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Volontariato per la cultura

IL SUD PUÒ RIPARTIRE DALLA CULTURA. GRAZIE AL VOLONTARIATO

IL SUD PUÒ RIPARTIRE DALLA CULTURA. GRAZIE AL VOLONTARIATO

Dalla valorizzazione del territorio all'organizzazione di festival internazionali: così il volontariato crea capitale sociale e sviluppo

Il volontariato fa cultura in molti modi, anche se deve imparare a fare rete e a comunicare meglio. Questo articolo è tratto dal n. 2/2015 di VDossier, interamente dedicato al volontariato per i beni culturali e per la cultura.

Da almeno vent’anni il quadro del Mezzogiorno offerto da Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) è sempre più drammatico, “un urlo di dolore” – lo ha definito lo scrittore Roberto Saviano quest’anno – che denuncia il drastico declino demografico, l’esodo giovanile, gli altissimi tassi di disoccupazione e inattività, la desertificazione industriale, la presenza invadente della malavita organizzata, l’evasione fiscale, l’economia sommersa, lo sfruttamento dei braccianti italiani e stranieri, ma anche il disastroso stato della viabilità locale, dei trasporti pubblici e ferroviari, e dell’accesso ad internet ad alta velocità, l’assenza di cura, manutenzione e valorizzazione dei beni comuni (a cominciare dai beni culturali), la carenza e degrado dei servizi sanitari, la mancanza di servizi sia per anziani e non autosufficienti sia per l’infanzia, a partire dai tempi pieni scolastici, una carenza che contribuisce al divario nello sviluppo cognitivo tra bambini del Sud e del Centro-Nord. La denuncia dei mali del Mezzogiorno, solitamente spinge il discorso politico a concentrarsi sul tema degli investimenti mancati e da fare. Ma il crollo di ponti autostradali appena costruiti e l’incapacità di spesa di buona parte delle amministrazioni regionali, testimoniata dal mancato utilizzo dei fondi europei, o il loro utilizzo in progetti di nessun rilievo o inefficaci, segnala che non è solo, e neppure prin- cipalmente, una questione di mancanza di fondi né di un loro uso clientelare. Si tratta, piuttosto, della carenza da parte delle istituzioni pubbliche di capacità di individuare domande effettive, soggetti affidabili e precisi obiettivi di miglioramento duraturo o di attivazione e valorizzazione delle risorse, non solo finanziarie, e degli strumenti coerenti con quegli obiettivi.

Occorre ripartire dai territori

Non serve scrivere l’ennesimo piano straordinario calato dall’alto, ma è dai territori locali che occorre ripartire, sia per costruire dei meccanismi efficaci per selezionare una classe politico-amministrativa adeguata ai tempi, sia per affrontare i mali del Mezzogiorno. È nelle comunità locali – spesso proprio nei territori apparentemente più marginali – che si possono trovare soggetti attivi affidabili ed esperienze positive (vedi la mappa di Italia che cambia) che indicano come sia necessario e utile cambiare logica, passando da «un modello di potere predatorio», come lo definisce il sociologo Carlo Trigilia, cioè «il potere visto come appannaggio di chi lo esercita e non come strumento di servizio», ad un modello che punta sulla promozione e l’accompagnamento dei soggetti attivi responsabili, a cominciare dalle (spesso micro) organizzazioni non profit impegnate nel valorizzare i beni comuni.
Volontariato per la culturaVolontariato, associazioni, cooperative e imprese sociali, detengono un capitale di conoscenze e saperi difficilmente eguagliato da altre tipologie di attori e, grazie anche a scelte spesso coraggiose, rappresentano uno dei principali agenti di sviluppo e difesa della democrazia. Chi ha responsabilità di governo deve imparare ad ascoltare i cittadini, porsi l’obiettivo di ricostruire i rapporti di fiducia, dando spazio e dignità al lavoro delle moltissime forme associative che in questi anni hanno svolto i mestieri dello Stato, al posto dello Stato. Non bastano politiche di erogazione di denaro pubblico, ma ci vogliono istituzioni intelligenti, non autoreferenziali, in grado di mobilitare energie dal basso e dal sociale grazie alla capacità di valutare gli aspetti qualitativi, leggere e fare gerarchia dei bisogni, essere attente ai territori, promuovere, selezionare ed accompagnare i soggetti e i percorsi locali di sviluppo.
Un rinnovamento radicale della cultura politico-amministrativa che sarà facilitato se l’azione riformatrice si ispirerà a modelli già sperimentati con successo al Sud che, considerando il sistema non profit complementare e non sostitutivo rispetto a quello pubblico, lo valorizzano per raggiungere l’obiettivo di tradurre i bisogni sociali in progetti concreti e sostenibili di intervento. Si fa riferimento alle esperienze in atto legate ai cosiddetti Bandi Barca-Riccardi-Giovani per il Sociale e Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici, gestite dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio e a quelle della Fondazione con il Sud, che ha finora sostenuto oltre 700 progetti di infrastrutturazione socio-culturale realizzati da oltre 4.500 organizzazioni non profit. A livello regionale, si segnala il programma Bollenti Spiriti, attivato dalla Regione Puglia dal 2005 in cooperazione con associazioni culturali, educative ed imprenditoriali. È basato sull’idea che i giovani pugliesi siano una risorsa da valorizzare, non un problema da contenere, perciò li aiuta a partecipare alla vita attiva sostenendo azioni tese a migliorare le comunità locali, che si tratti di rigenerare edifici abbandonati per trasformarli in spazi collettivi, di realizzare idee di gruppi informali, di mettere in rete persone diverse e di fare impresa.

Esperienze glocal, una chance per i piccoli comuni

Negli ultimi anni si sono consolidate alcune esperienze locali frutto di alleanze virtuose tra amministrazioni e tessuti associativi locali tese a promuovere la cura, manutenzione e valorizzazione dei beni comuni, cioè di uno dei fattori chiave per la costruzione di solide reti comunitarie, beni materiali ed immateriali in cui una comunità si riconosce.

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La reggia di Carditello, recuperata grazie all’alleanza tra istituzioni e associazioni

La nuova connessione tra locale e globale sta dando una seconda chance a molti piccoli centri e c’è chi sta accettando la sfida proponendo nuovi modelli di rigenerazione e sviluppo. Tra queste esperienze si segnalano:

  • la Comunità Cooperativa Melpignano, raccontata ora nel libro La cooperativa perfetta (Editrice Missionaria Italiana, 2015) da Ivan Stomeo, sindaco del piccolo borgo salentino di 2.300 abitanti, dove nel 2011 è nata la prima cooperativa di comunità italiana che reinveste gli utili derivati da impianti fotovoltaici installati sui tetti (grazie ai quali i cittadini hanno l’energia gratis) e dalle “case dell’acqua”, in progetti per migliorare la vita del borgo;
  • il Farm Cultural Park di Favara, un centro culturale di nuova generazione con una forte attenzione all’arte contemporanea e all’innovazione; una comunità impegnata a inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere;
  • il recupero della Reggia di Carditello nella Terra dei Fuochi, grazie ad una virtuosa alleanza tra istituzioni (Mibact, Regione, Prefettura e Comune), associazioni e comitati locali dei cittadini.

Con gli eventi il volontariato fa cultura

Particolare rilevanza hanno le esperienze che danno rilievo al recupero e alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, tradizioni culturali, giacimenti enogastronomici, patrimoni dialettali, musicali ed identitari. È emerso un protagonismo sociale alimentato da associazioni e fondazioni locali che genera intelligenza territoriale, progetti di futuro e, soprattutto, un ricco circuito di eventi (e social networks sul web) caratterizzati da originalità, progettualità ed attenzione ai linguaggi della contemporaneità, ma con legami e radici profonde nelle tradizioni culturali dei loro territori.

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Il festival di paesologia di Aliano (Foto Andrea Semplici)

Ciascuno di questi eventi culturali muove decine di migliaia di persone che raggiungono le città e i paesi ospitanti, generando una domanda di ospitalità e consumi sui territori, alimentando valore economico e simbolico, ed evidenziando un Mezzogiorno che esprime voglia di partecipazione e crescita culturale. Un Mezzogiorno che ha ricevuto una consacrazione internazionale con la proclamazione di Matera Capitale Europea della Cultura per il 2019. Tra gli eventi più noti ci sono:

  • la Notte della Taranta, il più grande evento d’Europa dedicato alle musiche popolari che si svolge in vari comuni della Grecìa Salentina;
  • il Giffoni Film Festival (dal 2009 Giffoni Experience), un festival cinematografico di respiro internazionale dedicato ai bambini che si svolge a Giffoni Valle Piana;
  • Linea d’Ombra – Festival Culture Giovani di Salerno con eventi legati alla creatività contemporanea (cinema, videoarte&web, performing art, musica, graphic art);
  • il festival internazionale Time in Jazz di Berchidda, uno degli ap- puntamenti più apprezzati nel panorama nazionale della musica dal vivo;
  • il Calitri Sponz Fest in Alta Irpinia, una prolungata living performance all’aria aperta all’insegna della celebrazione della natura e dei suoi frutti, le cui scenografie sono i sentieri di campagna e le piazze dei borghi;
  • La luna e i calanchi – Festa della Paesologia ad Aliano, paese emblematico della “civiltà contadina” meridionale descritta da Carlo Levi;
  • il Palio del Grano a Caselle in Pittari, un laboratorio sociale che celebra tradizioni e radici contadine (frugalità, solidarietà, tutela dell’ecosistema e della biodiversità), ma anche l’innovazione applicata alla ruralità.

L’importanza di produrre capitale sociale

È evidente, come le esperienze qui richiamate dimostrano, che se si vuole un cambio di logica nelle politiche per il Mezzogiorno che sia in linea con le nuove prospettive di sviluppo offerte dai paradigmi della sostenibilità, green economy e green society, occorre che il tema dell’infrastrutturazione socioculturale venga messo al centro. Il non profit costituisce un elemento fondamentale della coesione sociale e contribuisce a generare il capitale sociale che è fatto di dimensioni assieme simboliche ed economiche.
La partecipazione attiva a forme associative crea condivisione di valori, unisce le persone e le comunità in una visione comune della propria esistenza e del futuro. Perciò, è necessario, oltre ad un riconoscimento del ruolo strategico del non profit da parte di istituzioni pubbliche liberate dal controllo di «una classe predatoria di mediatori che hanno usato le risorse del centro per fini assistenziali e clientelari» (Trigilia), che volontariato e Terzo settore siano in grado di acquisire una consapevolezza del loro ruolo politico più generale. Quando ci si mette con impegno totale e responsabile a risolvere i problemi reali, tenendosi legati ad essi, si fa qualcosa che non solo aprirà le strade della nuova politica, ma che ha già oggi incidenza politica, perché immette nella realtà cose nuove con le quali la vecchia politica deve fare i conti.
Volontariato e Terzo settore hanno bisogno di accentuare la loro capacità di fare rete, coalizione e alleanza per i beni comuni, di individuare e condividere obiettivi comuni e generali che, pur rispettando le specificità di identità ed esperienze, consenta di fare massa critica e proporre interventi di carattere complessivo. E devono sviluppare una maggiore attitudine alla comunicazione non banale con l’obiettivo di contaminare il contesto, rendicontando e promuovendo una riflessione critica su lavoro e risultati che quotidianamente realizzano. È sulla capacità del tessuto associativo in relazione a questi processi che nel prossimo futuro si gioca il ruolo e la funzione politico-culturale dei Centri di servizio del volontariato nel Mezzogiorno.

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