DA PALERMO A GAZA PASSANDO PER ROMA: CONTRO L’ASSEDIO C’È LA BOXE

Un progetto di formazione della ong Ciss con le palestre popolari di Roma e Palermo, nella striscia di Gaza. Perché lo sport rende un po’ più liberi

di Ilaria Dioguardi

L’idea di Boxe contro l’assedio «è nata insieme alla palestra popolare di Palermo e si è sviluppata con due palestre di Roma, riflettendo sull’utilità dello sport nei quartieri popolari e sui servizi riguardanti la boxe che offre una realtà difficile come quella di Gaza», dice Valentina Venditti, capo progetto della ong italiana Ciss, Cooperazione Internazionale Sud Sud. «Il progetto è nato tra le persone che credono in questo tipo di attività, lo abbiamo già fatto con il circo per i ragazzi e con un centro di yoga e acrobatica per le donne, sempre a Gaza. Tutto è nato tra un primo incontro, tra la Palestra Popolare di Palermo e il Ciss, organizzazione attiva da 30 anni e che ha sede, appunto, a Palermo. In un primo viaggio sono andata a Gaza per una missione per il Ciss, ho effettuato uno studio sui bisogni del campo di varie palestre, ho incontrato la Federazione Nazionale di Boxe, insieme abbiamo identificato quali sono i punti di debolezza e di forza dello sport a Gaza e abbiamo posto le basi di questo progetto. Ho condiviso i risultati di questa mia missione con la palestra popolare di Palermo e con le due palestre di Roma coinvolte, che ci hanno aiutato molto nella raccolta dell’attrezzatura e dei materiali che abbiamo portato nel secondo viaggio».

 

boxe contro l'assedioLe due palestre di Roma sono la palestra popolare Valerio Verbano e la palestra popolare Quarticciolo. La prima fase del progetto si è realizzata lo scorso settembre, sono partiti due atleti della palestra popolare di Palermo, di cui uno, Giancarlo Bentivegna, è stato il primo pugile professionista ad entrare all’interno della striscia di Gaza dopo l’assedio: è stato un evento molto importante. Questa prima fase è stata conoscitiva, gli atleti hanno conosciuto i ragazzi e i coach palestinesi, si sono realizzati i primi training sia con i ragazzi sia con le ragazze, si sono approfondite quali sono le necessità degli atleti e di tutto il settore della boxe, soprattutto a Gaza. «Con il Comitato Olimpico palestinese e la Federazione di boxe abbiamo identificato una priorità: la formazione dei tecnici. In questa prima missione, gli atleti di Palermo hanno notato che i ragazzi hanno una forza e una determinazione senza uguali, ma manca la tecnica». Questo perché, essendo Gaza un luogo molto “chiuso” da cui è difficile uscire, è molto complicato ottenere i permessi e né gli atleti né gli insegnanti hanno l’opportunità di formarsi altrove né di confrontarsi con gli altri atleti, hanno una conoscenza dello sport molto rudimentale, nonostante ci siano tantissimi ragazzi che praticano la boxe. «Formare i coach significherebbe anche rendere la boxe un’attività sostenibile, continuare ad allenarsi da soli». Il sogno di questi atleti palestinesi è quello di arrivare, un giorno, alle Olimpiadi. Questo è l’obiettivo, a lungo termine, che il Ciss si è prefissato, insieme alle palestre popolari.

 

FORMAZIONE A DISTANZA E CROWDFUNDING. Dopo aver contattato la palestra popolare Valerio Verbano e la palestra popolare Quarticciolo di Roma, nel viaggio di settembre sono stati portati paradenti, paraseni, guantoni, fasce. Le attrezzature sono molto scarse: i ragazzi si scambiano i guantoni, tirano con un guantone per uno, i caschetti scarseggiano, mancano i colpitori. Le condizioni delle palestre sono molto precarie: non ci sono ring, i sacchi a volte sono arrangiati con gomme e copertoni. Con le palestre di Roma si è deciso di organizzare una seconda missione, lo scorso gennaio, alla quale hanno partecipato Giovanni Cozzupoli, tecnico federale Fpi della palestra popolare Quarticciolo, Giulio Bonistalli, allenatore Fikbms e atleta full contact, e Carlotta Bartoloni, atleta full contact, entrambi della palestra popolare Valerio Verbano.
«Nella seconda missione con i ragazzi, accanto ad allenamenti specifici, abbiamo lavorato in modo molto approfondito con i tecnici, con i quali si è deciso di costruire un programma di formazione, con la preparazione di schede tecniche e riprese video per iniziare una serie di follow up a distanza della prima formazione, fatta in presenza. I ragazzi di Roma si sono concentrati su questo, anche in previsione di una successiva missione di presenza, nella quale si toccheranno tutti i punti di debolezza sui quali è necessario un aiuto».

«Abbiamo contatti molto stretti con la Federazione palestinese della Cisgiordania e abbiamo incluso la palestra El Barrio di Ramallah nel nostro progetto, con questa struttura si sta cercando di capire la possibilità concreta di effettuare degli scambi, portando atleti palestinesi in Italia. Stiamo lavorando per portare in Italia un pugile e un formatore di Gaza, per allenarsi. Vogliamo contribuire a migliorare il settore della boxe palestinese, senza sottolineare le differenze tra Cisgiordania e Gaza, tenendo ovviamente conto delle diversità tra le due zone», racconta Valentina Venditti.

Si sta preparando una campagna di crowdfunding, per permettere di aiutare la ong Ciss a realizzare questo progetto, tutti i fondi raccolti andranno a sostegno di Boxe contro l’assedio, per l’acquisto delle attrezzature e per supportare l’attività della boxe di Gaza.

 

boxe contro l'assedio
Carlotta Bartoloni, atleta full contact della popolare Valerio Verbano di Roma

CARLOTTA E GIULIO, ROMANI A GAZA. «Entrare a Gaza è un’esperienza molto forte, conoscere persone che vivono in una situazione completamente diversa da quella che viviamo noi in Italia è indefinibile, le emozioni sono tante. C’è stato uno scambio reciproco, abbiamo dato tanto agli atleti e ai coach che abbiamo conosciuto, ma anche loro hanno dato tanto a noi. La gente di Gaza lavora, va all’università, fa sport, svolge una vita normale ma in una condizione di occupazione, quindi con la libertà molto limitata. Un’esperienza del genere ti fa porre tante domande, che nella vita di tutti giorni non ti fai, il confronto con una realtà così diversa è un’esperienza molto formativa anche dal punto di vista sportivo», dice Carlotta Bartoloni, atleta full contact della popolare Valerio Verbano di Roma. «Siamo partiti lo scorso fine gennaio, siamo stati sia nella palestra El Barrio di Ramallah e in 4 palestre dentro la striscia di Gaza. La situazione tra Gaza e la West Bank è completamente diversa: all’interno di Gaza le strutture sono inadeguate, la formazione dei tecnici è carente, mancano le attrezzature. La nostra presenza è stata una novità, ci hanno accolto con grande gioia, avevano la necessità e il bisogno di apprendere tutto quello che potevamo in quei pochi giorni. Ci siamo allenati con gli atleti e abbiamo incontrato i tecnici di Gaza. Abbiamo dato l’inizio ad un percorso da fare insieme. Avremmo dovuto incontrare anche dei gruppi di atlete, ma non è stato possibile perché non potevamo raggiungere la Middle Area nella Striscia di Gaza, per problemi sia logistici sia politici. Fuori la striscia, a Ramallah, invece ho avuto l’occasione e il piacere di fare sparring con Lisa, che si approcciava alla boxe da 6 mesi».

 

boxe contro l'assedio
Lisa si è avvicinata alla boxe da 6 mesi

Le persone che vivono fuori dalla Striscia di Gaza hanno modo di fare formazione, mentre chi è dentro la Striscia per uscire deve chiedere dei permessi che il più delle volte non vengono concessi. «Sono costretti a vivere nel più grande carcere a cielo aperto», continua Carlotta. «Lisa è stata molto contenta di potersi allenare con me, mi ha ringraziato molto. Per lei è stata una grande opportunità potersi confrontare con una donna sul ring, non ha modo di fare sparring con altre ragazze, quando si allena con gli atleti maschi tendono a tutelarla e a limitarsi durante la sessione di allenamento».

L’obiettivo della Federazione palestinese di boxe è quello di creare un collegamento molto forte tra la Cisgiordania e Gaza e portare qualche atleta alle Olimpiadi per raggiungere degli obiettivi molto più grandi e autodeterminarsi come paese portando in alto la bandiera palestinese. Questo al momento è possibile per gli atleti che vivono in Cisgiordania, ma è quasi impossibile per chi vive dentro la Striscia di Gaza.
«Nel viaggio non abbiamo potuto portare molto materiale con noi, tra i nostri obiettivi abbiamo anche quello di raccogliere nelle nostre palestre il materiale da portare nella prossima missione, la Striscia di Gaza ha una superficie di 340 metri quadrati, le palestre sono tante. Una terza fase del progetto prevede un viaggio, in futuro, in cui partiremo con un programma di allenamento e di formazione più strutturato, in base alle esigenze. Includiamo nella formazione anche la squadra femminile, che finora non abbiamo potuto conoscere».

«La situazione delle palestre e delle attrezzature inesistenti o carenti sono tali che, chiunque altro, nelle stesse condizioni, avrebbe raggiunto meno della metà delle loro capacità tecniche», dice Giulio Bonistalli, allenatore fikbms e atleta full contact della palestra Valerio Verbano di Roma. «C’è una mancanza di formazione a 360 gradi, sia dal punto di vista degli allenatori sia degli atleti, sia per quanto riguarda la salute sportiva e la nutrizione. Nonostante tutto, molti atleti esprimono un buon livello di pugilato e potrebbero partecipare a competizioni importanti, se venissero seguiti da coach con competenze maggiori e se avessero la possibilità di confrontarsi con il resto del mondo. Abbiamo tentato di girare più palestre possibili a Gaza, la situazione non è semplice, anche i ragazzi non riescono sempre ad avere una continuità di allenamento, a seconda delle zone e dei periodi ci sono anche bombardamenti. Gli atleti esprimono tutti un livello di motivazione molto alto, trasformano la rabbia in un’attività sportiva in cui scaricarsi, con le dovute grandi differenze abbiamo ritrovato la rabbia, la determinazione e lo spirito di volontà di molti atleti delle nostre palestre popolari di Roma».

 

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FOTO DI DANIELE NAPOLITANO

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