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CONCESSIONI DI IMMOBILI ALLE ASSOCIAZIONI: IL REGOLAMENTO NON PIACE

CONCESSIONI DI IMMOBILI ALLE ASSOCIAZIONI: IL REGOLAMENTO NON PIACE

Il dialogo tra associazioni e Pubblica Amministrazione è lento e tardivo. Ecco i punti di dissenso sul Regolamento del patrimonio indisponibile

È dal 2012 che si trascina, a Roma, il problema dei beni immobili non disponibili assegnati alle associazioni e agli altri enti non profit, che li utilizzano per finalità sociali e culturali, ma che si sono poi trovate sommerse da richieste di arretrati e sfratti. Ora sembrava che, finalmente, qualche cosa si muovesse perché, pur dopo tanto tempo perso, finalmente è stata presentata una bozza del “Regolamento delle concessioni degli immobili del patrimonio indisponibile” di Roma. Ma la bozza non piace alle associazioni, che contestano anche il metodo con cui è stata portata in discussione.

L’antefatto l’abbiamo raccontato più volte su Reti Solidali (ad esempio, qui). Dunque, era il 2012, quando scoppiò lo scandalo Affittopoli all’interno del quale si face un grande calderone di situazioni assai diverse, facendo passare l’idea che chiunque godesse di affitti agevolati era in una posizione illegittima. Un procuratore della Corte dei Conti sostenne questa tesi, facendo partire una raffica di sfratti e di richieste di risarcimento a 200 enti non profit e di provvedimenti contro i funzionari del Comune che avevano firmato le assegnazioni. La Corte dei Conti stessa, poi, ha riconosciuto la legittimità delle assegnazioni a canone d’affitto agevolato al 20% del valore di mercato, in base alle delibere 26/1995 e 202/1996, ma ormai erano partire le intimazioni di sfratto o di sgombero e le richieste di risarcimento.

Da allora tutto è bloccato: sono andati avanti sfratti e richieste e non sono state fatte nuove assegnazioni, in attesa che venisse definito il Regolamento delle concessioni… Che però arriva solo adesso e che le associazioni e gli enti non profit della città hanno contestato. Vediamo perché.

 

canone agevolato regolamento delle concessioniLa cornice dei beni comuni. Il regolamento non colloca la questione del patrimonio indisponibile all’interno della cornice dei beni comuni: gli spazi sociali, i luoghi dell’associazionismo e della cooperazione – quindi della solidarietà e della cultura –  costituiscono una rete che connette persone, generazioni, territori, in una città dal tessuto sociale lacerato. E contemporaneamente strappano al degrado il patrimonio immobilare, prendendosene cura. In questi anni diversi soggetti e diverse reti (Decide Roma, il Coordinamento Valore Sociale, Labsus, il collettivo Reter) hanno proposto di affrontare il problema attraverso la lente di beni comuni.

La risorsa economica. Va però in direzione contraria la premessa che si legge nella bozza, secondo la quale «il patrimonio immobiliare capitolino costituisce una fondamentale risorsa economica, strumentale a garantire l’autonomia finanziaria della comunità locale». Se è vero il patrimonio di Roma Capitale ha anche una finalità economica, sconcerta che in  un regolamento sulle concessioni del patrimonio indisponibile (che secondo il codice civile è vincolato a una funzione pubblica), non si faccia il minimo accenno alla funzione sociale.

L’articolo 24.  In linea con questa promessa si colloca l’articolo 24, sulla «Valorizzazione del patrimonio capitolino»: prevede collaborazioni tra pubblico e privato e la partecipazione di fondi di investimento immobiliari istituzionali per «incrementare il valore economico e sociale del patrimonio». Un articolo che sembra aprire la strada alla speculazione.

 

regolamento sulle concessioni. AresamTutto a bando? Il regolamento prevede che gli spazi in questione vengano messi a bando: sistema che in teoria dovrebbe garantire trasparenza, ma che in realtà mette in concorrenza le diverse realtà sul territorio – magari privilegiando quelle più grandi -; non sempre vengono scritti bene. Il sistema dei bandi va superato, perché, ha detto la portavoce del Forum Terzo Settore del Lazio Francesca Danese, «Non si può affrontare la questione in modo contabile o burocratico. Il mondo delle associazioni e delle cooperative produce qualcosa di concreto, misurabile con il Bes, indice del Benessere equo e sostenibile fissato per leggere». L’accusa che, in questo modo, un patrimonio di tutti viene usato da pochi non regge, perché «quei pochi, che non sono pochi, sono organismi vivi e coinvolgenti, che partecipano alla rigenerazione urbana». Gli effetti del loro impegno, quindi, vanno a vantaggio di tutti.

Inoltre gli strumenti legislativi ci sono, tanto più che si tratta di beni indisponibili (che quindi non possono alienati). A Roma sono ancora vigenti il vecchio regolamento del 1983 e le già citate delibere 26/1995 e 202/1996. A livello nazionale è dal 2017 che il Codice del Terzo Settore prevede che gli enti locali possano concedere immobili in comodato gratuito ad enti non profit (escluse le imprese sociali), per trent’anni al massimo. E questo con procedure semplificate o attraverso la costruzione di partenariati, nel nome dell’interesse pubblico (Csvnet su questo tema ha pubblicato un ebook, scaricabile gratuitamente).

 

canone agevolato viva la vitA

La norma transitoria. Alla fine del Regolamento c’è la norma transitoria, per chi si trova in mezzo al guado e non sa come uscirne (lo sfratto diventerà esecutivo? bisogna pagare, nonostante le sentenze, o no?). La critica è che la formulazione è piuttosto vaga e che può portare a discriminazioni.  E comunque, anche chi alla fine riuscirà ad accedere alla norma transitoria,  potrà beneficiarne per soli tre anni.

Il metodo (non) partecipato. L’apertura di un dialogo con le associazioni è avvenuta, oltre che con quattro anni di ritardo, dopo che la bozza di Regolamento è stata depositata: significa che ormai è tardi per discutere l’impianto generale e che i singoli emendamenti dovranno essere presentati in Aula dai consiglieri.

Noi ci siamo. Come si va avanti ora? «Chiediamo alla sindaca di discuterne. Noi, insieme all’OPA, l’Osservatorio sulla Pubblica Amministrazione, ci siamo», ha dichiarato Francesca Danese. Sta all’Amministrazione ascoltare.

 

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