L’ACCOGLIENZA DELLE PERSONE MIGRANTI: C’È CHI LA FA

Un libro di Tiziana Grassi raccoglie esperienze positive, buone prassi, proposte. Perché c'è chi non si vergogna di essere buono

di Ermanno Giuca

Non esistono risposte semplificate a domande complesse, soprattutto quando parliamo di migranti. Da questo assunto ha preso il via il nuovo lavoro editoriale di Tiziana Grassi, giornalista, sociologa, che all’interno del volume “L’accoglienza delle persone migranti. Modelli di incontro e socializzazione” ha voluto raccontare le buone pratiche di accoglienza italiane, che non hanno fatto notizia.

accoglienza delle persone migranti
La presentazione del libro a Roma, nella parrocchia di S. Frumenzio.

Un viaggio a trecentosessanta gradi nel mondo delle migrazioni con contributi di associazioni, Ong, operatori della Guardia Costiera, giornalisti, sociologi, facoltà universitarie, Osservatori e non per ultime le storie di uomini e donne arrivati nel nostro Paese. «C’è un’Italia che non solo rifiuta il termine “buonista”», ha detto la curatrice del libro durante la presentazione che si è tenuta a Roma, nella parrocchia di S. Frumenzio, il 14 febbraio, «ma è persino orgogliosa di fare il bene. Davanti a quei media che liquidavano il tema della migrazioni come un “problema”, ho sentito l’esigenza di approfondire la materia, riuscendo a raccogliere 128 contributi di piccole e grandi realtà italiane, che sono riuscite ad andare oltre all’emergenza del presente, prima interessandosi alla storia di quelle persone e poi pensando al loro futuro».

 

Le relazioni al centro

Tra le esperienze raccolte nel libro, c’è quello delle scuole di italiano per stranieri Penny Wirton nata nei primi anni duemila con l’intuizione di affiancare ad ogni allievo straniero un insegnante volontario di lingua italiana. «I nostri centri gratuiti presenti in tutta Italia», spiega il fondatore Eraldo Affinati, «alla didattica di classe, inibitoria per alcuni, hanno preferito il rapporto 1-1. Gli insegnanti dei ragazzi stranieri che si iscrivono sono i loro coetanei italiani, che noi formiamo come docenti di lingua. Con questo metodo abbiamo scoperto che la qualità della relazione viene messa al centro e il giovane straniero riesce a fidarsi di più e ad apprendere più velocemente. Attualmente ci sono 50 scuole Penny Wirton da Trieste a Messina e il dato sorprendente è che siamo arrivati ad avere più volontari docenti che allievi!».

Nel racconto delle diverse esperienze di accoglienza la tesi che Tiziana Grassi difende è il non poterci più accontentare del termine integrazione – che presuppone un inglobamento dell’altro nella mia cultura – ma preferire quelli di interazione e interculturalismo. Una responsabilità di linguaggio che deve far propria innanzitutto chi fa informazione e che spesso adopera termini scorretti come “Invasione”, “Emergenza” e “Straniero”.

 

L’Italia reagisce

I modelli di accoglienza virtuosi si sperimentano meglio nei piccoli centri come Baranzate, un comune della provincia milanese, dove convivono pacificamente 70 nazionalità diverse, oppure Offida (Ascoli Piceno), che nonostante i gravi effetti del terremoto ha scelto di attivare i corridoi umanitari. Nel Lazio, anche Castelnuovo di Porto, con il suo Centro D’Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) era diventato esempio di pacifica convivenza, finché nel gennaio 2019 l’ex ministro degli Interni decise di chiuderlo (lo abbiamo raccontato qui)

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La copertina del libro di Tiziana Grassi

«Il CARA di Castelnuovo di Porto è sorto nel 2017 in una periferia in cui già 40 anni fa emigrati romani erano andati a stanziarsi» racconta Riccardo Travaglini, sindaco di Castelnuovo. «I ragazzi stranieri, in accordo con il Comune, durante la loro permanenza nel centro hanno risollevato quella periferia abbandonata: manutenzionavano le aree verdi, svolgevano attività di volontariato con gli anziani e hanno persino inaugurato un “Museo delle arti locali”, restaurando attrezzi e vecchi macchinari, un bene che oggi è a disposizione dell’intera comunità».

«Davanti a tutto ciò non ci spieghiamo come dalla sera al mattino siano stati recapitati fogli di sgombero e ricollocamento a tutti gli ospiti del centro. Nonostante la rabbia iniziale (sapevamo che quei ragazzi usciti da lì sarebbero tornati in strada) da quel momento in poi abbiamo visto un’Italia che ha reagito: nel giro di poche ore sono arrivate in Comune oltre 200 richieste di accoglienza sia dagli stessi cittadini di Castelnuovo che dalle altre regioni. Un Paese intero ha ribadito che prima c’erano le persone e non solo gli italiani».

Davanti a un sistema mediatico schiavo di una “dittatura del presente”, conclude Tiziana Grassi, non è facile offrire un’altra visione del mondo, che metta al centro l’essere umano e non i muri. Iniziare a raccontare le buone pratiche che molti uomini e donne italiane hanno realizzato nel corso degli ultimi anni è un punto di partenza. Entrare in quel mondo reale dove alla paura si risponde con la conoscenza e la relazione.

https://www.youtube.com/watch?v=ig3AYHddb4Y&feature=youtu.be

 

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