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REFUGEES WELCOME: LE STORIE DI ACCOGLIENZA SI MOLTIPLICANO NEL LAZIO

REFUGEES WELCOME: LE STORIE DI ACCOGLIENZA SI MOLTIPLICANO NEL LAZIO

Famiglie che accolgono o si offrono per percorsi "fianco a fianco": il progetto, con le sue storie di accoglienza, è in tutte le provincie

«Da qualche settimana ho aperto la mia casa ad Abdelaziz, un ragazzo rifugiato. La prima cosa che gli ho detto è stata: sei una persona libera come sono libera io». È la testimonianza di “Nonna Luciana”, una signora romana di 90 anni, che lo scorso anno ha aperto la sua casa a un giovane rifugiato solo, ospitandolo e accompagnandolo nel suo percorso di studi. Dal 2015 ad oggi sono tante le storie di accoglienza che l’associazione Refugees Welcome Italia ha saputo realizzare, grazie ad una piattaforma che fa incontrare ragazze e ragazzi rifugiati non ancora autonomi, con cittadini, coppie o famiglie disposti ad offrire loro tempo e spazi per accoglierli.

Storie di accoglienza

Nulla a che vedere con un banale algoritmo che genera gli abbinamenti, perché la vera forza dell’associazione sono i gruppi territoriali formati da attivisti che, guidati dal coordinamento nazionale, curano e monitorano tutto il processo di segnalazione, accoglienza e convivenza. Dal 2016, anno in cui è stato fondato, il coordinamento di Roma ha attivato 64 convivenze, ognuna delle quali ha fatto incontrare culture diverse.

«L’idea base di accoglienza», racconta Francesca Debbas, coordinatrice Refugees Welcome di Roma e Lazio, «non è esclusivamente l’ospitalità nuda e cruda, ma c’è tutto un coinvolgimento da parte dell’ospitante, sugli aspetti di vita del rifugiato (l’apprendimento della lingua, lo studio, la ricerca del lavoro, il confrontarsi con una nuova cultura). Chi si candida ad ospitare questi ragazzi e ragazze mette a disposizione il proprio tempo e le proprie reti amicali, per dare opportunità di crescita all’ospite. Il “patto di convivenza”, che si firma ad inizio percorso, dura 6 mesi, ma il tempo di accoglienza può essere prolungato in base alle esigenze sia dell’ospitante che dell’ospite».

Nel Lazio cresce

Grazie al finanziamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI), Refugees Welcome ha rafforzato la sua presenza sul Lazio, creando nuove reti all’interno delle province di Viterbo, Rieti, Latina e, come ultima, Frosinone, dove è da poco nato un nuovo coordinamento territoriale, in cerca di nuovi attivisti e candidati ad accogliere.

storie di accoglienza«Attualmente nel Lazio abbiamo 12 convivenze attive, con una buona risposta da parte dei cittadini (nel 2020 alcune non sono partite a causa dell’emergenza Covid). Quello che proponiamo non è un percorso facile, però a chi presenta la candidatura (famiglie, single, coppie eterosessuali e omosessuali, anziani eccetera) diciamo allo stesso tempo che è più semplice di quello che sembra. Tolti i dubbi iniziali, chi decide di accogliere entra subito in relazione con l’ospite, creando un legame che prosegue anche terminata la convivenza. In più ci sono sempre due nostri attivisti, che per ogni accoglienza guidano e monitorano tutto il percorso, fornendo informazioni e seguendo le evoluzioni».

Chi accoglie e chi è fianco a fianco

Ognuna delle storie di accoglienza ha la sua bellezza, ma anche i suoi elementi di difficoltà, spiegano gli attivisti di Refugees Welcome; come quella a Roma ha visto coinvolti un signore ottantenne pronto ad aprire la sua casa ad un nuovo ospite «Avevamo individuato un giovane gambiano di 24 anni, che stava per lasciare un centro di accoglienza. Quando, però, gli abbiamo proposto di andare a vivere con un anziano, era un po’ spaventato perché non pensava di poter costruire una relazione con un signore così grande. Dopo poche settimane si è ricreduto, ha lasciato dietro di sé i pregiudizi e ha riscoperto in lui un nonno».

storiedi accoglienzaNon solo si può ospitare un giovane rifugiato ma da poco ci si può candidare anche come “mentori” : il progetto, realizzato insieme ad Unicef, permette ai cittadini che non riescono ad ospitare in casa, di dare ugualmente supporto e orientamento a quei giovani migranti soli, arrivati in Italia come minori non accompagnati. «Una sorta di tutoraggio», spiega Francesca, «per questi ragazzi che, diventati da poco adulti, si ritrovano privi di figure che possano fornirgli un adeguato orientamento e inclusione culturale. “Fianco a fianco” è partito un anno fa da Palermo e si sta replicando in altre grandi città come Roma. Anche su questo fronte stiamo avendo importanti riscontri di iscrizione».

Una sfida pienamente vinta, quella di Refugees Welcome, che ancora oggi investe su un processo di inclusione guidato non dai singoli ma dalle reti di comunità. Sia per candidarsi all’accoglienza di rifugiati che per diventare mentori naturali il punto di riferimento resta la piattaforma web refugees-welcome.it, dove si può partecipare ai progetti anche da attivisti.

Qui il video di Nonna Luciana:
 Luciana e Abdelaziz: la storia della partigiana che ha accolto un rifugiato. – YouTube

 

 

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Ermanno Giuca
Ermanno Giuca

Dopo la laurea in scienze della comunicazione sociale e una specializzazione in giornalismo ho mosso i primi passi nel Terzo settore. Oggi mi occupo di Digital Fundraising e comunicazione per le organizzazioni nonprofit. Sono giornalista pubblicista con diverse collaborazioni periodiche su temi sociali

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