CECILE, INTEGRAZIONE TRA MUSICA E VOLONTARIATO

Immigrazione, integrazione, volontariato visti da Cecile, cantante italiana di origine camerunense che, con la musica, lotta contro i pregiudizi

di Flavio Mezzanotte

Cecile Vanessa Ngo Noug, la cantante italiana di origine camerunense che ha fatto parlare di sé all’ultimo festival di Sanremo, è un’artista che ha diviso l’opinione pubblica con il testo a tinte forti di N.e.g.r.a.. Sul palco dell’Ariston la canzone non ha avuto successo ed è stata salutata in maniera controversa dal pubblico, per quel suo parlare senza orpelli d’integrazione e razzismo, in un testo parzialmente autobiografico, che ha raccontato molto della vita di Cecile coi suoi 21 anni vissuti nel tessuto sociale di Ostia.
Abbiamo avuto il piacere di intervistarla telefonicamente e, a parte la simpatia e la freschezza dei suoi 21 anni, ci siamo accorti che Cecile è un’artista che sa il fatto suo. Idee chiare su varie tematiche, anche scivolose come adell’immigrazione, tanta voglia di rendersi utile nel volontariato, che svolge sin da bambina, e un talento musicale supportato da un scrittura seria ma, altresì, spiritosa. Cecile è testimonial di Amref.

CecileSalve Cecile, innanzitutto come ti senti nel ruolo di ambasciatrice Amref?
«Per me è un onore esserlo, perché prima di tutto le mie origini sono in parte africane, mio padre viene dal Camerun. Ho voluto da subito cogliere questa opportunità  assieme in occasione del lancio del mio singolo “Afrofunky“. È stato il mio produttore a curare i rapporti con Amref Italia e collaborare con loro per me era l’ideale, visto che si occupano al 100% di tutto ciò che concerne il sostegno all’Africa. Mi ha fatto molto piacere».

Cosa ne pensi della missione umanitaria di Amref e del contributo che puoi dare?
«Il volontariato ha fatto sempre parte della mia vita sin da quando ero piccola, facevo parte di associazioni in cui dare una mano. Io credo in questo progetto e bisogna essere solidali. Soprattutto, bisogna dare una mano agli altri quando si ha avuto più fortuna. Io sono cresciuta in un paese e in una famiglia sana; tanti ragazzi della mia età, invece, questa serenità non l’hanno avuta e mi piace esprimermi anche, e sopratutto, con la musica per dare loro una mano».

Raccontami della tua storia di seconda generazione.
«Nella canzone N.e.g.r.a. i contenuti sono spunti di fatti reali. Purtroppo, nonostante il bel clima nella mia famiglia, a scuola ero attorniata da bambini che sono stati ignoranti o stronzetti, con commenti poco puliti nei miei confronti. Ci rimanevo male e mi chiudevo nel mutismo. Nella mia adolescenza è stato frustrante, soprattutto quando dai commenti sono passata a subire casi di bullismo. Ho sempre avuto un carattere estroverso e socializzante, ma non sono riuscita ad evitare di essere presa di mira. Intorno a me c’erano sempre molti amici e compagni, e la musica era il nostro collante. Al di fuori della scuola, però, spesso mi ritrovavo sola contro i bulli, senza che nessuno potesse aiutarmi. Mi ricordo che una ragazza più grande mi aveva preso di mira e per due anni ho taciuto tutto il male che mi ha fatto, ma un giorno sono riuscita a parlarne con mia madre e le cose sono migliorate. Il blocco e il mutismo che da sempre mostravo al bullismo, nonostante fossi energica ed estroversa, negli anni mi è servito da palestra e al liceo mi sono resa conto di dover reagire e far sentire il mio disagio».   

Parlando dell’emergenza migranti, l’Italia è un paese pronto per accoglierli?
«In questi anni sono stati fatti passi avanti per l’immigrazione e le unioni civili in Italia. Come popolo, ci siamo impegnati moltissimo, ma, chiaramente, dobbiamo e possiamo fare di più: sono fiduciosa perché d’altronde le novità e le rivoluzioni non arrivano subito al dunque. C’è ovviamente un’emergenza immigrazione, ma noi italiani non ci rendiamo conto degli orrori che gli immigrati si sono lasciati alle spalle per giungere da noi. Purtroppo non tutti possono venire e stare da noi, non abbiamo le risorse, e per questo c’è bisogno che tutti i paesi europei ci aiutino a gestire questa emergenza. In Italia, però, ci dovrebbero essere più regole e più leggi per arginare l’eccessivo sfruttamento criminale di queste migranti. Mi rendo conto che oggi non è facile integrarsi al  cento per cento, soprattutto con tutti i pregiudizi che ancora resistono nella mentalità italiana, convinta che gli stranieri rubino risorse e lavoro. Un migrante che sbarca oggi sulle coste italiane ringrazia innanzitutto di essere vivo e di essere in un paese democratico, perché a volte viene da nazioni in cui ogni diritto è negato».

Infine, cosa ti aspetti dal futuro come ambasciatrice?
«Come ambasciatrice spero di crescere moltissimo, e come personadi fare esperienza. Mi piacerebbe toccare con mano tutto quello che è il progetto di Amref anche direttamente nel territorio africano. Sono italiana, è vero, ma l’importanza delle mie origini è scritta sulla mia pelle. Sono 15 anni che non vado in Camerun e ho tanta voglia di tornare in Africa per dare il mio contributo sul campo».

CECILE, INTEGRAZIONE TRA MUSICA E VOLONTARIATO

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