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ESQUILINO, IL VERDE URBANO È MULTICULTURALE

ESQUILINO, IL VERDE URBANO È MULTICULTURALE

Respiro Verde-Legalberi protegge gli alberi per tutelare il paesaggio, promuovere l’integrazione e garantire il benessere dei cittadini.

Gli alberi della Città Eterna nel corso dei secoli sono stati protagonisti di sinfonie, opere pittoriche, poesie. Il patrimonio naturale di Roma dialoga infatti con l’eredità storica e archeologica della città, conferendo al paesaggio della Capitale quella singolarità apprezzata in tutto il mondo. Eppure oggi il verde urbano di Roma è spesso abbandonato all’incuria o svilito da una manutenzione sbagliata, tanto che sono stati diversi gli interventi avviati negli ultimi anni dalle associazioni del territorio, per strappare al degrado i “polmoni” della città.
legalberiAttivi dal 2011, i volontari di Respiro Verde-Legalberi  riconoscono alle piante un valore paesaggistico, ma soprattutto culturale. L’associazione, infatti, costituita da esperti (architetti, paesaggisti, antropologi) ed appassionati del verde, non solo svolge attività di monitoraggio e cura di giardini e parchi, ma mette a dimora nel nostro territorio alberi provenienti da Paesi diversi, trasformando le piante in simboli di integrazione. La zona privilegiata dell’intervento dell’associazione è, non a caso, il rione multietnico dell’Esquilino, dove si trova il giardino di Piazza Vittorio Emanuele II, sorto alla fine dell’Ottocento come un’oasi paesaggistica di gusto esotico.

C’è anche un fossile

«Nel corso del tempo sono poche le piante di pregio sopravvissute in questo giardino», racconta Massimo Livadiotti, presidente dell’associazione Respiro Verde-Legalberi, «ma alcune hanno più di 120 anni e sono ancora vive. Una può considerarsi un vero e proprio monumento botanico: il Podocarpus neriifolius, un fossile. Tra l’altro questa varietà di pianta respira solamente anidride solforosa, quindi in ambito urbano risulta fondamentale, anche per ridurre il livello di inquinamento dell’aria di cui tanto si è parlato nelle ultime settimane». legalberiNel giardino di Piazza Vittorio, il 22 novembre 2015 sono stati messi a dimora dall’associazione tre alberelli di Cedro provenienti dal Libano: una volontaria di origini libanesi infatti, sapendo che nell’Ottocento la Piazza era ricca di questi alberi (poi abbattuti o morti), ha deciso di prendere contatti con l’Ambasciata del Libano e chiedere in dono alcuni Cedri da piantare nel giardino. Il giorno della Festa Nazionale del Libano (che sulla propria bandiera presenta il simbolo del Cedro), Respiro Verde ha organizzato una celebrazione ufficiale e, in presenza dell’ambasciatore libanese e del Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, ha messo a dimora nel giardino i tre alberi, con la partecipazione di molti residenti dell’Esquilino.  Nel giardino della Piazza c’è poi il Ficus benghalensis: considerato un albero-tempio per gli Indù, è stato piantato dall’associazione per rievocare il gusto esotico del progetto originario del giardino.

Il cachi di Nagasaki

legalberiPiazza Vittorio però, non è l’unica zona in cui i volontari si sono messi a lavoro: dallo scorso anno l’associazione è responsabile  della gestione dell’area verde del Dipartimento di Studi Orientali dell’Università La Sapienza. «Visto il degrado in cui versava questo spazio, molto frequentato dagli studenti, la nostra associazione ha deciso di restituirgli dignità», racconta Massimo Livadiotti, «così nel 2013 abbiamo iniziato a piantare nuovi arbusti e a curare quelli presenti, coinvolgendo il Comitato Piazza Vittorio Partecipata e cercando la collaborazione degli studenti». Dato il successo dell’iniziativa, nel 2015 il I Municipio ha sollecitato Respiro Verde a chiedere ufficialmente l’adozione di questo spazio, che fino al 2017 sarà gestito dall’associazione.
All’interno del giardino, lo scorso anno è stato messo a dimora un Cachi di Nagasaki, albero dal forte valore simbolico. Quando infatti nel 1945 Nagasaki fu bombardata con l’ordigno atomico, sotto le macerie vennero ritrovati alcuni alberi vivi, tra cui un Cachi. Un botanico del luogo prelevò alcuni semi dal frutto generato dall’albero, che servirono a far crescere nel 1994 nuove piante. legalberiPresto queste piante divennero dei simboli di pace da diffondere in tutte le scuole del mondo, grazie al progetto ideato dall’artista contemporaneo giapponese Tatsuo Miyajima. Respiro Verde ha deciso di coinvolgere il Comune di Roma per prendere parte al progetto, tanto che lo scorso marzo è arrivato dal Giappone un esemplare di Cachi, che è stato messo a dimora nel giardino del Dipartimento per mano degli studenti, durante una cerimonia cui ha preso parte lo stesso ambasciatore del Giappone. Il Cachi però non è l’unico albero dalla forte valenza simbolica presente nel giardino. Infatti Respiro Verde si è occupata di piantare in questo spazio un Ficus Religiosa, l’albero sotto il quale si dice abbia meditato il Buddha quando raggiunse l’illuminazione. Anche in questo caso, l’associazione ha deciso di organizzare una cerimonia, cui hanno partecipato diversi monaci tibetani per benedire l’albero, offrendo un’ulteriore occasione di incontro agli studenti e ai residenti della zona.

Per un regolamento del verde urbano

legalberiIl progetto di Respiro Verde-Legalberi non ancora realizzato è invece quello che riguarda la gestione del verde di Roma. «Ci stiamo occupando, insieme ad altre associazioni e ai tecnici dell’Assessorato all’Ambiente, della stesura del Regolamento del verde e del paesaggio urbano di Roma», dice Livadiotti, «la nostra infatti è l’unica Capitale europea a non esserne munita». Strumento utile per garantire la giusta manutenzione del verde, il Regolamento si concentra soprattutto sulla pratica della potatura. La caduta e l’abbattimento degli alberi di Roma sono dovuti infatti, in massima parte, alla cattiva manutenzione e alla potatura errata dei rami. «Nel nostro documento sono inserite le indicazioni precise da seguire per questo genere di interventi», dice Livadiotti. «Pensiamo a quando si effettua la cosiddetta capitozzatura (l’albero viene trasformato in un “palo”): la pianta in questo caso non muore ma non riacquisterà mai la salute originaria. L’albero mutilato potrà arrivare ad ammalarsi e a cadere, facendo ingenti danni. Data l’assenza di un regolamento per il verde urbano, a Roma è stato possibile assistere al danneggiamento di un gran numero di alberi, abbattuti e poi sostituiti con altri, provenienti da vivai privati. Il Servizio Giardini del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma, che si occupa della manutenzione del verde della Capitale, negli ultimi anni è stato infatti depotenziato, rendendo necessari gli appalti a ditte private». Il Regolamento, prima di essere approvato dovrà seguire un lungo iter, rallentato dalle ultime vicende politiche che hanno riguardato la Capitale.
Proteggere gli alberi, infine, non significa solamente tutelare il paesaggio urbano ma garantire anche il benessere dei cittadini: «alberi come i Pini e i Cipressi, di cui Roma è ricca, agiscono per ridurre i livelli di inquinamento nell’aria», dice Massimo Livadiotti . «Ecco perché è importante difenderli. Oltre che per la tutela del paesaggio, la cura del verde urbano ha ricadute dirette sulla salute dei cittadini, incluso il loro benessere mentale, vista l’importanza di giardini e parchi come luoghi di riposo, in grado di esercitare una funzione terapeutica».

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Isadora Casadonte
Isadora Casadonte

Mentre studia giornalismo all'università, conosce il mondo del non profit e dell'attivismo civico. Si specializza in comunicazione alla Sole 24 Ore Business School e inizia a lavorare nel settore dei media digitali. Oggi si occupa di crowdfunding: sviluppa strategie di engagement per le aziende e affianca le ONP nelle campagne di raccolta fondi online.

Un commento su “ESQUILINO, IL VERDE URBANO È MULTICULTURALE

  1. Mi domando come un servizio parchi e giardini, quale quello di Roma, non assuma botanici e non solo agronomi, o architetti e geometri questi ultimi totalmente a digiuno di piante, nel loro organigramma! In passato fino agli anni ’80 ce ne erano e il verde era di qualità! Ora no o forse ce ne sono 1-2! Il botanico sarà sempre l’esperto migliore e più preparato per la conoscenza delle piante, agronomi e forestali ricoprono solo una parte della materia! In Francia, UK senza scomodare gli USA il Canada e la stessa Russia come in Asia, ne hanno a decine, nei servizi parchi e giardini! Anche perché gli agronomi e i forestali hanno più un approccio al taglio, il botanico molto più conservativo! Basta vedere che tutti gli orti botanici, compreso quello di Roma, hanno soprattutto botanici che vi lavorano, Roberto

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