
ABUSI SUI MINORI, ABO LOHA: «FARE SISTEMA PER PREVENIRE CON L’EDUCAZIONE»
Mentre i dati preoccupano, un incontro a Roma promosso da Ecpat Italia a partire da una domanda: come rafforzare in modo strutturale contesti educativi e comunità educanti per prevenire l’abuso su bambini e adolescenti? Angela Verdecchia, Rete Studenti Medi: «Si agisce sulla parte punitiva invece di concentrarsi su processi educativi, su consenso ed emotività. L’educazione sessuoaffettiva è dirimente»
06 Maggio 2026
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L’incontro Dalla frammentazione all’integrazione. Nuovi modelli di tutela dei minori, promosso dalla senatrice Susanna Camusso in collaborazione con Ecpat Italia, è stata un’occasione di riflessione e di confronto intorno a un tema: come rafforzare in modo strutturale le capacità dei contesti educativi e delle comunità educanti nella prevenzione dello sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti.
Il convegno si è svolto in occasione della Giornata nazionale di contrasto alla pornografia e alla pedopornografia a Roma. «Ecpat è una rete internazionale di organizzazioni della società civile, presente in oltre 100 Paesi, impegnata nella protezione di bambine, bambini e adolescenti da ogni forma di sfruttamento sessuale, online e offline, in tutto il mondo», ha detto in apertura Luca Attanasio, esperto di geopolitica e membro del direttivo Ecpat. « È quanto mai importante fare rete. I dati che generano malessere iniziano ad essere molti. Il primo è quello relativo ai maltrattamenti, in aumento. In base ai dati più recenti del 2026, la terza indagine Ageha Istat (studi sui maltrattamenti ai minori) ha registrato una crescita del 58% dei casi di maltrattamento, in tante forme». La forma prevalente è il neglect (trascuratezza), subita dal 37% dei minori. Nell’87% dei casi, il maltrattante appartiene alla cerchia familiare ristretta.
«Nel 2025 sono stati identificati 8.213 minori vittime di abusi (in aumento, i reati nel 2024 erano stati 7200). Parlando di adescamenti e pedopornografia, il sistema di contrasto ha gestito 2.574 procedimenti ed effettuato 222 arresti», ha proseguito Attanasio. «Si è registrato un aumento dei reati online del 63%, per la pornografia minorile, e del 36% per la detenzione di materiale pedopornografico. Le vittime di tratta costrette ad attività criminali sono passate dall’1% del 2018 al 17% del 2024».
Investire sulla prevenzione con un approccio sistemico
«Quello che vogliamo provare a fare oggi è suggerire un cambio di sguardo nei confronti del fenomeno dello sfruttamento sessuale», ha affermato Jasmin Abo Loha (ECPAT Italia). «Dobbiamo provare a porci in maniera differente, non possiamo più pensare di trattarlo considerando i casi isolati. Pensiamola come un prisma, che ha facce differente, come sono i contesti sociali, economici, il mondo del digitale e altro ancora. I numeri parlano chiaro, ma consideriamo che gran parte di questo ambito rimane sommerso. Abbiamo uno strumento che abbiamo sfruttato poco in questi, anni: la prevenzione. Che apre un tema di ordine economico: quanto si investe nella prevenzione è sempre molto meno di quanto si spende nelle azioni di contrasto». Abo Loha ha sottolineato che «per fare prevenzione attraverso l’educazione ci vuole un approccio sistemico. Occorre mettere in relazione tutti i soggetti che hanno un ruolo principale nel percorso di crescita dei minori, e bisogna coinvolgere i minori stessi. Tutto questo può funzionare solo se partiamo dall’ascolto dei minori».
Rotondi (Con i bambini): «Servono comunità educanti, continuità, un approccio promozionale»
«Vorremmo che tutti i progetti diventassero dei processi perché a mano a mano si evolvono, cambiano i bisogni», ha detto Simona Rotondi, Impresa sociale Con i bambini, che dal 2016 ha investito oltre 800 milioni di euro in 890 progetti, con 15mila organizzazioni coinvolte, 700mila destinatari diretti, nella fascia d’età da 0 a 18 anni. «Il tema dell’integrazione e dei modelli è molto caro a Con i bambini. Un vero processo educativo deve cambiare in base ai bisogni collettivi. Se c’è una cifra distintiva, un elemento cardine che ha caratterizzato tutti i progetti è il tema della comunità educante. Riteniamo che, davanti alla vulnerabilità e alla povertà educativa e di linguaggi, di spazi, per poter esprimere il proprio progetto di vita, non basta un servizio e non basta un solo attore. Ci vuole un contesto educativo favorevole che promuove il benessere dei ragazzi.
«Servono tre elementi oggi. Il primo, una comunità educante che deve essere cosciente di avere una funzione, deve essere predisposta. Allenatori, baristi, catechisti: quanti sono coscienti di avere una funzione educativa?», ha proseguito Rotondi. «La prossimità è importante: per proteggere bisogna conoscere i minori. Secondo elemento è la continuità: ogni forma di fragilità si concretizza grazie alla presenza costante nel tempo di adulti significativi. Infine, l’approccio, tra 0 e 18 anni in Italia, dal punto di vista educativo, prevale l’approccio protettivo su quello promozionale. Questo è il punto per cui dobbiamo interrogarci su perché c’è un problema di salute mentale. La forza di un ragazzo di crescere è data dal fatto di cadere e rialzarsi. Bisogna intervenire sul contesto per cambiare traiettorie di vita dei giovanissimi, finanziare funzioni di coordinamento e di regia, e anche figure professionali: community manager e mediatori all’interno di contesti strutturati. Bisogna non solo attivare la rete ma serve manutenzione per farla durare». Rotondi ha concluso affermando che «Stato e Terzo settore devono dialogare in tema di sussidiarietà ma non in termini di sostituzione».
Verdecchia (Rete degli Studenti Medi): «L’educazione sessuoaffettiva penso che sia fortemente dirimente»
Della necessità di un lavoro strutturale ha parlato anche Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. «Bisogna fare un ragionamento di lungimiranza per creare una rete di contatto tra le varie realtà educative. Non si sta facendo un lavoro strutturale, si agisce sulla parte punitiva, ma per creare una società di cura verso i più giovani bisogna concentrarsi sull’istituzione dei processi educativi, che non siano solo caratterizzati da norme severe ma sul consenso, sull’emotività», ha proseguito, «per poi poter riconoscere situazioni di crisi traumatiche. Se non ci vengono dati strumenti minimi per acquisirli è difficile riconoscerli. L’educazione sessuoaffettiva penso che sia fortemente dirimente». «La prevenzione più profonda non nasce dalla paura dell’altro ma dalla consapevolezza di se stessi. Rispettare i propri confini significa dotarli di una bussola interna», ha detto Cristina Chiappa (Omep Italia).
«La vera sfida è riuscire a creare ponti, guardare e riconoscere ciò che non va e trovare soluzioni. Credo che questo sia il cuore del lavoro di chi è a contatto con i minori. Non abbiamo più l’acutezza visiva di riconoscere i segnali e dobbiamo lavorare per coltivare un terreno fertile per diventare linee guida per i minori, saranno loro stessi a portare cambiamento». A parlare così è stato Simone Padovani (ECA Global/Justice Initiative), che ha sottolineato «l’importanza di scambiarsi best practices».
Creare politiche sostanziali
«Non è che cultura, politica e pratiche appartengono a qualcuno. Tutti dobbiamo occuparcene», ha detto Gianluca Cantisani (Movi, Rete Scuole Aperte e Partecipate). «Come Movi, posso ribadire che le reti servono a creare ponti, ma non è semplice: uscire dalla visione del mio non è facile. La Rete scuole aperte e partecipate è possibile grazie a 40 associazioni di genitori che si sono presi cura di fare quello che serve. Le scuole sono spazi pubblici che diventano beni comuni, in quei luoghi avviene l’integrazione, si recupera la frammentazione del mattino e la si integra con ciò che accade nel pomeriggio, che viene dal territorio, dalle istituzioni, dai genitori. È ciò che si chiama amministrazione condivisa, è una pratica che indica anche una politica».
«Dobbiamo essere capaci di creare delle politiche sostanziali, di creare dei livelli di sistema molto ben organizzati», ha concluso il presidente di Ecpat Italia Ivano Abbruzzi. «Ma ci dobbiamo ricordare che la salute, il benessere e i diritti di un bambino o di una bambina devono essere il nostro faro».






