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I SORDI POSSONO FARE TUTTO. PAROLA DI ROBERTO WIRTH
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I SORDI POSSONO FARE TUTTO. PAROLA DI ROBERTO WIRTH

I SORDI POSSONO FARE TUTTO. PAROLA DI ROBERTO WIRTH

Direttore non udente dell'Hotel Hassler a Trinità dei Monti, ha fondato un'associazione per i bambini sordi e le loro famiglie

Ci sono solo due cose che si possono fare dopo aver sentito la frase “non ce la farai mai”. Una è rinunciare perché qualcuno non crede nel nostro progetto di vita. L’altra è lottare, nonostante tutto e tutti. Se poi ce la si fa, nessun rancore. Si restituisce qualcosa a chi ha smesso di credere in sé stesso. Quella di Roberto Wirth, proprietario e direttore non udente dell’Hotel Hassler di Trinità dei Monti, è una storia di riscatto che trova il suo punto più alto in termini di umanità nella fondazione di un’associazione, il Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi (CABSS).

 

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Roberto Wirth, proprietario e direttore non udente dell’Hotel Hassler

Direttore, cosa l’ha spinta a investire energie e risorse nel Terzo settore?
«Io sono sordo profondo dalla nascita e, da sempre, sono impegnato nel campo sociale e attivo nell’ambito della sordità in Italia e all’estero. Mi sono reso conto che in Italia mancava un’educazione prescolare per i bambini sordi e, soprattutto, per i loro genitori. Ho istituito nel 1992 la borsa di studio “Fulbright-Roberto Wirth” e molti studenti sordi italiani si sono specializzati presso la Gallaudet University di Washington. Nel 2004 ho fondato la Roberto Wirth Fund Onlus, successivamente denominata CABSS, per supportare i bambini sordi e sordociechi da 0 a 6 anni e le loro famiglie. Con il laboratorio multisensoriale “Il Primo Passo…” offriamo un ambiente accessibile, sicuro e adattabile alle esigenze di ogni singolo bambino. Il centro incoraggia i genitori a diventare attivi protagonisti dei programmi di intervento precoce e offre loro supporto psicopedagogico».

Nella società di oggi quali difficoltà riscontra una persona con sordità?
«I non udenti possono fare tutto, tranne sentire. La mia sordità non è e non è mai stata un handicap nel mio lavoro. A volte ho bisogno di un interprete solo per occasioni speciali, come un discorso davanti a un pubblico. La tecnologia è il miracolo che mi ha aiutato a perseguire il mio sogno. Prima dipendevo da altre persone, mentre ora ho la possibilità di inviare e-mail e messaggi sms con il mio cellulare e fare telefonate con skype o facetime. Attraverso la mia biografia “Il silenzio è stato il mio primo compagno di giochi”, porto avanti il mio messaggio: guardare sempre avanti con determinazione e fiducia. Voglio dimostrare che c’è sempre una possibilità e che i sordi possono affrontare qualsiasi sfida e lavorare anche in settori, come l’alberghiero, dove c’è sempre la necessità di comunicare con gli altri».

La storia della onlus è inevitabilmente legata alla sua vita. In che modo riesce a gestire un hotel impegnativo come l’Hassler?

«Io ho sempre avuto un sogno fin da quando ero bambino, ossia gestire in assoluta autonomia un hotel. Quando avevo 5 anni guardavo i film di guerra delll’epoca e sognavo di essere capitano di una nave, piena di camere, cinema, ristoranti, bar. Poi collegando che tutto questo l’avrei potuto trovare in un albergo. Ho sempre percorso la mia strada tenendo bene in mente il mio obiettivo. Bisogna fare vedere che si è in grado di camminare con le proprie gambe a dispetto di tutto. Come dico sempre l’Hassler è “la donna della mia vita”. Devo accudirlo come se fosse un essere vivente, trattarlo con i guanti di velluto e amarlo con tutto il cuore: è una dedizione totale.

 

Il Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi (CABSS) supporta i bambini sordi e sordociechi da 0 a 6 anni

Come hanno reagito i suoi genitori al suo sogno di diventarne direttore? 
«Chiesi una volta a mio padre cosa ne pensava e la sua risposta fu poco positiva. Diceva che serviva saper comunicare bene, scrivere e parlare in diverse lingue. E lì ho pensato di cambiare mestiere. Ho provato varie cose diverse, dall’arte e la scultura al business, ma niente. Mi sono quindi laureato in Hotel Management e ho continuato lavorando in vari alberghi americani, per guadagnare l’esperienza di cui avevo bisogno per ritornare a gestire l’Hassler, che è rimasto sempre un pensiero fisso per me. Prima ritornai come assistente del Direttore Generale, poi divenni General Manager e infine unico proprietario».

Passeggiando per la struttura ci si imbatte in diversi modelli di tartarughe. Cosa simboleggia per lei questo animale? 
«La tartaruga è stato il mio primo animale e il mio primo compagno di giochi. Da piccolo, quando vivevo a Milano con la tata, passavo tutto il tempo a giocare con le mie tre tartarughe. Mi hanno aiutato a socializzare e mi hanno aiutato sempre nella vita. La tartaruga è la mia filosofia di vita: rappresenta la tenacia, la resilienza, la forza, la saggezza e colpisce per il suo silenzio e la sua lentezza. Con questo spirito affronto la vita».

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Mirko Giustini

Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

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