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giovane immigrato

DESTINAZIONE SPERANZA: STORIA E PROGETTI DI UN GIOVANE SOMALO

DESTINAZIONE SPERANZA: STORIA E PROGETTI DI UN GIOVANE SOMALO

“Non sono qui per fare il criminale, ma per condurre una vita migliore e senza paure”. Intanto studia per diventare insegnante.

Questa storia di un giovane immigrato è stata raccontata da una studentessa che ha partecipato al progetto Fuoriclasse dell’Istituto Margherita di Savoia di Roma, che aveva l’obiettivo di approfondire la conoscenza del problema delle migrazioni. Il progetto è stato finanziato dalla Regione lazio, e supportato dai Centri di Servizio per il Volontariato.

Giovane, solo in un Paese straniero, i primi giorni li ha vissuti per strada. Ma non ha perso la speranza. A.M., 20 anni, è nato in Somalia, dove una guerra civile lunga trent’anni ha reso la vita impossibile.

È partito dalla sua terra e ha lasciato la sua famiglia all’età di 18 anni, per intraprendere il viaggio in direzione della sua prima meta: la Turchia. Un viaggio molto difficile, avvenuto su di un barcone, con poco cibo e poca acqua a disposizione. Solamente dopo essersi fermato in Turchia per circa un anno ha ripreso il viaggio per raggiungere l’Italia.

 

UNA VITA MIGLIORE. Quale motivo ha spinto questo giovane immigrato a lasciare la sua terra e i suoi affetti? La speranza di poter costruire una vita migliore per sé stesso e per la sua famiglia. Ha infatti lasciato una madre lavoratrice, una sorella e un fratello, entrambi più piccoli di lui, soli e con il dolore della perdita del padre. Tutto ciò per crearsi una vita senza paura, con la previsione di produrre importanti cambiamenti anche per la famiglia.

Lui dice che vorrebbe portarla qui, la sua famiglia. Il suo viaggio, quindi, assume un’importanza emotiva: è venuto individualmente per non far affrontare agli altri componenti della famiglia tutti i disagi del cambio di Paese (quali lingua, economia, ecc…). La sua prospettiva è quella di tornare nel suo luogo di origine unicamente in caso di guerra terminata, o in alternativa di condurre tutta una vita in Italia.

 

DALLA STRADA ALLA SCUOLA. Il suo arrivo in Italia non è stato dei più semplici: i primi giorni li ha vissuti per strada, dormendo sulle panchine e cercando una maniera per guadagnarsi acqua e cibo. Questa situazione si è creata a causa della mancata assegnazione ad un centro d’accoglienza da parte della polizia locale: solamente in un secondo tempo gli venne assegnato un centro d’accoglienza dove poter alloggiare. In questo centro d’accoglienza viene sistemato in una stanza condivisa con un compaesano, con il quale si instaura subito un legame di amicizia.

Attualmente A.M. studia teatro e frequenta la seconda media, con il fine di raggiungere il suo obiettivo: istruirsi per poi, in futuro, trasmettere la sua conoscenza ad altri; insomma, il suo obiettivo nella vita è insegnare. Questo desiderio nasce dalla consapevolezza dell’importanza dell’istruzione. Ci spiega, infatti, che in Somalia solamente una piccolissima parte della popolazione (circa il 30%) ha la possibilità di studiare.

 

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Una scuola di Italiano per stranieri (ACSE)

SENTIRSI ACCETTATI. A.M. termina il racconto della sua esperienza in Italia parlando della grandissima difficoltà della nostra lingua, dovuta alla differenza enorme tra arabo e italiano. Ci rende partecipi, inoltre, della sensazione di smarrimento e disagio che si prova, quando si arriva in un luogo completamente sconosciuto, dove non si conosce la lingua (ne consegue una totale incapacità di comunicazione, ovviamente), cultura, luoghi e persone alle quali poter chiedere sostegno. A peggiorare il tutto, nella maggior parte dei casi, vi sono degli episodi di razzismo. Fortunatamente, però, non è questo il suo caso.

A.M. dichiara, infatti, di trovarsi molto bene e di non essere mai stato vittima di razzismo. Al contrario, si sente ben accolto, nonostante abbia fatto conoscenza con persone per lo più straniere.

L’intervista termina con una domanda ben precisa: «Hai mai paura di non essere accettato?». La sua risposta dimostra una grande forza caratteriale ed emotiva: non teme di non essere accettato, poiché crede che se davvero si ha interesse nel conoscere una persona, perdono di valore tutti i luoghi comuni sull’immigrazione, che si sono in realtà creati per l’istintiva paura dell’essere umano nei confronti di ciò che gli è sconosciuto.

 

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La Marcia dei Piedi Scalzi, per un’Europa accogliente

IL VERO PROBLEMA. Un tema molto discusso attualmente è, appunto, l’immigrazione. Molte notizie che sentiamo ormai quotidianamente ci avvisano del fatto, che in Italia vi è un sovraffollamento di immigrati. Falso! In realtà le statistiche ci dicono che la maggior parte degli immigrati si trovano in Turchia (2,9 milioni), Pakistan (1,4 milioni) e   Libano (1,0 milioni), seguiti da Iran, Uganda e Etiopia. In breve, ad ospitare il maggior numero degli immigrati(84%) sono Paesi in Via di Sviluppo.

Al termine di questo incontro dovremmo rivolgerci spontaneamente una domanda: immigrazione o mentalità ristretta, in quale dei due sostantivi si trova veramente il problema?

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

 

 

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