AMATRICE, L’ASSOCIAZIONE LA VIA DEL SALE UN ANNO DOPO

L'ultima casetta di legno l'hanno consegnata ad Ottobre, ora bisogna pensare al riscaldamento. Prevista anche una mappatura delle zone colpite dal sisma

di Mirko Giustini

Proseguono le attività dell’associazione La Via del Sale ad Amatrice. A distanza di un anno siamo tornati a vedere come se la cavano i sessanta giovani, tra i venti e i trent’anni, che sin dai primi giorni dopo le prime scosse hanno portato beni di prima necessità ai terremotati. Al posto di Elisa Aloisi, la giovanissima presidente, troviamo Valerio Capraro, eletto pochi giorni fa al suo posto e in attesa della registrazione dal notaio per essere operativo.

 

Dottor Capraro, come sta procedendo la ricostruzione?
Le Soluzioni abitative d’emergenza consegnate sono solo il 40% o 50% di quelle promesse. Più della metà delle persone colpite dal sisma vive ancora in alloggi provvisori. Oggi l’emergenza abitativa ha lasciato il posto al bisogno di riscaldare gli spazi. Come associazione abbiamo dato vita al progetto Riscaldiamo Amatrice, con il quale distribuiamo stufe a pellet a chi vive, per il secondo inverno consecutivo, in rifugi di fortuna.

 

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La consegna della casetta di legno ad Aurora e la sua famiglia

Siete riusciti a consegnare qualche casetta?
Il progetto Una casetta per Amatrice ci ha visto attivi fino a fine 2017. L’ultima casetta su ruote l’abbiamo consegnata a ottobre. Con la prima c’era stato contestato verbalmente un abuso edilizio. Sottolineo verbalmente perché non abbiamo ricevuto alcuna denuncia ufficiale. La legge 380 del 2001 afferma che in condizioni di emergenza si può ricorrere a strutture temporanee per un massimo di 90 giorni, prorogabili finché la crisi non è stata risolta. In tutto abbiamo donato 31 casette su ruote a 31 famiglie, aiutando 22 disabili e 20 bambini. Un risultato reso possibile dalla solidarietà di tanti italiani e non solo. Molte donazioni infatti ci sono arrivate anche dall’estero. Posso aggiungere un’altra cosa?

 

Prego.
Nel 2017 siamo riusciti a costruire una casa vera e propria, non provvisoria, utilizzando un terreno incolto. Ci abita la piccola Aurora, una bambina disabile, che soffre di una sindrome molto rara. La malattia le rende impossibile camminare, mangiare e comunicare. Prima del nostro intervento ha abitato per un anno in una roulotte. Per lei abbiamo raccolto circa 85mila euro. Con questa cifra le abbiamo realizzato una casetta in legno di 66 metri quadrati, antisismica e con garanzia maggiore di 50 anni. L’abbiamo pagata 1315 euro al metro quadro, meno delle casette provvisorie fornite dallo Stato, che secondo una stima costerebbero 1650 euro.

 

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« Grazie a Riscaldiamo Amatrice distribuiamo stufe a pellet a chi vive, per il secondo inverno consecutivo, in rifugi di fortuna ».

Secondo lei a cosa è dovuta questa differenza?
Nessuno può rispondere con precisione a questa domanda. La mia personale opinione è che i vari passaggi abbiano fatto lievitare i prezzi e che si sia sottostimato il costo della fondazione di una casa. Oltre a fornire l’immobile occorre allacciarlo alle fogne, alla rete elettrica e a quella idrica. Sono spese non indifferenti.

 

Come associazione che progetti avete per il futuro?
Tra marzo e aprile realizzeremo la prima mappatura completa e precisa delle zone colpite dal terremoto di Amatrice. I fondi necessari li abbiamo già reperiti. Intendiamo bussare, letteralmente, camper per camper, casetta su ruote per casetta su ruote. Vogliamo capire qual è la situazione a livello demografico. Chiederemo quali sono i bisogni delle persone, perché nessuno lo sa di preciso. I dati che raccoglieremo ci saranno utili per progettare iniziative mirate, a misura dei fabbisogni dei destinatari. È chiaro che le persone che andranno a sviluppare la mappatura non saranno dei volontari. Di conseguenza saremo in grado di creare nuovi posti di lavoro. La filosofia di fondo è di lavorare non più sulla grande emergenza ma sulle piccole emergenze. Perché i bisogni cambiano con il tempo. Di volta in volta andremo a capire qual è la mancanza e cercheremo di coprirla come possiamo.

 

Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook dell’associazione La via del sale.

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