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METTENDOSI AL SERVIZIO DELLA COMUNITÀ SI IMPARA

METTENDOSI AL SERVIZIO DELLA COMUNITÀ SI IMPARA

Il service learning coniuga apprendimento e servizio: gli studenti mettono a disposizione degli altri ciò che imparano. E così crescono

«È un approccio pedagogico che ha nella cittadinanza il punto fondamentale. Nasce per fornire degli elementi che servono a migliorare i servizi che esistono», dice Italo Fiorin, presidente della Scuola EIS – LUMSA, l’Alta Scuola di Formazione Educare all’Incontro e alla Solidarietà, tra i relatori dell’incontro Le pratiche ‘buone’ apprese a scuola. Prime riflessioni sul Service Learning, organizzato dal CSV del Lazio al Salone dell’Editoria Sociale. Il Service Learning coniuga apprendimento e servizio: nella parola “Service” è insito il concetto di fare qualcosa per gli altri, “Learning” è l’apprendimento. «Mentre la scuola è il learning e poi c’è la vita, nel service learning sono compresi entrambi. Grazie alle competenze che la scuola fornisce, il servizio è svolto tanto meglio quanto si hanno le competenze. Come diceva Don Lorenzo Milani, il sapere serve solo per darlo. Chi apprende ha una responsabilità sociale: apprendere serve, servire insegna. Cercare di risolvere i problemi da soli è avarizia, insieme agli altri è democrazia. Se si può mettere a disposizione degli altri quello che si sa, ci si può sentire utili e crescere. Si parte dal presupposto che il protagonista deve essere lo studente, ci si incontra in una sorta di patto educativo tra tutti i soggetti. Ci deve essere un’esperienza di apprendimento, è un modo diverso di pensare dall’andare a scuola, gli studenti hanno un’azione attiva».

 

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Grazie al progetto Io posso passare, gli studenti dell’IC I.C. “B. TELESIO” di Reggio Calabria hanno sviluppato un percorso interno ed esterno alla scuola per aiutare un loro compagno in sedia a rotelle

FACCIAMO QUALCHE ESEMPIO. Arrivato in Italia in tempi non recenti, non è riuscito ad ottenere il massimo dell’attenzione, ma ora inizia a prendere le mosse in modo più visibile anche grazie al lavoro che si sta facendo con l’Alta Scuola di Formazione Educare all’Incontro e alla Solidarietà (EIS). «Partito in America Latina negli anni ‘60, è stato adottato dagli Stati Uniti. Il primo esempio di service learning si registrò in Argentina, dove un gruppo di studenti di 12 anni stava studiando una regione povera. I loro progenitori coltivavano la terra, continuando la traccia storica lasciata dagli avi scoprirono che 25 anni prima un corso d’acqua era stato deviato e le terre si erano inaridite. Cominciarono a chiedere al Governatore della loro provincia di potersi muovere per dirottare il corso d’acqua, per farlo tornare nelle loro terre, e dopo molto lavoro ci riuscirono. Questa è una fotografia emblematica di quello che può essere il service learning”, racconta Francesca Amadori, del Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio. «La scuola è il luogo dove possiamo costruire il collante per fare sì sì che le comunità possano essere coese». Un altro esempio importante di service learning riguarda la Spagna. «A Hospitalet, una scuola d’infanzia venne costruita vicino ad un istituto d’arte, frequentato da ragazzi non proprio volenterosi. Venne proposto ai giovani di fare qualcosa per migliorare l’edificio della scuola dell’infanzia e pensarono di dipingere dei murales. La fondazione Mirò si offrì di insegnare ai ragazzi le tecniche e lo studio di Mirò. I ragazzi iniziarono a recarsi a scuola con uno scopo e una responsabilità. I giovani dipinsero i muri prendendo spunto dalle opere di Mirò, capirono di valere, si sentirono ammirati ed apprezzati dai bambini e da tutta la comunità».

 

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Con il progetto L’Orto chiAMA chi AMA l’orto I bambini della scuola dell’infanzia dell’IC San Nilo di Grottaferrata, con insegnanti, genitori e nonni, hanno recuperato due spazi incolti antistanti i due plessi dell’infanzia

A Roma, in una scuola statale, si sta lavorando ad un progetto per poter passare del tempo con gli anziani soli; la ricerca di questi giovani vuole trovare una soluzione concreta, individuando insieme un posto dove adulti e bambini possano stare del tempo insieme. A Venezia, sono state effettuate delle azioni tra scuola paritaria dell’infanzia, ragazzi e centro anziani: i bambini si sono riappropriati di uno spazio (un “campo” della città lagunare), dopo essersi presi cura del territorio. A Bergamo sono stati attivati laboratori di fotografia per persone straniere in attesa di asilo politico. «Nel service learning deve sempre essere presente la dimensione della reciprocità, l’idea di incontrarsi è fondamentale. Incontrarsi è sempre faticoso: quando si promuove un incontro, si perde qualcosa di se stessi, insieme agli altri si fa qualcosa. Non bisogna percepire il service learning come qualcosa di attivistico, ha delle fasi: quella dell’esecuzione è l’ultima. Si parte dalla logica della ricerca, dal concetto che la scuola si interroga e si interviene nel territorio per rispondere ad un bisogno. Il service learning non serve dove non ci sono bisogni», dice Simone Consegnati, coordinatore Scuola Alta Formazione EIS – LUMSA.

Ma i bisogni in Italia sono molti. «Il service learning è già molto attivo ed urgente nella società, deve essere sviluppato molto ed in tempi brevi», commenta Luisa Arezzo, giornalista ideatrice e autrice del sito scuolediroma.it. «È stato pubblicato lo scorso 8 agosto Una via italiana per il Service Learning, il documento a cura del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Miur che presenta l’approccio pedagogico del Service Learning, i dati rilevati nelle scuole delle tre regioni in cui è partita la sperimentazione (Lombardia, Calabria e Toscana) e alcune considerazioni degli esperti», spiega Caterina Spezzano, dirigente tecnico D.G. per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione. «A questo documento abbiamo lavorato molto ed è importante per avere dei “paletti” sul service learning nel nostro paese».

 

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Il tavolo dei relatori durante l’incontro al Salone dell’Editoria sociale

SERVICE LEARNING E VOLONTARIATO. C’è il rischio che il service learning e il volontariato vengano confusi. «Il volontariato è una scelta libera, che qualunque persona può fare, per le motivazioni più disparate, dedicando del tempo. Ad esempio, posso essere un pedagogista e decidere di andare a pulire come volontario i parchi della mia città qualche ora a settimana: questo non ha alcun ritorno sul mio essere pedagogista, ne ha molto sul mio essere persona. Nel service learning le azioni solidali fatte all’interno di una comunità hanno una ricaduta concreta, visibile sul curriculum, infatti vengono valutate. Non si può fare service learning senza che alla fine si riceva un voto, venga misurata la propria competenza; dal punto di vista dei docenti è un modo di fare lezione su alcuni argomenti del programma non in classe, ma facendo attività concrete. Entrambe le realtà sono importanti, anche l’una per l’altra», dice Consegnati. «Facciamo un esempio concreto. Nella pasta all’amatriciana, servono degli ingredienti fondamentali: se non ci metti il guanciale non puoi dire di aver cucinato una pasta all’amatriciana. Anche nel service learning ci sono degli ingredienti di base: un’azione solidale che soddisfa un bisogno sul territorio, lo sviluppo di aspetti formali (dell’apprendimento, della didattica, curriculari), il protagonismo degli studenti, reciprocità, lo sviluppo del lavoro di rete, la riflessione. Se questi sei ingredienti ci sono, si sta facendo un service learning, anche se non sempre se ne ha consapevolezza».

Online è disponibile il sito servicelearningnellazio.it che raccoglie le esperienze di service learning della regione e italiane. Lì è disponibile il modulo per aderire alla Rete di Scopo Oltre L’aula – Service Learning Nel Lazio ed è possibile, per le scuole, inviare il proprio progetto di service learning.

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

 

In copertina una foto del progetto Evergreen presso l’IC Karol Wojtyla di Palestrina. I bambini della scuola dell’infanzia e primaria hanno reso accogliente la parte adiacente l’ingresso dell’istituto

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Ilaria Dioguardi

Laureata in Scienze della Comunicazione, sono una giornalista pubblicista freelance, vivo a Roma. Ho avuto ed ho molte esperienze professionali nel giornalismo, nell’editoria, nel non profit. Le mie passioni: il mio lavoro, la lettura, il nuoto.

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