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Mafie nel lazio

ZINGARETTI: LE MAFIE NEL LAZIO SONO UN FENOMENO SOTTOVALUTATO

ZINGARETTI: LE MAFIE NEL LAZIO SONO UN FENOMENO SOTTOVALUTATO

Il rapporto presentato dalla Regione Lazio offre un'analisi impietosa della criminalità organizzata nel nostro territorio

Si è svolta ieri presso la Casa del Jazz di Roma la presentazione del rapporto “Mafie nel Lazio”, un’opera curata dall’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio e dall’associazione Libera a cui hanno contribuito giornalisti, istituzioni, forze dell’ordine e magistratura. Giunto alla seconda edizione, il rapporto offre un’analisi accurata e puntuale sulla penetrazione della criminalità organizzata nel territorio laziale, dove le mafie, più che al controllo militare, puntano soprattutto alla gestione di pezzi del tessuto economico-produttivo.
«Le Mafie nel Lazio ci sono, senza giri di parole, e la missione delle istituzioni è quella di combattere il fenomeno anche a livello culturale. Il rapporto è un contributo importante per far crescere la consapevolezza di quello che ci accade intorno. Ed è importante perché è un testo che finalmente unisce tutto ciò che è avvenuto senza paura di denunciare», ha dichiarato Nicola Zingaretti, il presidente della Regione Lazio.

Mafie nel Lazio
La presentazione del rapporto sulle mafie nel Lazio

La questione culturale è proprio il punto nodale di tutta la presentazione, poiché lo spazio che occupa la criminalità organizzata nel nostro tessuto sociale si alimenta dell’indifferenza, o peggio, del negazionismo dei cittadini laziali, che preferiscono smentire giornalisti, magistratura e istituzioni quando nel loro quartiere si parla d’infiltrazioni mafiose all’interno di aziende e pubblica amministrazione. La ritrosia a prendere consapevolezza del fenomeno è aggravata dal consenso sociale che riscuote la criminalità locale; consenso frutto della trasposizione nel territorio laziale del modello organizzativo delle mafie del sud Italia. Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta gestiscono piazze di spaccio, palestre e sale slot con un occhio attento ai bisogni della cittadinanza che gravità attorno a quei luoghi: spesso, lo stesso boss di quartiere si fa garante di un rinnovato benessere, offrendo una sorta di welfare o di ufficio di collocamento alla popolazione locale, laddove lo Stato è assente o non ha le risorse sufficienti.

Serve un’azione culturale

Il rapporto offre anche una fotografia diacronica della capitale che fa un po’ di chiarezza sulla reale portata del fenomeno mafia. Il procuratore Prestipino sostiene che Roma offre una piazza affari potenzialmente enorme per tutte le organizzazioni criminali italiane ed estere. Se prima la metropoli laziale era solo un crocevia di uomini e denaro, che poi altrove avevano le loro basi criminali, oggi la piazza romana offre uno scenario di gruppi organizzati sul modello mafioso, stabilmente penetrati nel territorio e molto eterogenei tra loro. A supporto del fatto che l’azione dei nuclei investigativi e delle forze dell’ordine non basta a contrastare la criminalità organizzata, è la radicata presenza della mafia in tutti gli strati sociali delle nostre città. Attraverso la corruzione e il narcotraffico, la mafia è legata a doppio filo con la cittadinanza stessa che, a volte inconsapevolmente, alimenta la criminalità con il silenzio. La corruzione è uno degli strumenti preferiti dalla mafia, che riesce ad espandersi nei settori del commercio, dell’edilizia e della pubblica amministrazione senza versare sangue e senza creare allarme sociale.  Come l’inchiesta Mafiacapitale c’insegna, dice il generale Agovino, la corruzione mafiosa riduce il rischio, genera guadagni in settori diversi dalle attività illegali note e consolida posizioni dominanti sugli avversari.
Mafie nel LazioGli abitanti di un quartiere che si vedono chiudere una sala scommesse o una palestra gestita dal boss locale vedono l’azione repressiva statale come un fatto negativo e una perdita sociale. Per questo c’è bisogno di uno sforzo comune, una sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni per scardinare il consenso sociale, per fornire alla popolazione degli anticorpi culturali a difesa della legalità.
Parole forti come pugni nello stomaco, come macigni che l’opinione pubblica non può ignorare: questa è la sintesi degli interventi del convegno che ritroviamo integralmente nel testo “Mafie nel Lazio”.

 

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Flavio Mezzanotte
Flavio Mezzanotte

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