
2 GIUGNO, RETE PACE DISARMO: «PERTINI SOSPESE LA PARATA MILITARE»
Il 30 maggio a Roma una biciclettata nel nome della pace e della nonviolenza di Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci e Cgil Roma e Lazio che si inserisce in una serie di iniziative previste in tutta Italia per celebrare gli 80 anni della Repubblica con attività organizzate dal basso nei territori. Nicotra (Rete Italiana Pace e Disarmo): «La Festa della Repubblica, dovrebbe tornare ad essere come era stata concepita, una festa civile. Oggi che si insiste a parlare di riarmo e di guerre è fondamentale ricordarne il carattere pacifista»
29 Maggio 2026
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A Roma, il 30 maggio, ci sarà una biciclettata nel nome della pace e della nonviolenza organizzata dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci e Cgil Roma e Lazio. La partenza è alle 9 da Piazza Vittorio. Un evento che si inserisce in una serie di iniziative costituzionali, pacifiste, per il lavoro, i diritti, la difesa dell’ambiente, la solidarietà previste in tutta Italia per celebrare l’ottantesimo anniversario della fondazione della Repubblica con attività popolari, organizzate dal basso e nei territori ed «evitare», come scrivono in una nota le organizzazioni promotrici, che la ricorrenza del 2 giugno «sia ancora una volta sequestrata da parate militari».
Nicotra (Rete Italiana Pace e Disarmo): Pertini, il Presidente partigiano, sospese la parata militare
«Abbiamo convocato queste mobilitazioni per un giorno solenne: siamo all’ottantesimo anniversario della vittoria nel referendum della Repubblica sulla monarchia» commenta Alfio Nicotra, Coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo. «Le donne, che votavano per la prima volta, e gli uomini si liberarono da una monarchia che aveva dato all’Italia la dittatura fascista, le leggi razziali, diverse guerre coloniali e due guerre mondiali. Con quel voto e la partecipazione di oltre il 92% degli aventi diritto, il popolo italiano volle impossessarsi del proprio destino e voltare pagina. Votarono anche l’Assemblea costituente, che diede vita alla Costituzione. Che all’articolo 11 recita che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, oltre a ribadire che siamo una Repubblica fondata sul lavoro e sui diritti fondamentali delle persone, sulle libertà di stampa ed espressione, del diritto alla scuola e all’ambiente». «È per questo che da tempo riteniamo che la Festa della Repubblica, che è una festa civile – non è stata vinta nessuna campagna militare – dovrebbe ritornare ad essere come era stata concepita» continua. «Dovrebbe essere una festa civile, tutti in abiti civili, anche i militari. Un momento di festa nazionale. Invece c’è la parata militare, che Pertini, il Presidente partigiano, nel suo settennato sospese, dando un forte segnale. Sarebbe opportuno che lo si facesse anche stavolta. Ma abbiamo visto che sono predisposti, già da settimane, i Fori Imperiali per questo tipo di marcia, abbiamo visto i manifesti del Ministero della Difesa, ed è strano che la festa della Repubblica venga ricordata solo da questo ministero e non della Presidenza del consiglio. Il Comune di Roma, come molti altri, ha affisso manifesti che ricordano le madri costituenti. La festa delle forze armate notoriamente è il 4 novembre. Questa è un’appropriazione indebita. In questo momento in cui si insiste a parlare di riarmo, di guerra come igiene del mondo, crediamo che sia fondamentale ricordare il carattere pacifista. Quel “ripudia” non è solo un rifiuto, è qualcosa di più forte. Si ripudia qualcosa con cui si ha un legame di sangue, a cui era naturale stare accanto. I costituenti dissero mai più alla guerra. E quel mai più in questi anni è stato tradito troppe volte».
La bicicletta, alternativa al petrolio, e mezzo delle staffette partigiane
Sabato 30 maggio a Roma invece dei carri armati e dei soldati allora sfileranno le biciclette, come le staffette partigiane, per dire a tutti che l’Italia ripudia la guerra e riconosce il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione e all’ambiente. La bicicletta è anche il mezzo forse più antitetico al carrarmato.
«La bicicletta è un’alternativa alle fonti fossili» commenta Nicotra. «Siamo in una fase di profonda crisi energetica del modello che fino ad oggi si è imposto: bisogna uscire dalla dittatura del fossile. Siamo il Paese del sole, del vento, dovremmo essere il Paese delle energie innovabili. Ma in questi anni si è avuta un’offensiva ideologica contro le rinnovabili, adagiandosi sul gas, sul petrolio. E con la crisi russa-ucraina e poi con il blocco dello stretto di Hormuz questo sistema è collassato. Se avessimo investito in energie rinnovabili oggi avremmo sicuramente una crisi, ma avremmo retto molto meglio. Per questo il recupero della bicicletta, che è il mezzo delle staffette partigiane, che erano in larga parte donne, ragazze, che a rischio della propria vita portarono informazioni e documenti ai vari gruppi partigiani. Anche tramite quello strumento non violento della Resistenza civile si è combattuto contro l’occupazione nazifascista del nostro Paese».
Alle 9 a Piazza Vittorio con Ascanio Celestini e Giuseppe Cederna
La biciclettata parte alle 9,00 a Piazza Vittorio con le letture di Ascanio Celestini, Giuseppe Cederna, Maria Lomurno, Lorenzo Gioielli e rappresentanti dell’ANPI e delle associazioni e arriva a Porta San Paolo, dove interviene la staffetta partigiana Luciana Romoli. Lungo il percorso di saranno delle tappe in luoghi significativi: Spin Time, la Torre dei Conti, l’Ospedale San Giovanni e la Fao. «Piazza Vittorio è per antonomasia la piazza multietnica, l’incontro tra popolazioni che provengono da Paesi diversi» spiega il coordinatore. «Spin Time quel giorno ospita un importante convegno sull’Africa da parte dei missionari comboniani, che prenderanno parola. Soprattutto sulla terribile guerra del Sudan, la guerra dimenticata, 250mila morti in 2 anni, 14 milioni di sfollati, la più grande catastrofe di questo secolo insieme a Gaza. Spin Time è un luogo occupato, liberato, sotto minaccia di sgombero, che ha visto eventi d’incontro tra il Vaticano e i movimenti sociali. La Torre dei Conti è quella che ha visto l’episodio del tragico crollo della torre mentre un lavoratore, che doveva già essere in pensione da anni ma era costretto a lavorare, è morto. Ci saranno interventi dei suoi colleghi e dei sindacalisti. Ci sposteremo all’Ospedale di San Giovanni nel nome di “Sì welfare, no warfare”. Le spinte al riarmo che il governo, l’Europa e Trump ci vogliono imporre, non saranno gratis. Avverranno reperendo risorse dalle spese sociali. Si parla di sicurezza: per noi la sicurezza della salute viene prima di altre Andremo alla Fao, organizzazione sotto attacco da parte degli Stati Uniti di Trump, che ha tagliato fondi che non erano regalie o carità date al sud del mondo, ma sono – in base alle risoluzioni dell’ONU – una forma di risarcimento per il dolore inferto dall’occidente nei secoli con lo schiavismo e il colonialismo. Infine arriveremo a Porta San Paolo, il luogo dove è nata la Resistenza italiana».
La sveglia della Generazione Gaza
Tante persone sfileranno insieme con l’urgenza di mettere fine alle guerre in Ucraina, Palestina, Sudan, Iran, ovunque. Alfio Nicotra chiude con una riflessione sulle leggi razziali. «Sono di attualità visto le chat di alcuni partiti di maggioranza relativa che dimostrano come l’antisemitismo alberghi ancora nei meandri di questa storia volutamente non affrontata» ragiona. «Le leggi razziali furono figlie del fascismo e del Re cacciato dal referendum del 2 giugno. E invece l’accusa di antisemitismo viene usata in modo strumentale contro chi critica l’occupazione israeliana in territorio palestinese, facendo confusione tra antisionismo e antisemitismo, critica a Israele e critiche alla religione ebraica. Mi pare importante che questa Generazione Gaza, e in bicicletta ci saranno diversi ragazzi e ragazze, siano con noi e abbiano dato una sveglia alle generazioni più anziane, dimostrando che invece che stare sul divano a fare gli spettatori si uno o più genocidi in atto sul pianeta occorre sbattersi, scendere in piazza, parlarne, cercare di portarle nei luoghi di studio e di lavoro. E far sì che i popoli possano fermare questa follia della guerra».






