riconoscimento della problematica fin dalla presa in carico; l’istituzione di appositi sportelli di tipo orientativo; rafforzamento delle competenze dei servizi esistenti. Infine è emersa la necessità di scardinare il pregiudizio che ostacola il riconoscimento di tale diritto bisogno attraverso la sensibilizzazione della cittadinanza e la promozione dell’educazione sessuale accessibile a tutti a partire dalla scuola.

Consulenze sessuologiche e masturbazione accessibile: l’esperienza di Piacere per Tutti

All’incontro del 20 gennaio, l’associazione di volontariato Piacere per Tutti ha raccontato la propria esperienza iniziata nel 2021. L’associazione nasce con l’obiettivo di donare consulenze sessuologiche e sex toys smart. Qui l’aspetto della gratuità ha un ruolo determinante. «Ci siamo resi conto», ha spiegato Azzurra Carrozzo, sessuologa e psicoterapeuta, «che le persone con disabilità hanno già grandissime spese da dover affrontare e anche per questo motivo l’aspetto sessuale viene messo da parte perché, per esempio, se c’è già la fisioterapia da pagare la consulenza con il sessuologo o l’acquisto di un sex toy non sono cose importantissime, soprattutto per i familiari che devono affrontare la spesa». L’associazione ha iniziato il suo lavoro con l’obiettivo di promuovere la masturbazione accessibile ma in seguito ha spostato la propria attenzione sulla socializzazione «perché non ci può essere sessualità senza socializzazione. «Abbiamo lavorato sulla masturbazione accessibile per tutto il primo anno», ha raccontato Carrozzo, «ma poi ci siamo dette che bisognava creare esperienze di socializzazione per far sì che le persone imparino a confrontarsi e a parlare di esperienze sessuali ed esperienze di vita». Da qui l’associazione ha strutturato un ciclo di eventi con lo scopo di soddisfare i bisogni relazionali, affettivi e sessuali con il maggior livello di autonomia possibile.

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